Oklahoma City in paradiso, per la prima volta alle Finals NBA

Oklahoma City in paradiso, per la prima volta alle Finals NBA
AP Photo
Thunder 107
Spurs 99
AP Photo

Oklahoma City si aggiudica anche gara6, raggiungendo le NBA Finals per la prima volta nella sua storia. Strepitosa partita di Kevin Durant (48' in campo, 9/17, 34 punti e 14 rimbalzi) e Russell Westbrook (41', 9/17 anche per lui e 25 punti). Le Finali inizieranno martedì in Oklahoma, con i Thunder che avranno il vantaggio del fattore campo sia contro Boston che contro Miami.

Oklahoma City Thunder –San Antonio Spurs 107-99

Oklahoma City è campione della Western Conference, dopo aver battuto in sequenza Dallas, Los Angeles Lakers e San Antonio.  Chapeau allora, ad una squadra che trasuda talento, forza fisica, atleticità e una gran dose di conoscenza del gioco.

Sì, perchè i Thunder sono riusciti a bloccare i meccanismi di un team che a detta di molti stava giocando una pallacanestro tanto spettacolare quanto efficace, togliendo agli Spurs quanto avevano saputo costruire nel corso della stagione: circolazione di palla, spaziature offensive, penetrazioni, attacchi bilanciati.

Non è un caso, infatti, che gli Spurs si siano trovati a giocare la peggior partita della stagione propria nel momento cruciale della serie (gara5, a San Antonio), ricorrendo ad azioni individuali forzate e spesso sconclusionate (ben 21 palle perse). Il merito di aver bloccato gli ingranaggi dei texani è tutto di Oklahoma City, ed è ben più rilevante dei demeriti di Ginobili e soci. La difesa sul pick and roll di Parker, i cambi difensivi ordinati in maniera quasi automatica sulle guardie avversarie ad impedirne la penetrazione, il presidio sui molti giocatori perimetrali degli Spurs, ha permesso ai Thunder di scardinare gli splendidi schemi offensivi di San Antonio.

E tutto ciò è successo nel momento topico della stagione, come fanno le grandi squadre, migliorandosi e imparando dagli avversari come distribuire il gioco, come rispettare i ruoli, come vincere giocando una pallacanestro collettiva. Questo, beninteso, non in ossequio ad una presunta nouvelle vague di socialismo applicata alla pallacanestro, ma semplicemente perchè, soprattutto da quando si gioca con il tiro da tre, la spaziatura del campo (e quindi il movimento di palla in attacco) rimane una delle chiavi più importanti per vincere le partite. Metteteci poi l'incredibile miglioramento delle doti atletiche medie dei giocatori negli ultimi venti/venticinque anni, e avrete capito perchè, nella pallacanestro moderna, è assolutamente cruciale far circolare la palla in maniera veloce ed efficace contro le difese avversarie.

Merito dunque a Scott Brooks e a tutto lo staff di OKC per aver capito tutto ciò, se vogliamo anche carpendo i segreti dei loro stessi avversari "on the fly", e aver assemblato una squadra giovane, completa e al tempo stesso equilibrata ed esperta, con due stelle di prima grandezza (Durant e Westbrook) e tanti altri giocatori che capiscono il loro ruolo di fondamentale complemento (Harden, Ibaka, Perkins).

L'NBA ha da oggi una nuova squadra di vertice. A dimostrazione che nella pallacanestro, a dfferenza di altre discipline sportive, non ci sono trame o complotti per avere finali con certe squadre o certi giocatori in campo. Tanto di guadagnato, per tutto il movimento, che a guidare questa nuova squadra ci sia un ragazzo non ancora ventiquattrenne che rispetta allenatore, compagni e avversari e che, al momento del rinnovo del contratto con la propria squadra, non ha cercato la via facile al successo facendo le valigie per andare a giocare con altre (presunte) stelle.

Meditate gente, meditate...