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Josefa, l'Olimpiade ti aspetta per l'ottava volta

47 anni e non sentirli. Josefa Idem vola a Londra per disputare la sua ottava olimpiade. Non in vacanza o per partecipare, ma, come ha detto lei: "per vincere". L'orgoglio azzurro nella canoa passa per lei, campionessa tedesca, diventata italiana nel lontano 1990.

Josefa, l'Olimpiade ti aspetta per l'ottava volta
(Communis)

Pagaiata dopo pagaiata, è entrata nel cuore di tutti noi. Non per gli ori, non per gli argenti, non per i bronzi, ma per la passione, per l’impegno, per i valori, che sul piccolo schermo ha saputo trasmettere, anno dopo anno, torneo dopo torneo. Assessore, donna, mamma, ma, più di tutto – non ce ne vogliano i figli - canoista. Peccato che sia anche tedesca, perché avere una campionessa come Josefa Idem tutta per noi, sarebbe veramente un privilegio troppo esclusivo. Noi italiani, almeno, ci siamo presi la parte migliore, quella delle medaglie d’oro e della famiglia. Ma il patrimonio di insegnamenti, di emozioni, la Idem, lo ha regalato a tutti. Josefa, l’eroina dei due mondi.

Nasce a Goch, in quella che nel 1964 era ancora la Germania dell’est, ma, grazie a quel santo di Guglielmo Guerrini che è diventato prima allenatore e poi marito, ha ottenuto la cittadinanza italiana, il che ci ha permesso di vederla pagaiare con la tuta azzurra. “Solo” due olimpiadi disputate per la Germania, durante le quali l’unica medaglia ottenuta fu un bronzo nel K2 500m, a Los Angeles nell’84. Poi, quando la strada diventerà esclusivamente verde, bianca, e rossa, ed aver capito che se si gareggia nel K1 500 m, non ce n’è per nessuno, la Idem sarà fonte di gioie e medaglie per oltre 20 anni, se si considera che l’atleta si appresta a disputare i giochi olimpici d’Oltremanica, in procinto d’iniziare. Los Angeles, Seoul, Barcellona, Atlanta, Sydney, Atene, Pechino e, adesso, Londra. Non è un record, purtroppo, poichè Raudschaul (austriaco) e Millar (canadese) hanno raggiunto l’incredibile cifra di 9 edizioni, rispettivamente in vela ed equitazione. Chissà che la canoista italo-tedesca non riesca ad eguagliare questo primato, ai giochi di Rio 2016 dove, promette lei, ci sarà, ma solo in qualità di commentatrice.

Josefa, dal sangue vincente, ha saputo trarre il meglio sia dallo stile tedesco, che da quello italiano. Rigore ed elasticità, freddezza e passione. L’oro di Sydney l’ha consacrata e, quando in molti la davano per finita, è andata a soli 4 millesimi (!) dalla medaglia più ambita, a Pechino 2008. Ma sono quei 4 millesimi che, probabilmente, l’hanno spinta a dare il massimo, pur di andare a Londra 2012. Il settimo posto nella finale mondiale di Szeged, nella sua specialità K1 500 m, con il tempo di 1’50”54, le è valso il biglietto per la terra della Regina dove, purtroppo per lei, non sarà la portabandieraazzurra. Poco male, infatti, mandando al diavolo Pierre de Coubertin, o chi per lui ha partorito il motto olimpico, Sefi Idem andrà in Inghilterra per vincere, non per partecipare. Ce lo ha giurato e noi la tiferemo fino a quando l’ultima scia della sua “acqua” si sarà calmata. Perchè per alcuni l’età conta più della passione e dell’impegno, ma per Josefa no. Per lei, è soltanto un numero.