Le pagelle del Giro d'Italia

Voti e commenti sui protagonisti e sui flop di questa 95esima edizione della corsa rosa.

Ryder Hesjedal 9,5: incredibile, unbelievable. Il suo miglior risultato nei grandi Giri era stato un 7° posto al Tour de France del 2010. Nessuno si aspettava un Hesjedal così forte, così titanico, così inesauribile. Un suo tracollo tanto pronosticato sulle Dolomiti, sulle Alpi, a Pampeago o sullo Stelvio non è mai avvenuto, neanche abbozzato. Ha retto ad ogni pendenza, ad ogni pressione, dimostrando spesso di essere il più vivace in salita (come a Cervinia o sull’Alpe). Lunghe gambe da fenicottero, equilibrio e calma da campione. Il suo team, la Garmin, non lo ha accompagnato a dovere sulle montagne; ma hanno vinto la crono a squadre, fondamentale. L’unica pecca del canadese è non aver vinto alcuna tappa. INOSSIDABILE.

Joaquin Rodriguez 9: eccezionale Purito. Era dato tra i favoriti, ma ha stupito per forza, tenacia e acume tattico. Non ha avuto alcuna giornata storta, come era accaduto in altri Giri passati. Ha vinto di prepotenza ad Assisi e a Cortina. Ha vestito la maglia rosa per 10 giorni, proteggendola con unghia e denti, cedendola solo a Milano nell’ultima crono finale. Sovente ha infiammato la corsa, con audacia e intelligenza. Nulla ha potuto contro la strenua resistenza del canadese. Se il Giro avesse mantenuto gli abbuoni su ogni arrivo, come nelle edizioni passate, Rodriguez avrebbe vinto per 4’’. La consolazione della maglia rossa, quella del leader a punti, è troppo magra: perdere un Giro per 16’’ è frustrante. ESEMPLARE.

Thomas De Gendt 8: terzo, sul gradino più basso del podio. Stupefacente, perché era lontano dalla vetta sino alla penultima tappa, pur essendosi difeso sulle salite più dure. L’impresa di ieri è stata sontuosa, tatticamente perfetta: è partito con ardore sul Mortirolo, è arrivato con grandi gambe sullo Stelvio. Ha rischiato di far saltare il Giro, sfiorando la maglia rosa virtuale sulle pendici dell’ultima salita. Il belga ha 25 anni ed è molto bravo anche a cronometro. Rispetto al passato è dimagrito qualche chilo, diventando più veloce in salita. Si appresta a vivere un futuro roseo, o forse rosa, con ampi margini di miglioramento. SORPRENDENTE.

Michele Scarponi 7,5: aveva il numero 1 sul dorso, per via della squalifica di Contador del Giro d’Italia 2011. Voleva essere il numero 1 anche a Milano, ma le gambe non glielo hanno permesso. Non merita, tuttavia, di essere giù dal podio. E’ giustamente amareggiato: ci ha messo cuore e orgoglio. Ci ha provato sempre, sulle Dolomiti. E’ scattato tre volte, a Pampeago, per misurare la temperatura di Hesjedal e compagni. La condizione, però, non era allo stesso livello del coraggio: più volte ha pagato gli sforzi. Ma Michele ama il Giro e tornerà ad essere protagonista nei prossimi anni. GENEROSO.

Domenico Pozzovivo 7: il successo di Lago Laceno è un gioiello. Si è pensato a lungo che il piccolo scalatore lucano potesse diventare arbitro di questo Giro, candidandosi tra i papabili per la rosa finale. Ha retto bene in salita (a parte il crollo di Pian dei Resinelli, dovuto ad una crisi di fame). E’ stato ottimo nella tappa di Cortina, sul Giau. Ma dopo la vittoria dell’8/a tappa non ha avuto più la forza di far saltare il banco, imporsi, mettere paura. Rimane comunque uno dei più grandi “arrampicatori” italiani di oggi. E l’ottavo posto in questo Giro deve essere un inizio. PIMPANTE.

Rigoberto Uran 6,5: è meritatamente la maglia bianca del Giro, quella di miglior giovane. E’ anche una delle più grandi sorprese di questa corsa rosa 2012, conclusa al settimo posto. 25 anni, colombiano, scalatore da tener d’occhio. E’ stato spesso con i migliori sugli Appennini e sulle Alpi, soffrendo di rado i cambi di ritmo dei rivali. E’ una grande promessa per il ciclismo sudamericano. Un giorno tornerà al Giro, forse, per puntare al podio. NOTEVOLE.

