Guardini super allo sprint

Il giovane velocista della Farnese è sublime in volata e a sorpresa precede Cavendish, Ferrari, Hunter e Haedo. Era l'ultima possibilità per le ruote veloci: ora ci sono solo montagne in vista della finale cronometro milanese di domenica.

Guardini super allo sprint
AP Photo

Da dilettante ha vinto tutto ciò che un velocista può vincere. Passato professionista, nel 2011, non sono mancate le soddisfazioni. Ma Andrea Guardini soffre anche un cavalcavia: se la strada si alza sotto le ruote, si stacca inevitabilmente. Il penultimo posto nella classifica generale parla da solo. Ma ha soli 23 anni. Sta facendo esperienza, come si è soliti dire. Eppure lo hanno già ribattezzato il “Cavendish italiano”, il “nuovo Cipollini”. Calma e gesso: diamo tempo al tempo. Oggi, però, è stato il più forte, indubbiamente. Forse il più fresco. Ha vinto una volata pulita, limpida, netta. Possiede una progressione eccezionale, un cambio di ritmo dirompente. E sul traguardo di Vedelago è stato determinato, tendente al rabbioso: ha dato spallate per non mollare la ruota giusta, ha anticipato la volata perché è probabilmente l’unico modo per battere Cavendish. Ha avuto ragione.

CAV SOTTOTONO - Dicono che sia una tappa di trasferimento: l’ultima possibilità per i velocisti, prima che si scateni l’inferno del weekend (si scaleranno Manghen, Pampeago due volte, Mortirolo, Stelvio). Eppure la media mantenuta in gruppo non dista dai 50 orari: non si respira poi tanto. Le fughe si susseguono fino agli ultimi chilometri: ma le squadre degli sprinter superstiti (i più tosti dopo le fatiche delle Dolomiti) non danno scampo. Pagani, Clement, Boaro e De Negri sono ripresi a un passo dal traguardo volante che concede i punti per la maglia rossa: il team Sky del campione del mondo, alle spalle, è una massa di leoni che rimonta sulle quattro gazzelle spaurite. La “menata” è così forte che il plotone addirittura si fraziona. Cavendish prende punti, vuole arrivare in “rosso” a Milano (in graduatoria è insidiato da Rodriguez). Ma il suo, forse, è uno sforzo insensato che ne limita le energie nella volata finale. Che è quella importante.

DOMANI TAPPA FONDAMENTALE - A gruppo compatto, ai -60, parte un’altra corsa, parte un’altra fuga. Viene ripresa. Poi ne partono altri quattro. E’ un tira-e-molla senza fine. Resistono fino ai -4 dal traguardo Delage e l’inossidabile Bak, già vincente a Sestri Levante. La lotta dei treni dei velocisti è furibonda, come sempre. Ma Guardini, 23 anni a giugno (e si vede nel volto gentile), è splendido nel finale. Vince senza che nessuno possa affiancargli la bicicletta. Cavendish gonfia le mascelle di rabbia, si lascia andare ad un gesto di disappunto. E’ arrabbiato con se stesso. E’ un bambino a cui è stato tolto il giocattolo preferito, che è la vittoria. Forse “Cannonball” ha patito più di altri le Dolomiti di ieri. Forse Guardini è stato semplicemente migliore. Ora i velocisti peneranno su un terreno che a loro non si addice per nulla. Domani e sabato tocca ai big. Per dare una sterzata a questo Giro che un padrone ancora non ha.