Marianne Vos ancora

L'olandese della Rabobank (femminile) stravince ancora il Giro-Donne. Continua l'emorragia di vittorie italiane, che perdura da tre edizioni.

Marianne Vos ancora
Marianne Vos ancora

L’edizione numero 23 del Giro femminile si è chiusa con le bastonate ciclistiche di Marianne Vos al resto della banda. L’olandese ha suonato tutte, concedendo il bis dopo l’affermazione dello scorso anno, non solo come risultato finale ma anche come supremazia durante la corsa. Un Giro che nel concreto è durato solamente quattro giorni visto che il percorso sembrava disegnato apposta per decidere la classifica nella prima metà, allungando il brodo nella seconda parte. Non così difficile nel suo complesso, era per questo aperto a più atlete che per la maggior parte sono rimaste però a vedere cosa faceva l’olandese, e quindi decidere di conseguenza come impostare il rispettivo modo di correre. La strada più corta per arrivare seconde. Anche in questa edizione nessuna italiana ha vinto una tappa. Come risultato è disastroso, visto che parliamo di 34 (si, trentaquattro) frazioni consecutive. Se cerchiamo un’italiana vestita di rosa, anche per un solo giorno, dobbiamo andare all’edizione vinta da Fabiana Luperini nel 2008. Era un Giro che sorrideva alle velociste, con almeno quattro frazioni per loro, e che ha ospitato una cronometro ridicola pensando a delle cicliste elite. Infatti i già otto chilometri della presentazione sono diventati 6,5, rendendo il tutto una specie di cronometro da juniores travestita da crono-elite. Dietro alla Vos c’è stata la conferma della britannica Pooley, a cui manca sempre una salita per l’arrivo e una carabina per la Vos. Terza la statunitense Evelin Stevens, che si è imposta nella 3^ frazione (Vernio – Castiglione dei Pepoli), e che con la Pooley è stata una delle poche a non stare sempre a guardare se la Vos aveva voglia o no di far qualcosa.

Si scriveva della Luperini, ultima “rosa” del Giro per l’Italia, e ci ritroviamo con lei come miglior italiana della classifica. Non sai se dirle brava o vederla grigia pensando alle altre nostre ragazze. Optiamo per la prima delle due, cercando di non pensare che dobbiamo ad una 38enne la soddisfazione di vedere italiano in classifica entro le prime cinque posizioni. Ha fatto vedere buona volontà la neo-tricolore Giada Borgato, arrivata di botto tra le atlete di rilievo dopo la vittoria tricolore a Pergine Valsugana. Molto brava Elisa Longo Borghini (maglia bianca) sulla quale buttiamo gli occhi per il domani con una certa attenzione, assieme alla Ratto, e citiamo in bene la voglia di fare di Valentina Bastianelli che ormai non aspetta altro di vedere abbassata la bandiera del via per partire in fuga, ne azzeccassi una benedetta ragazza! Tra le straniere – che di altre italiane parliamo tra poco – ottima la corsa del Gruppo Sportivo Fantasmi grazie a Nicole Cooke e Claudia Hausler sugli scudi, con quest’ultima che nel giro di due stagioni si è persa, pensando ha come aveva vinto il suo Giro. Ina Yoko Teutemberg e Judith Andt non sono più cicliste che fanno la differenza, a meno che non “imbrocchino” la giornata buona, mentre è stata brava Emma Johansson che non è una fuoriclasse ma “è sempre lì” a render dura la vita a tutte, Vos compresa. Svetlana Bubnenkova non si sa cosa faccia ancora in gruppo vedendone il rendimento (era nella lista partenti, quindi almeno li la si trovava), e una menzione ci sta per la ventiquattrenne australiana Tiffany Cromwell che ha vinto con un distacco forse record la Polesella-Molinella, aiutata dal comportamento rinunciatario delle principali velociste che han buttato nella polvere un’occasione d’oro. Penalizzata da un caldo vigliacco durante la sua azione, quest’ultimo non le ha impedito di tener duro e farsi oltre 100 chilometri di fuga arrivando con 8’33” di distacco sul gruppo!  

