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Londra 2012, fuga dalla città

Sembra il remake, versione inglese, di un vecchio cortometraggio di Dino Risi. In realtà, è la descrizione di quanto succederà nella capitale del Regno Unito in occasione dei prossimi Giochi estivi.

Londra 2012, fuga dalla città
Getty Images

Secondo una recente ricerca, oltre 1.3 milioni di residenti londinesi scapperanno da Londra per evitare il caos generato dall'evento olimpico. A testimonianza di questo, tutte le agenzie di viaggio inglesi hanno infatti registrato picchi di richieste per quel periodo. Curioso, tra l’altro, che tale diaspora non riguardi soltanto l’affollatissima capitale, ma anche paesini come Weymouth (che ospiterà le competizioni velistiche) e Windsor (ad ovest di Londra, dove verranno disputate le competizioni di canoa e canottaggio).

Una “fuga” dalla città che, apparentemente, coinvolgerà anche gli impiegati del settore pubblico. Il governo ha infatti annunciato che per sette settimane, a partire dal 21 luglio, i dipendenti della pubblica amministrazione centrale potranno lavorare da casa.

L’obiettivo è evidente: decongestionare le vie di accesso alla capitale e i mezzi di trasporto durante lo svolgimento dei Giochi. E, da questo punto di vista, le autorità britanniche hanno “giocato in casa”. Da sempre, infatti, il Regno Unito è all'avanguardia nell’organizzazione del “lavoro a distanza”, con stime che parlano di un 7.4% della forza lavoro complessiva (pubblica e privata) che presta servizio da casa. Tutto molto giusto e sensato, se si pensa all’impatto che tali misure hanno sull’inquinamento, sui trasporti, sugli orari delle nostre città.

Alcuni, però, non l’hanno presa bene. I media locali, in particolare, storicamente alla spasmodica ricerca di scandali e/o casi da montare, hanno cavalcato la notizia.

Da molti punti di vista è stato facile. In un Paese in cui la reputazione del settore pubblico è ai minimi storici, con i parlamentari britannici che godono di una pausa estiva di tre mesi - secondi in Europa solo ai colleghi portoghesi - l'idea di far lavorare i dipendenti statali da casa per sette settimane durante i Giochi suona beffarda. Soprattutto per chi, come imprese e famiglie, sta davvero tirando la cinghia. Dopo la prima crisi del 2008, l'economia inglese è infatti ripiombata in una seconda e più acuta fase di recessione. 

Tutto ciò premesso, se fossimo inglesi non ci preoccuperemmo più di tanto. A differenza delle stucchevoli manfrine a cui ci stanno sottoponendo i nostri leader dell’eurozona, in Inghilterra il governo sta dimostrando molto più coraggio nell'affrontare i problemi, per molti versi simili a quelli dell'Europa continentale. Pur dovendo gestire uno stock di debito pubblico tra i più alti al mondo (il 147% del PIL) e una mole enorme di debito privato (il 170% del reddito disponibile), il governo di Sua Maestà non solo non ha alzato le tasse ma, per far quadrare i conti, ha semplicemente annunciato dosi equine di tagli alla spesa pubblica. 16.2 miliardi di sterline all’anno per cinque anni, andando a ridurre gli sprechi del settore pubblico, sia a livello centrale che locale.

Nessuno può sapere se David Cameron, giovane premier britannico (46 anni), riuscirà davvero a implementare questo ambizioso programma di riduzione della spesa pubblica. Quel che è certo, però, è che sarebbe bello vedere un simile impegno anche nel resto dell’Unione Europea. Staremo a vedere...