Ivan Basso 4,5: ha corso ogni tappa come se vestisse sempre la rosa, spremendo – spesso inutilmente – un’ottima Liquigas. Era atteso sulle grandi montagne, egli stesso prometteva scintille a Pampeago o sullo Stelvio, ascese che più si adattavano alle sue qualità. Ma è mancata la gamba, è mancata la forza, sono mancate le progressioni che gli hanno permesso di trionfare ai Giri del 2006 o del 2010. E’ mancata una fiammata, un segno, un sussulto. Il quinto posto finale è poca cosa, viste le premesse. A 34 anni era una delle sue ultime occasioni per vestire la rosa, ma ritenterà ancora. Andrà al Tour per dare una mano al compagno Nibali, che punta alla maglia gialla. DISASTRO.

Mark Cavendish 8: è il campione del mondo, è il più grande velocista odierno. Perde la maglia rossa per un solo punto, ma si consola con le tre tappe vinte (Herning, Fano e Cervere). Ha dimostrato di essere il migliore quando lo sprint è “pulito” e non riserva sorprese. Arrabbiato per la caduta di Horsens, disattento negli arrivi di Montecatini e Frosinone, nei quali è rimasto imbottigliato in cadute altrui o ha preso traiettorie sbagliate, spesso mal guidato dalla sua squadra. L’unico a batterlo è stato il nostro Guardini, superbo a Vedelago. Essere arrivato sino a Milano, a differenza degli altri velocisti, è una assoluta nota di merito. Andrà al Tour per fare ancora incetta di successi. INCONTENIBILE.

Matteo Rabottini 8,5: cambiato il verde, colore storico, Rabottini è la maglia azzurra del Giro, quella di miglior scalatore. E’ stato magnifico nel diluvio di Pian dei Resinelli, dove ha realizzato forse la più grande impresa di questo Giro 2012: in fuga per 150 km ha retto al ritorno di Rodriguez battendolo allo sprint, scovando forze in un corpo svuotato dal freddo e dalla fatica, dopo essere anche caduto a poco dal termine. Ha difeso la maglia azzurra andando sempre all’attacco per raggranellare i punti necessari, sempre in avanti sulle montagne più impegnative di questa corsa rosa. EROICO.

Roman Kreuziger 5,5: era partito con ambizioni di podio, puntando – se possibile – alla vittoria finale. E’ crollato sulla Forcella Staulanza, nell’ultima settimana, pagando un ritardo di 11’ ed uscendo di classifica. Dopo il naufragio è però risorto a Pampeago, dove ha vinto una tappa importante con un’azione intrapresa da lontano, tramite un gesto denso di rabbia e di orgoglio. E’ nel complesso un Giro negativo per il 15esimo posto finale, ma il successo di tappa su una cima così importante è comunque notevole. DELUSIONE.

Damiano Cunego 6,5: attivo, coraggioso, intrepido. Era il gregario di Scarponi ma ha rischiato più volte di far saltare la classifica del Giro, partendo sempre da lontano (fin dalla tappa di Cervinia, sul Col de Joux). Ha spaventato i big, costretti a darsi da fare per rintuzzare gli attacchi del veronese. Sterile e stucchevole la polemica sulla tappa dello Stelvio, nella quale Cunego in fuga avrebbe dovuto aspettare ed aiutare il compagno Scarponi, sulla salita finale: non sarebbe cambiato nulla. Il rammarico più grande è forse non essere più un leader, un capitano: dopo la vittoria al Giro nel 2004 è diventato, oggi, un mero gregario (pur eccellente). TEMERARIO.

Josè Rujano 4: dopo il terzo posto del 2005 e l'ottimo Giro dell'anno scorso (chiuso sesto ma con una bella vittoria di tappa), il piccolo scalatore venezuelano giungeva a questo Giro per lasciare il segno e magari per puntare ad una posizione di spicco nella classifica generale. A parte un attacco inefficace sul Col de Joux, nella frazione di Cervinia, è stato pressoché inesistente. Il ritiro arrivato alla 19/a tappa è emblematico per sintetizzare una corsa fallimentare e inaspettatamente mediocre. IMPALPABILE.