E adesso iniziamo a buttare qualche badilata di sale sulle ferite. La Berlato non si è vista agli onori delle cronache, vai a sapere se a Napoli è partita. Valentina Scandolara si è vista poco – un secondo posto nella quinta frazione – ma a 22 anni possiamo aspettare ancora un pochetto, che sennò a ‘ste ragazze passa giustamente la voglia e tanti saluti bicicletta. Tra quelle che ormai non hanno scuse Monia Baccaille, Giorgia Bronzini e Marta Bastianelli sono rimandate a settembre (scusate il gioco di parole, giusto Salvoldi?), ma certo dalla Baccaille ci si aspetta di più. Marta Bastianelli ha perso il fisico minuto di qualche anno addietro, e adesso patisce le strade che salgono. Non va forte a cronometro, ma tanto al Giro la specialità contro il tempo sta diventando simpatico ricordo. L’abbiamo vista durante la Modena – Salsomaggiore dentro un gruppetto di fuggitive e in un’intevista pre-corsa l’ultimo giorno. La Bronzini aveva un Giro ottimo per le occasioni che vi si presentavano (leggi; volate) ma non ha combinato che poco, e dispiace della ridicola rinuncia ad inseguire la Cromwell nella 5^ tappa, grazie al pensiero del mal comune mezzo gaudio. Conoscendo la Ziliute immaginiamo una “calda” serata nel dopocena in quel di Molinella. La Cantele poteva in questo Giro fare trio con la Cooke e la Hausler. Da quattro stagioni viene sempre considerata una delle nostre migliori ragazze, ma a livello Giro possiamo ricordarla solo come l’ultima vincitrice italiana di una frazione (2009). Una certa ciclista italiana di cui ricordo il nome, Guderzo Tatiana, ha corso come l’anno passato sperando che la gatta scendesse dal tetto. La storia finisce con la gatta che muore di stenti sulle tegole, quindi non sarebbe male se qualcuno glielo dicesse. La bionda marosticana aveva pedalato bene nella ridicola cronometro capitolina, e non era una sorpresa vista la bella vittoria nella prova tricolore a cronometro, ma il suo Giro è finito nella Vernio – Castiglione dei Pepoli, che vuol dire al 3° giorno di gara. Ha portato avanti una reazione il giorno successivo nella Montecatini – Montecatini Alto arrivando terza, ma siamo sempre lì ad aspettare cosa fan le altre. Se ti butti all’attacco quando stai sotto di due gol, non pretenderai mica di sentiti dir bravo per caso? Perché se è così stiamo freschi. W la Tati, ma il suo Giro è stato al di sotto delle attese perché le qualità ci sono.

Due righe per la corsa più importante del calendario internazionale. Lo “stile sagra” non è mancato nemmeno quest’anno tra l’entusiasmo generale. A furor di popolo abbiamo rivisto “l’uomo cartello” con il noto cartoncino 50x35 a segnalare i chilometri mancanti. Sempre bella poi l’idea di fare scritte nere su sfondo ciclamino scuro, in modo da azzerare la visibilità su quello che è scritto. Per non dimenticare l’entusiasmante segnalazione (di cosa non si sa perché non si leggeva un’accidente) nella 3’ tappa, con un cartello piantato a bordo strada in mezzo all’erba alta più del cartello. Ma d’altronde siamo alla cosa più importante del calendario, quindi è giusto che le ragazze se la sudino. Cosa ti costa spendere 30 euro una volta per fare cartelli visibili e grandi come Dio comanda, che a meno non li usi per le infiltrazioni sulla cuccia del cane ti durano anni? Nella prima frazione (Napoli – Terracina) siamo agli ultimi chilometri della tappa con il gruppo intorno ai 50 all’ora. Le ragazze devono sfiorare di un pelo delle vetture accostate a bordo strada alla Spera in Dio. La moto addetta alla sicurezza non si è messa prima della vettura per segnalarla per tempo, ma stava sull’altro lato a far cosa non si sa. Bene. La cronometro di Roma era di una tristezza da maglia rosa per la lunghezza, questione già toccata, e per l’assenza di pubblico lungo il percorso. Quella volta che riesci ad ottenere l’autorizzazione per portare la carovana rosa in una città come Roma devi sfruttarla di più. Sembrava il Giro del Sahara, ma almeno lì forse ci trovavi un paio di beduini sbronzi che magari tiravano qualche schioppettata in aria per vivacizzare il tutto. 

Dopo tante cose che non vanno – eh si, sono proprio cattivo – torniamo a sorridere grazie a loro. Si, lo so che li aspettavate, ebbene sono tornati. La RAI ci ha propinato ancora Piergiorgio Severini, detto anche; “L’alcool non è compatibile con la nostra telecronaca” (Sarnico – Bergamo). Infatti per la dinamica coppia Severini-Martinello la camomilla era certamente la bevanda più consumata. Mamma RAI ha ormai concesso un ottimo spazio all’evento con 45 minuti all’ora di cena. Mica poco. Ma se mi fai sintesi che mi fanno vedere 12 cicliste in fuga, che nell’arco di mezzo secondo si dissolvono come fantasmi e diventano un gruppetto di tutt’altre cicliste a poco dalla fine, buonanotte al piffero. Esemplare la 3^ frazione con la sintesi saltata avanti tutta d’un botto di decine di chilometri. A cornice di tutto, gli ormai consueti suoni di sottofondo per creare l’atmosfera, con transenne che vengono trascinate sull’asfalto e colpi di martellate ad impreziosire il confezionarsi della telecronaca (una sera invece c’erano i grilli in sottofondo, ma questo capitò anche l’anno passato). Sul sito del Giro-donne si scrive di emozioni uniche, con Marianne che parla di un pubblico che non ha eguali per calore. Okay.