Questo Tour dipinto per Wiggins

Questo Tour dipinto per Wiggins

Il secondo e ultimo giorno di riposo è la vigilia delle tappe pirenaiche di mercoledì e giovedì. Eppure i troppi chilometri a cronometro e le poche montagne insidiose favoriscono il britannico della Sky e lasciano pochi spiragli alle speranze di Nibali e degli altri.

Bradley Wiggins porta il numero 101 sul dorso: centouno sono anche i chilometri a cronometro di questa 99esima edizione della Grande Boucle. Tanti, anzi troppi. Basta raffrontare il chilometraggio a crono di quest’anno con gli altri Tour immediatamente precedenti, per capire che stavolta si esagera: nel 2011 ne erano 65, nel 2010 appena 61, nel 2009 ben 93 (ma 38 erano a squadre), nel 2008 invece 82. L’esile Wiggins, abilissimo nelle prove contro il tempo (ha un passato glorioso da pistard), non può che sbriciolare la concorrenza in questo Tour disegnato a pennello per lui. Oggi è maglia gialla, può guardare con serenità alle ultime fatiche sui Pirenei. Finora non ha fatto nulla di straordinario, nulla di eclatante: si è limitato a controllare i rivali in salita, senza mai scattare o dare spettacolo; poi, nella crono di Besançon, ha distanziato tutti gli altri, che non digeriscono queste prove. Gli è bastato poco per vestirsi di giallo, gli basterà poco per tenere stretto il suo sogno fino a Parigi. E' un Tour dipinto esattamente per sir Bradley.

Non solo troppi chilometri a cronometro, ma anche poche salite vere. Niente Alpe d’Huez, niente Mont Ventoux: il Tour 2012 ignora il passato e si affida a montagne per nulla intrise di storia, soprattutto poco selettive, sovente lontane dal traguardo e dunque inefficaci. Sembra di essere tornati agli inizi degli anni ’90, quando i percorsi della Grande Boucle erano sfacciatamente tracciati per Miguel Indurain, che difatti vestì il giallo ininterrottamente dal ’91 al ’95. A quel tempo i chilometri a crono superavano persino il centinaio: lo spagnolo, come Wiggins, si difendeva in salita, senza scomporsi; arrivava a Parigi trionfante con il bottino enorme accumulato dalle sue prove contro il tempo. Non era uno scalatore puro, ma vinceva. E' forse per questo che questa edizione, ad oggi, è stata piatta, noiosa: è emblematico il fatto che gli unici sussulti siano avvenuti per drammatiche cadute o per le azioni deplorevoli di qualche folle che ha disseminato le stradre di chiodi, attentando alla vita dei corridori.

Un’ascesa come La Toussuire (scalata giovedì scorso) non può fare grande selezione, con le sue pendenze dolci. Non può far male a Wiggins soprattutto se il britannico ha a disposizione una squadra fortissima come la Sky, con Rogers e Porte, treni in salita, e con la mezza sorpresa Froome, il quale va persino più forte dello stesso Wiggins, quando la strada si inerpica. Le Alpi sono trascorse tranquille, Nibali ha provato ad infiammarle senza fortuna. Le tappe sui Pirenei che verranno saranno dure ma probabilmente non decisive: domani Aubisque e Tourmalet, le montagne più aspre, sono poste all’inizio; seguono Aspin e Peyresourde, salite più facili, senza che peraltro si arrivi in salita. Giovedì c’è un traguardo in quota, a Peyragudes, dopo aver scalato il temibile Balès e nuovamente il Peyresourde: ma l’ultima occasione per Nibali ed Evans giunge forse troppo tardi. Alla maglia gialla basterà stringere i denti, limitare i danni, farsi pilotare dai suoi uomini, gestirsi alla loro ombra.

Sabato, verso Chartres, c’è un’altra crono individuale di 53 chilometri. Wiggins stritolerà ancora una volta la concorrenza, rifilerà distacchi considerevoli agli altri pretendenti alla maglia gialla. Ciò significa che Evans e il nostro Nibali, distanti in classifica rispettivamente 3’19’’ e 2’23’’, dovranno in tutto assestare a Wiggo, in salita, cinque o sei minuti, per ambire al più alto gradino del podio: è quasi impossibile. Le speranze residue si affidano alla possibilità di un giorno di crisi del britannico. Se ciò dovesse accadere, il suo luogotenente Froome, secondo nella generale, potrebbe passare da gregario a leader e indossare il giallo a Parigi, a meno che la Sky compia un suicidio sportivo e fermi ancora il fortissimo Froome in salita. Sono solo ipotesi: quell’uomo dalle labbra sottili, dal volto scavato, dai basettoni alla Sherlock Holmes, dal linguaggio talora scurrile, dal passato burrascoso, forse non avrà nessuna crisi e vincerà senza problemi questo Tour de France. Una corsa, ovviamente, dipinta tutta per lui.