Milano-Siena, la finale più giusta

La finale che tutti si aspettavano ad inizio stagione e all’inizio dei playoff. La prima contro la seconda della regular season, il meglio che in questo momento il nostro basket ci può regalare. Milano contro Siena quest’anno vuol dire scudetto.

Milano-Siena, la finale più giusta
I giocatori dell'Olimpia festeggiano il passaggio alla finale (Lapresse)

Lo scettro di regina della palla a spicchi italica passa dalla sfida tra i due organici più forti del nostro campionato. E mai come quest’anno si ha l’impressione che per interrompere il dominio degli uomini di Pianigiani la squadra più adatta sia quella formata dalle scarpette rosse di Sergio Scariolo. 

Serie di rara intensità e bellezza quella che ha visto protagonisti meneghini e pesaresi in semifinale. Spettacolo di pubblico sia al Forum per le prime due gare che, soprattutto, all’Adriatic Arena, dove ieri erano presenti 9.613 persone (record di sempre) a spingere una squadra che non aveva più benzina per le 9 dispendiose partite giocate in 18 giorni tra Milano e Cantù.
Alla fine ha vinto il team che è riuscito ad ottenere di più dalla maggior parte degli effettivi, e in questo Pesaro partiva già svantaggiata. Scariolo ha trovato punti, grinta ed energia da giocatori inaspettati come Melli e Rocca e in più, nel momento del bisogno i “titolarissimi” non si sono tirati indietro. La grande serie giocata sapientemente da Omar Cook in regia è stata ben supportata da un Fotsis caldissimo dal perimetro e da un Bourussis che sotto i tabelloni ha spesso surclassato Cusin e Lydeka. Il dominante atletismo di Hairston e, a sprazzi, la classe di Gentile hanno completato l’opera. 
 
Ma, soprattutto, in questa semifinale bisogna dare merito agli sconfitti. Gli uomini di mister Dalmonte il “miracolo” l’avevano già fatto al Pianella eliminando Cantù ai quarti ed hanno dimostrato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere una grande gruppo formato da giocatori ben assortiti tra loro. Il coach imolese è riuscito ad ottenere il massimo anche da uomini della panchina come Cavaliero, decisivo in gara 3 con le sue triple, e Flamini, asfissiante in difesa sul portatore di palla dell’Armani per tutta la serie. Tutto questo faceva da contorno all’operato dei quattro moschettieri pesaresi: Hickman, Jones, White e Hackett. Impostando tutta la serie su una difesa pressante su Hickman, Scariolo ha “obbligato” Hackett a prendere in mano le redini di Pesaro. L’italo-statunitense è stato il miglior giocatore di queste semifinali, Siena compresa, dimostrando di essere maturato moltissimo a livello mentale, giocando una serie da vero leader della compagine adriatica. Insieme a Melli, la prestazione di Daniel non può che far sorridere Pianigiani in un momento non felicissimo, viste le rinunce di Gentile e Belinelli. 
 
E intanto Siena aspetta, riposata, l’Emporio Armani al varco. Il 3 a 0 su Sassari ha ridato, se ce ne fosse stato bisogno, convinzioni a Stonerook e compagni, un po’ impauriti dopo la sconfitta di Varese. Ora ci aspetta una serie bellissima e speriamo tiratissima dove sulla carta la Mensana parte ancora con i favori del pronostico. In questo momento, con il ritorno di Kaukenas, Siena sembra ancora imbattibile nell’arco di una serie, ma dovrà stare attenta a non sottovalutare la voglia di vincere dei biancorossi, ormai all’asciutto da 16 anni. Il dispendio di energie della serie con Pesaro se da un lato potrebbe farsi sentire a livello di stanchezza fisica, e soprattutto mentale, dall’altro potrebbe essere la molla per aggredire da subito i campioni d’Italia, mostrandogli che quest’anno i valori si sono avvicinati.
Scariolo e tutta una città ci credono, la sfida è lanciata.