La mela marcia Schwazer

La mela marcia Schwazer

Non era un idolo, ma era certamente il miglior elemento dell'atletica azzurra del presente. Non era un'icona come la Pellegrini, ma marchi internazionali e giornali amavano la sua faccia pulita, la sua parlata italo-tedesca e la sua romantica storia d'amore con Carolina Kostner. Oggi Schwazer lascia, probabilmente per sempre, lo sport perchè positivo all'EPO e con la sua carriera muore la sua dignità da atleta, come ci spiega la storia di Eric Moussambani.

Eric Moussambani (Vavel ha parlato di lui QUI) forse non dice niente a nessuno come nome, la maggior parte della gente probabilmente non sa neppure che esista, eppure, nel suo piccolo, ha scritto una pagina importante nella storia dello sport olimpico. Eric è della Guinea Equatoriale e giocava a pallavolo, quando un giorno, mentre lavorava in un hotel, decise di imparare a nuotare nella piscina dell'albergo. Imparò in qualche modo, ma non solo: decise di partecipare come nuotatore alle Olimpiadi di Sidney 2000 che si sarebbero svolte da lì a pochi mesi. Essendo il nuoto una disciplina a cui tengono tantissimo in Australia, quell'anno si lanciò una campagna per valorizzare il nuoto in alcuni Stati dove, praticamente, non era praticato da nessuno e si permise la partezipazione di un atleta per ognuna di essi alla competizione più affascinante dello sport. Tra queste nazioni c'era proprio la Guinea Equatoriale, che schierò il buon Moussambani nei 100 metri stile libero. A 22 anni, Eric si presentò in una batteria di qualificazione apposta creata per atleti meno dotati, ovvero da lui e da due tipi sconosciuti, tali Karim Bare e Farkhod. Incredibilmente, questi, compiono falsa partenze ed il nostro Moussambani rimane dunque solo a gareggiare contro sè stesso, contro il suo sogno, contro i fischi del pubblico, divisi tra chi scherniva il ragazzo e chi invece era schifato da quello spettacolo offerto nel tempio dello sport per eccezione, le Olimpiadi.

I primi 50 metri Eric se la cavò, poi però fu un calvario: più che nuotare pareva annaspare nel suo avanzare scoordinato. Ma non mollò, lui ci credeva per davvero. Il pubblico capì e dopo aver smesso di fischiare, decise di caricare il giovane, consapevoli forse di essere parte di una pagina comunque storica per lo sport: l'arena si riempì di applausi e di incitamenti. Il tempo finale fu di 1' 57'' 72''', tutt'oggi il più lento di sempre ai Giochi Olimpici. Eppure Eric ha molta più dignità di Alex Schwazer. Quella prova fu l'esempio di cosa significhi davvero amare uno sport: Eric si innamorò dell'acqua e seppur consapevole che non avrebbe mai vinto nulla, se ne fregò altamente e decise di vivere lo sport per quello che realmente è, ovvero divertimento, movimento, ritmo, gioco e non solo business, sponsor, "Kinder Pinguì" e medaglie. La notiza della positività all'Epo dell'atleta della marcia italiano, uscita in giornata, ha distrutto non solo l'immagine di una persona, ma anche l'immaginario di tante persone. E' vero, non è il primo caso di doping che viene scoperto, ma questo fa male. Forse perchè colpisce un ragazzo che abbiamo imparato a conoscere soltanto attraverso cose belle, ovvero la sua casa nei monti mentre beve latte fresco col fratellino, oppure mentre taglia, distrutto dalla fatica ed allo stesso tempo dalla gioia, il traguardo della 50 km di marcia a Pechino, o ancora quando si fa immortalare col suo sguardo da raggazzino innamorato con la fidanzata Carolina Kostner nelle riviste patinate che si sfogliano sotto l'ombrellone. Fa male perchè Schwazer era il miglior atleta azzurro nel presente, era l'immagine dello sport che fa bene.

"Non chiedetemi come sto....ho sbagliato. Volevo essere il più forte per questa Olimpiade, ora la mia carriera è finita" ha dichiarato all'Ansa il ragazzo. Il primo a saperlo è stato il suo allenatore Michele Didoni, certamente, tra tutti, colui che è più distrutto adesso dalla notizia. Da campione azzurro della marcia, s'è trasformato, Schwazer, nella mela marcia della delegazione azzurra a Londra, la mela marcia del nostro sport, la mela marcia delle merendine sane per bambini. Schwazer ha perso la dignità nello sport, quello stesso sport dove invece Eric Moussambani trovò la propria dignità atletica, quella pubblica ed internazionale. L'importante è perdere talvolta, se per vincere bisogna ricorrere a trucchi e pastrucchi chimici, se per sentirsi forte bisogna calpestare la propria anima e la passione di tante persone che nello sport credono davvero. Sono certo che Michele Didoni e tutti noi, oggi, di certo preferiremmo allenare, guardare e tifare un Eric Moussambani qualunque, piuttosto che un Alex Schwazer dopato e senza più futuro.