Impresa ad Alamo, i Thunder vedono la Finale

Kevin Durant & Co. infliggono la terza sconfitta di fila agli Spurs, completano la rimonta e si portano ad un solo successo dallo storico accesso alle Finals.

Impresa ad Alamo, i Thunder vedono la Finale
Spurs 103
Thunder 108
Impresa ad Alamo, i Thunder vedono la Finale

In fase di presentazione della serie nessuno degli addetti ai lavori aveva osato mettere i due coach sullo stesso piano. Si era parlato di Westbrook e di Parker, del duello fra il giovane Durant e il sempreverde Duncan, della sfida a chi fosse più decisivo uscendo dalla panchina fra Harden e Ginobili. Fra molte equivalenze un punto su cui concordavano i più era il dislivello di esperienza fra il giovane allenatore di Oklahoma e il plurititolato direttore d'orchestra alla guida dei neroargento. Di fatto le prime due partite della serie avevano evidenziato questo divario, con le armi migliori dei Thunder tenute in scacco dall'aggressiva difesa Spurs, in grado di bloccare il dinamismo di Westbrook, di rendere inefficace l'entrata in campo di Harden e soprattutto di trovare contromisure al quintetto piccolo di coach Brooks, l'arma totale in grado di annicchilire squadre quotate come Dallas e Lakers. 

Dalle prime partite sembra oggi trascorso un secolo. I Thunder hanno registrato i problemi, ritrovato armonie di gioco ed entusiasmo e sono stati in grado di risalire la china, interrompendo la mostruosa striscia vincente dei rivali a venti partite, infliggendo loro per la prima volta in stagione tre sconfitte consecutive e guadagnando il match point da giocare mercoledì fra le mura amiche. Il merito di questa rivoluzione è totalmente ascrivibile a Coach Brooks, che davanti al maestro Popovich non solo non ha sfigurato, ma addirittura ha mostrato chiari segnali di poter essere il famoso allievo in grado di superare il mentore. Ad una ad una le difese degli Spurs sono cadute, e la situazione iniziale si è capovolta, con i mgliori giocatori texani tenuti a guardia dai Thunder, mentre le stelle si scatenavano nell'altra metà del campo. Così Russell Westbrook è tornato a dominare, giocando una pallacanestro meno offensiva e scriteriata, ma più ordinata e utile, chiudendo in doppia cifra nei punti, 23, e sopratutto negli assist, 12, che fanno perdonare i 6 turnover causati. Così è tornata d'attualità l'importanza di un sesto uomo come Harden, autore di un ventello e sempre in grado di cambiare la gara con la sua energia.  

Energia, ordine, determinazione e capacità di esecuzione sia in attacco che in difesa. Così i Thunder hanno preso le redini del match sin dalle prime battute, costringendo i padroni di casa ad inseguire per tutta la partita. A nulla è valso il tentativo di Popovich di mescolare le carte, schierando nel quintetto iniziale Manu Ginobili dopo mesi. Il fenomeno da Bahia Blanca ha ripagato la fiducia con 34 punti 7 assist e 6 rimbalzi, ma ha fallito il tiro del possibile pareggio con solo 5 secondi da giocare. Sarebbe però ingeneroso gettare la croce sull'argentino per un tiro sbagliato, casomai è molto più biasimabile per i 5 turnovers causati in un match così importante. Proprio le palle perse, ben 21 totali, hanno di fatto condannato i Texani, che fanno dell'esecuzione e del ritmo la loro forza. Merito quindi ai Thunder per essere riusciti a guastare questo meccanismo che solo tre gare fa sembrava girare alla perfezione. 

L'ultima considerazione l'abbiamo tenuta per Kevin Durant. Si possono battere gli Spurs con la concentrazione, giocando di squadra e forzandoli a soluzioni difficili, ma avere un fuoriclasse nel roster aiuta considerevolmente. KD ha giocato una partita diligente, lasciando ai compagni il proscenio per tre quarti e letteralmente esplodendo nell'ultimo, dove i suoi 18 punti su 27 totali hanno scavato il solco decisivo. Se ora la bilancia della serie pesa dalla parte di Oklahoma grandissimo merito è del suo giocatore migliore, e non poteva essere altrimenti.