Milano, una domenica in maglia Rosa

Milano, teatro dell'ultima tappa del Giro d'Italia, accoglie calorosamente tutti i corridori. Le persone accorse sono tante, come tanti sono gli special guest alla partenza. Un viaggio per vivere le sensazioni e i retroscena della corsa a tappe più bella del mondo.

Milano, una domenica in maglia Rosa
Reuters

Sorrisi, emozioni, fiumi di persone. Tutti ad accogliere l'ultima tappa del Giro. Un Giro inatteso, senza un vero leader, dove il grande protagonista è stato, come al solito, il grande pubblico. Le città, dipinte di rosa per l’occasione, anche in questa edizione hanno onorato la corsa più dura del mondo, nel paese più bello del mondo. Da Assisi a Lago Laceno, da Montecatini allo Stelvio, ambienti e storie diverse unite dalla passione e dal furore della corsa rosa.

MILANO ROSA - Una “malattia contagiosa” partita dalla Danimarca e giunta a Milano, dopo tre settimane di sudore, ferite e grandi imprese. Perché “finire un giro è sempre una gioia unica. Che si trionfi o che si perda, è sempre e per prima cosa una vittoria con sé stessi” ci racconta Oscar Gatto, estasiato dal numero di tifosi accorsi nella tappa finale e palesemente soddisfatto. Milano si è fermata per una domenica: solo bici, sorrisi e tante piccole maglie rosa. Un’organizzazione eccellente per questo 2012, che strappa soltanto complimenti e applausi dai tanti presenti, proprio quello che serve per premiare un Giro che ha regalato, sino all’ultimo metro, spettacolo e sorprese. Piazza del Duomo gremita, un tappeto di persone pronte ad acclamare ogni singolo corridore, ad esplodere ad ogni passaggio sotto l’arrivo, in delirio per la premiazione finale, nonostante l’assenza degli italiani sul podio. Ogni delusione si tramuta in gloria sul pavé milanese, come accade al passaggio sotto l’arrivo di Ivan Basso, che scatena tutta la sua rabbia e la sua insoddisfazione nel 150 metri finali, sostenuto da un mare di gente che lo saluta come un imperatore che, scaduto il suo mandato, si ritira a vita privata, dopo aver macinato chilometri e aver regalato emozioni uniche a tutti i tifosi italiani. 

DIETRO LE QUINTE – La possibilità di unire lo sport e l’arte è stata presa al volo dal comune di Milano, che ha stabilito un percorso adatto sia ai ciclisti sia ai tanti tifosi, accessibile a tutti coloro che apprezzano questo sport. La splendida Piazza Castello, teatro della partenza della cronometro, ha permesso a tutti di osservare il lavoro che c’è dietro una grande corsa a tappe come il Giro d’Italia. Tanti uomini al lavoro per raggiungere la perfezione, immersi nel fantastico mondo delle biciclette. Grande disponibilità da parte di quasi tutti gli atleti, inoltre, per foto e autografi, come nel più bello degli sport sognati dai bambini. Fa eccezione Mark Cavendish, uno dei pochi a tirare dritto, con il suo classico stile distaccato e spesso arrogante. Il premio di giornata va, invece, a Pauwels della Omega-Pharma Quick Step che, pur di accontentare un suo piccolo fan, interrompe il suo riscaldamento e la sua concentrazione, regalandogli la sua borraccia e la sua attenzione per qualche minuto. Lo stesso direttore sportivo della Omega-Quick Step ci parla della routine pre-gara di Dario Cataldo, una delle rivelazioni di questo Giro: “Per una cronometro come questa è importante alimentarsi bene e riposare. 30 km non sono tanti, ma bisogna farli a tutta. Dario ha mangiato verso mezzogiorno, ora sta dormendo. Lo svegliamo 40 minuti circa prima della gara, lasciandogli tempo per riscaldarsi e acquisire zuccheri e integratori”. Il Giro è fatto anche di piccoli particolari, è un’orchestra che deve lavorare alla perfezione per evitare la stonatura.

INCONTRI D’ECCELLENZA - Sono proprio quelle che sembrano a noi inezie che ti conducono alla vittoria di tappa, lo sa bene Andrea Guardini, (in)giustamente squalificato per essere arrivato fuori tempo massimo sullo Stelvio, giunto a Milano insieme a Pippo Pozzato per seguire l’ultima crono della Farnese: “Battere Cavendish è stata un’esperienza straordinaria, per me è già un successo. C’è un po’ di amarezza per non essere arrivati fino in fondo, ma quegli attimi in cima all’Olimpo dei campioni mi sono bastati”. Col sorriso stampato in faccia si concede anche una risata: “Vuoi fare la foto con me? Chiedi a Cavendish che è lui quello bravo a scattare”. Gli fa eco un altro grande protagonista inatteso di questo Maggio, ovvero “Rambo” Rabottini, che sfoggia con risolutezza la più che meritata maglia Azzurra: “Ogni ciclista sogna di vincere una tappa, io ce l’ho fatta. Ringrazio i miei compagni e Luca Scinto, che ha creduto in noi fino alla fine”. Una grande folla si riversa intorno al pullman Liquigas, seguita da uno scrosciare di applausi diretti ad Ivan Basso, quasi sorpreso della quantità di gente giunta per seguirlo. Per le strade antistanti il Castello Sforzesco incontriamo anche Vincenzo Nibali, venuto a salutare i suoi compagni prima della partenza per il Tour: “Sono qua per i miei compagni e amici, meritano i complimenti da parte mia e da parte di tutti voi tifosi. Il Tour è alle porte, io sono prontissimo”. Tre intense settimane che terminano tra colori e urla di gioia, accogliendo la prima maglia rosa canadese. Perché in fondo il Giro è mondiale, il Giro è grande.