Orizzonti di boria

Le Finals sono il momento più alto della stagione Nba, e il tribunale da cui viene emanato il giudizio più importante, cioè chi sarà proclamato Campione e chi verrà spedito nell’oblio dei perdenti. In attesa di conoscere dove collocare Oklahoma City Thunder e Miami Heat proviamo a tracciare un bilancio sull’annata che va concludendosi.

Orizzonti di boria
Orizzonti di boria

Giudizio sospeso su David Stern e la NBA, intesa come le eminenze grigie che mandano avanti il Carrozzone dei Sogni. La stagione compressa è stata una porcata incommensurabile, ma l’alternativa, ovvero il lockout dovuto al muro contro muro fra giocatori e proprietari era una prospettiva decisamente peggiore. Quindi lode al Commissioner per aver gestito la situazione al meglio,  ed essere uscito quale vero vincitore del raggiunto accordo fra le parti. Chi ne esce molto male sono invece i giocatori, anzi quella ridicola parte di loro che per continuare a raccogliere assegni con più zeri non ha esitato a mettere a rischio il lavoro, la carriera e la vita dei propri colleghi meno dotati e meno abbienti, nonché di tutta la cosiddetta “gente comune” che si nutre delle briciole che la Fiera disperde, ovvero il parcheggiatore dello Staples Center, la maschera del Palace of Auborn Hills, il lucidaparquet del Boston TD Garden e così via.

Allo stesso modo, sempre per rimanere agli inizi di stagione, non è assolutamente piaciuta la presa di posizione della Lega sull’ormai famigerata “Trade Paul”. Fra il Conflitto d’interesse - Commissioner dell’intera Nba o proprietario in pectore dei New Orleans Orleans? Era meglio sciogliere il nodo prima di mettere sul mercato il miglior giocatore del roster.- o il Pericoloso precedente - ora i proprietari decidono quale trade o meno può avvenire? – si può scegliere quale sia il veleno peggiore. Soprattutto, se la tua Associazione è già in deficit di considerazione pubblica per l’appena terminato lockout, davvero la miglior mossa per ritrovare consensi è intervenire personalmente e con tutto il peso che la tua posizione ti concede per sconfessare l’operato di un pugno di General Manager?  

Venendo alle squadre e ai giocatori, voto 7+ ai nostri alfieri. Gli infortuni hanno rallentato la miglior stagione di Bargnani e Gallinari, accomunati dall’essere i go to guy  delle rispettive franchigie e dalla sfortuna che li ha levati di mezzo prima di una più che probabile convocazione all’All Star Game. Discorso un po’ diverso per Belinelli, positivo ma un po’ altalenante in una situazione comunque difficile come quella degli Hornets. L’anno prossimo dirà molte cose su quello che sarà il proseguo della carriera di ciascuno di loro: Gallinari ha tutte le carte per affermarsi ancora di più in quel limbo perfetto che è l’attuale Denver. Poca pressione, allenatore tra i migliori, roster interessante e giovane. Se riuscirà a confermare tutto ciò di buono che ha mostrato finora, e a star lontano dagli infortuni, il limite è solo il cielo. Bargnani ha finalmente fatto vedere sprazzi del giocatore dominante che potrebbe essere, aggiungendo qualche sfaccettatura diversa – qualche rimbalzo, qualche stoppata, qualche assist - al sontuoso gioco offensivo che nessuno metteva in dubbio. Continuare su questa strada è obbligatorio non solo verso tutti i suoi numerosi tifosi ma soprattutto verso i puntuali detrattori. Gli Hornets hanno appena vinto il Draft e sono a due settimane dall’aggiungere al roster un prospetto clamoroso quale Anthony Davis. Con più palloni in entrata ed uscita dal pitturato il gioco perimetrale, e quello complessivo!, dovrebbe necessariamente migliorare, e Belinelli può ritagliarsi spazi importanti pur partendo dalla panchina, non solamente limitandosi al tiro ma sfruttando appieno anche l’abilità nelle penetrazioni e nelle assistenze. Sixth man of the Year? Why not?

(continua)