Esclusiva, Alejandro Valverde: "Che emozione quella tappa vinta al Tour"

Il ciclista spagnolo, impegnato tra qualche giorno al Mondiale di ciclismo di Limburg, parla in esclusiva per Vavel e lancia un monito per il titolo iridato: "Occhio al Belgio di Gilbert".

Suo padre, Juan, è stato ciclista a livello dilettantistico. Suo fratello, Juan Francisco, anche. Ci è voluto lui, Alejandro Valverde, per far sì che la passione sportiva della famiglia si trasformasse in un qualcosa di più grande, una professione, uno sport praticato a livello internazionale, in grado di far conoscere El Bala anche fuori dai confini iberici. Già, El Bala, “Il Proiettile”. Così il ragazzo di Las Lumbreras de Monteagudo, località di Murcia, è passato agli onori della cronaca. Tra le sue qualità infatti non si annovera solamente la scalata, con cui ha dimostrato in più di un’occasione di avere grande confidenza, ma anche la velocità sullo sprint e la grande competitività a cronometro. Insomma, un corridore pressoché completo, in grado di conquistare vittorie e medaglie che rendono invidiabile il suo palmarès: spicca il suo trionfo alla Vuelta 2009, ultima edizione – guarda caso – nella quale il leader ha indossato la maglia oro, sostituita dalla maglia rossa a partire dall’anno successivo.

Sarà un caso che la casacca del colore del più prezioso metallo sia finita per l’ultima volta sulle spalle di un corridore del suo calibro. Oro, come l’unica medaglia Mondiale che ancora latita nella bacheca personale di Valverde: argento a Hamilton 2003 (dietro al basco Igor Astarloa) e Madrid 2005 (preceduto dal belga Tom Boonen), bronzo a Salisburgo 2006, dove a trionfare fu Paolo Bettini. Proprio il livornese, ora commissario tecnico della Nazionale italiana, ha espresso le sue previsioni per la prova su strada del Mondiale di Limburg, che si terrà il prossimo 23 settembre: “Gli spagnoli sono i favoriti”, aveva tuonato Bettini.

E tu, Alejandro, sei d’accordo con il selezionatore italiano?

“Personalmente sono prontissimo per il Mondiale. Sono d’accordo con Bettini, credo che la nostra squadra sia quella favorita. Non vanno però sottovalutati gli avversari: penso che il team belga sia il più temibile, anche perché può contare su un campione come Philippe Gilbert”.

I tifosi italiani si sono chiesti a lungo cosa tu abbia detto a Vincenzo Nibali durante la diciassettesima tappa del Tour de France, in cui hai trionfato, mentre eri in fuga verso la vittoria…

“Quella di Peyragudes è stata una fuga impegnativa. Vincenzo lottava per la classifica generale e ha tentato l’attacco, ma in quel caso sarebbe poi stato molto difficile portare a termine la fuga perché presumibilmente il Team Sky (la squadra della maglia gialla Bradley Wiggins, ndr) ci avrebbe raggiunto”.

Quando hai capito che la bicicletta sarebbe stata la tua vocazione?

“Ho cominciato a pedalare quando ero molto piccolo. A 9 anni ho inforcato la bicicletta per partecipare alla mia prima gara ufficiale, ovviamente a livello giovanile, nella località di Jumilia. Terminai in seconda posizione”.

Dopo la squalifica nell’ambito dell’Operación  Puerto sei tornato in questo 2012 vincendo la quinta tappa del Tour Under Down, la seconda tappa e la classifica generale della Vuelta a Andalucía, la terza tappa della Parigi-Nizza, la tappa di Peyragudes al Tour de France e due tappe della Vuelta. Merito della preparazione o della voglia di rivincita?

“Il motore che mi ha spinto a vincere tutte queste tappe è stata l’ottima condizione fisica, ma anche la mentalità con cui ho affrontato queste competizioni, la concentrazione e soprattutto un allenamento minuzioso e ben curato”.

Nel 2009 sei stato il vincitore della Vuelta, nel 2012 sei arrivato secondo dietro ad Alberto Contador. Quale delle due edizioni è stata più difficile?

“Sicuramente la Vuelta del 2009, in cui ho dovuto sudare per guadagnarmi la vittoria. Anche l’edizione di quest’anno è stata dura, ma anche molto emozionante grazie al podio interamente spagnolo (primo Alberto Contador, terzo Joaquim Rodriguez, ndr)”.

Quale è stata la tua più grande soddisfazione sportiva?

“Non saprei dirlo con certezza, ma opto per la vittoria della diciassettesima tappa del Tour de France 2012, quella della fuga con arrivo a Peyragudes. La metto al di sopra anche della vittoria in classifica generale della Vuelta 2009: tagliare il traguardo dopo una fuga del genere, portata a termine con grande sacrificio e con la sofferenza di arrivare in cima, è stato magnifico”.

Alla Movistar sei compagno di squadra di Marzio Bruseghin e Giovanni Visconti, cosa ci puoi dire dei nostri connazionali?

“Sono due ottimi compagni e due grandissimi corridori, anche se diversi l’uno dall’altro. Marzio è un gran compagno, ciclista completo; Giovanni è un passista fortissimo”.