La riscossa di Kreuziger, strepitoso Hesjedal

Sull'Alpe di Pampeago vince il ceco dell'Astana, dopo 198 km. Hesjedal giunge secondo e guadagna secondi su tutti i rivali. Rodriguez è terzo e mantiene la rosa, poi Scarponi, Basso e Uran. Domani Mortirolo e Stelvio.

La riscossa di Kreuziger, strepitoso Hesjedal
La riscossa di Kreuziger, strepitoso Hesjedal

Ryder Hesjedal, forse, mette le mani sul Giro. Perché, tra i big, oggi ha dimostrato di essere il più forte in salita. Perché domenica, a cronometro, rifilerà circa un minuto a tutti coloro che lo insidiano. Perché, a Pampeago, pedala più fluido degli altri, perché il suo viso è il meno scavato, perché la smorfia si trasfigura in un sorriso. Hesjedal sbottona il Giro abbottonato, spalanca le porte di un Giro bloccato. Rompe gli equilibri e pone un’ipoteca sulla rosa. Forse. Chi l'avrebbe mai detto, il 5 maggio. Basso, ancora una volta, spreme la sua squadra, i suoi tanti soldatini in verde. Ma cede alle accelerazioni altrui: si comporta da padrone del Giro, quando padrone non è. E mai lo è stato, per due settimane e mezzo. Scarponi è bravo, è generoso: scatta tre volte e fa una giusta selezione. Però Hesjedal si accuccia perennemente alla sua ruota, lo affianca addirittura per fargli capire che c'è. Purito Rodriguez ha una buona gamba, soprattuto è intelligente, si gestisce e limita i danni: conserva la rosa per soli 17’’. Pozzovivo non ha la forza e il carisma per far saltare il banco, ma è lì con i migliori. A vincere stremato sul traguardo, però, è il bistrattato Roman Kreuziger: dopo il naufragio di Cortina, staccato di 11', risale gli abissi e si impone a Pampeago, dopo un attacco decisivo incominciato sul colle precedente.

RINASCITA KREUZIGER - Partono in 17 dal mattino: è una fuga che reggerà per molto. Il Manghen, nonostante sia lontano dall’arrivo, è duro: manda le prime fitte a muscoli già doloranti, alla diciannovesima fatica. Poi c’è l’erta di Pampeago, che si scala per una prima volta, prima di essere ripetuta più tardi. Già qui la Liquigas di Basso “scrolla il pero”, come si è soliti dire: al forcing resistono i frutti più forti, che non temono le sferzate. Salta Tiralongo (era 8° nella generale), salta Intxausti (era 6°). E’ una corsa ad eliminazione, dalla quale vengono eliminati gli stessi soldatini in verde, che uno dopo l’altro si staccano, dopo l'adempimento della propria missione: sono in sei, poi cinque, quattro, tre. Tra i fuggitivi, in avanti, restano invece in due: Casar e Pirazzi, i più brillanti in salita. Non c’è tempo per respirare: c’è il passo Lavazè ad uccidere ulteriormente le gambe, corto ma duro. E qui parte l’attacco risolutivo: prima Cataldo, poi Kreuziger. Che, uscito di classifica sulle Dolomiti, non fa paura a nessuno.

CORAGGIOSO SCARPONI, MIRABILE HESJEDAL - Pirazzi e Casar scollinano sul Lavazè con 25’’ su Sella e Rohregger, che erano altri due uomini in fuga dal mattino. A 1’54’’ ci sono Cataldo e Kreuziger, a 2’47’’ il gruppo dei migliori. Non accade più nulla fino alla terribile ascesa finale. L’Alpe di Pampeago non ha curve o tornanti: è un dolore continuo, è un'apnea senza fine. I lunghi rettilinei che si aggirano sempre attorno al 10% di pendenza massacrano gambe e testa. Uno striscione a lato recita “Pantani vive”. Proprio qui, dove il Pirata fu splendido nel ’99. E manca tanto a tutti. Ai -5 il gruppo dei big non ha più di venti unità, ai -4 sono in quindici. A Basso rimane un solo compagno, Caruso: lo spreme fino all’osso prima di rimanere solo e accendere la battaglia in un finale incredibile. Le sue accelerazioni non fanno selezione. Scarponi, al contrario, ci prova tre volte. E la terza fiondata è quella buona: rimane con il solo Hesjedal. Staccati di qualche metro ci sono la rosa di Purito, Uran, Basso e Pozzovivo.

DOMANI MORTIROLO E STELVIO - Kreuziger riprende Casar e Pirazzi (poi risucchiati anche dagli altri), mantiene un ritmo costante che gli permette di arrivare primo sul traguardo e firmare con classe un Giro finora per lui amaro. Dietro, invece, parte chi non ti aspetti: Hesjedal allunga e scruta i volti di chi gli è dietro. Nessuno gli risponde: boccheggiano come dei pesci senz’acqua. Pampeago è terribile ("L'ultimo chilometro mi è sembrato una tappa intera", dirà alla fine Scarponi): niente curve che diano speranza, niente rampe un po’ più dolci. Anzi, le gallerie che ogni tanto adombrano i corridori rendono lo sforzo più difficile e interminabile. Hesjedal, gambe da fenicottero, è agile e leggero, rannicchiato sulla bici. Ha detto ieri che “gli piacciono le tappe lunghe e dure”: proprio quelle in cui i rivali credevano di farlo saltare. Ha detto che “non conosce nessuna salita di questo Giro, non ha fatto ricognizioni a differenza di altri”: la sua gamba è così notevole che non necessita di conoscere l’asfalto che divora. Rifila 12’’ a Rodriguez, 15’’ a Scarponi, 23’’ a Pozzovivo, 37’’ a Basso, 39’’ ad Uran. Domani, forse, nei 5800 metri di dislivello totali, dovranno attaccarlo da lontano, se vogliono demolirlo. Sul Mortirolo, forse, che richiede coraggio, cuore e gambe. In qualche modo cercheranno di togliere ad Hesjedal le lunghe mani che ormai ha messo su questo Giro. Eppure domani c'è lo Stelvio, un gigante. Centonovanta centimetri fanno di Hesjedal stesso, un gigante. Chissà. Forse, tra giganti, c'è intesa. 

 Altimetria generale

I primi 5 della generale:

Rodriguez

Hesjedal a 17''

Scarponi a 1'39''

Basso a 1'45''

Uran a 3'21''