Tour d'assalto con qualche assenza importante

Con l’ormai imminente partenza del Tour de France, che inizia domani e termina il 24 luglio, la stagione ciclistica entra nel momento culminante. L’Italia si affida principalmente a Vincenzo Nibali per contrastare i maggiori favoriti Cadel Evans e Bradley Wiggins.

Vincenzo Nibali è pronto a vincere il Giro di Francia? Quando vale un Tour senza Alberto Contador ed Andy Schleck? Bradley Wiggins è un campione anche nelle corse di tre settimane? Domande che avranno 3.500 chilometri di tempo per dare tutte queste risposte, mentre altre ne nasceranno dalla strada. Il Tour 2012 viene considerato un’edizione di transizione, in attesa della già molto attesa 100^ edizione che il prossimo anno si mostrerà al mondo sportivo. Ma quando pedali per tre settimane sotto il sole di luglio, affronti 25 colli e tra questi trovi Tourmalet, Aubisque, Aspin, Peyresourde c’è poco da chiamarlo di transizione.

L’Italia ciclistica va in Francia con Ivan Basso, Michele Scarponi e Vincenzo Nibali che faranno classifica. Sono questi i nostri principali portabandiera, che dovranno vedersela con i due maggiori favoriti della corsa, Bradley Wiggins – vincitore quest’anno di Parigi-Nizza, Giro del Delfinato, Giro di Romandia – e l’australiano Cadel Evans che in questo 2012 non ha lasciato fin’ora nessun segno, ma che grazie alla cronometro del penultimo giorno di ben 52 chilometri potrà giocarsela fino alla fine. Vincenzo Nibali avrà un gregario di lusso in Ivan Basso, o almeno questa era l’idea di partenza fino al Giro d’Italia. Basso non ha mai fatto mistero che non si da per vinto sulla possibilità di vincere la gara francese, certamente il sapiente uso della diplomazia dovrà essere la base per i capi del GS Liquigas. C’è una cosa di cui entrambi possono essere sicuri; se vogliono vincere la corsa transalpina uno di loro dovrà arrivare alla crono di Chartres già vestito di giallo e con un bel vantaggio. Michele Scarponi va in Francia dopo aver mancato ancora la conquista del Giro italiano. Sulla carta la sua è una formazione che risulta più debole di Sky, Liquigas e BMC, e la sopracitata cronometro di oltre cinquanta chilometri è un ostacolo molto duro che lo penalizzerà. Per questo dovrà giocarsi le sue speranze senza aspettare l’ultimo colpo di pedale.

Bradley Wiggins arriva da una stagione entusiasmante nelle corse di dieci giorni. Ma quando le settimane diventano tre le cose cambiano e anche tanto. Il trentunenne di Gand potrà contare su una squadra, il Team Sky, votata per lui nella classifica generale e per Cavendish in vista delle volate. Nei grandi giri non ha una grande tradizione con un quarto posto al Tour 2009 ed un terzo alla Vuelta dell’anno scorso. Arriva dalla pista con tre titoli olimpici nell’inseguimento, ma da due anni a questa parte vede nel Tour il suo appuntamento principale. L’australiano Cadel Evans avrà il ruolo di favorito principe vista la vittoria dello scorso anno. La sua gara è certamente meno difficile – dice che sarà facile è troppo – dal punto di vista del numero di contendenti, visto che le assenze di Andy Schleck e Alberto Contador gli tolgono dalla lista “avversari” due atleti che sarebbero stati certamente forti pretendenti alla vittoria assoluta, lo spagnolo in primis. Senza il lussemburghese in squadra, la Radioshak-Nissan si appoggerà su Frank Schleck, che così potrà contare sulla formazione più forte che abbia mai ha avuto in carriera per una corsa a tappe. Scherzi del destino, ma potrebbe essere anche il famoso treno che passa una sola volta.

Su questi nomi, principalmente, girerà la storia del Tour de France edizione numero novantanove. Non mancheranno certamente atleti che entreranno nella cerchia dei migliori, facendo barcollare le previsioni degli esperti, se non sconvolgendole del tutto. Sono pochi i grandi giri che non hanno regalato inaspettate delusioni oppure grosse sorprese, vedi l’ultimo vincitore del Giro d’Italia. Ma per quanto ci riguarda quest’edizione del Tour è quella che lancia Vincenzo Nibali a cercare non solamente la vittoria importante, quelle ci sono già nella sua personale bacheca con la Vuelta 2010 e la Tirreno-Adriatico di quest’anno, ma l’affermazione che può assurgere a simbolo di un’intera carriera e che noi italiani aspettiamo ripetersi dal 1998 e che speravamo arrivasse già nel 2006, a quel tempo con Ivan Basso. Adesso tutti a Liegi.