Quelle strane occasioni

Contro tutti i pronostici, il Chelsea si ritrova a giocare la finale di Champions League dopo la delusione di quattro anni fa. Il Bayern Monaco è avversario tosto e avrà pure il vantaggio di calcare il terreno di casa. Eppure la stagione di quest’anno ricorda da vicino quella del 2007/2008. Se a Mosca la sfortuna si accanì contro i Blues, stavolta il dio del pallone potrebbe finalmente premiare Abramovich degli sforzi economici fatti sinora. Cronistoria di un sogno inseguito e mai trovato.

Quelle strane occasioni
Quelle strane occasioni

Per essere un’occasione non ci sono dubbi. La finale di Champions è l’appuntamento al quale ogni squadra anela e fallirlo la seconda volta in quattro anni sarebbe davvero una tragedia sportiva. Strana, altrettanto, per come la stagione dei Blues si è tramutata dal depresso andante al sogno reale.

COSA È  STATO - Se qualche anno fa la squadra londinese ha sconvolto il mondo del pallone con le follie di mercato targate Roman Abramovich, con il passare del tempo, gli sceicchi e altri club hanno preso il sopravvento. Il primo dei tre scudetti dell’era moderna nell’anno di grazia 2005 è stato l’exploit tanto atteso, ma fin da subito, per ripagare le tasche del magnate russo, il giusto da fare sarebbe stato conquistare la coppa delle grandi orecchie. Missione fallita anche da Mourinho, che due anni dopo lascia a stagione appena iniziata. I Blues si affidano al misconosciuto, ma grande amico del presidente, Avraham Grant. Accade quello che non ti aspetti con il secondo posto in Premier, ma soprattutto con il derby in finale di Champions contro lo United di Ferguson. Drogba e compagni giocano, colpiscono un palo clamoroso, ma non chiudono. Al rigore decisivo, i fotografi sono pronti per il primo storico trionfo Blues, ma Terry scivola, il mondo non sa se ridere o dispiacersi e la palla vola fuori. Una botta psicologica tremenda e i diavoli rossi ne approfittano: la coppa è loro.

COSA È  - Ancelotti nel 2010 riporta a Stamford Bridge il titolo nazionale e, campioni come Lampard e Drogba, in giro ancora non se ne trovano. La rosa si impreziosisce solo con l’arrivo del sempre pronto ad esplodere Torres, ma in attesa del boom che non arriva, i risultati vacillano. Ci si affida a Villas Boas, il Mourinho 2, che non si dimostra all’altezza del suo connazionale e, tanto per chiudere dignitosamente la stagione, si arriva finalmente a Di Matteo. L’ex centrocampista del Chelsea non inventa tanto, anzi, riesuma Lampard dalla panchina sapendo che senza troppi frizzi e lazzi, ha in mano una Bentley. Non sbanda e si posiziona davanti alla marea blaugrana. Un catenaccio d’altri tempi che manda in tilt la squadra di Guardiola con tanti saluti alla maledetta semifinale dell’arbitro Ovrebo. Questa premia i londinesi, che ora si ritrovano a giocare una finale non preventivata nemmeno a Londra.

COSA SARÀ  - Dal punto di vista tecnico non c’è molto da dire. Le assenze forzate di Terry, Ivanovic, Meireles e Ramires lasceranno scoperte mezza difesa e centrocampo. Cahill, David Luiz e Malouda saranno provati poche ore prima del match. Di Matteo, ha già fatto sapere in merito che potrebbe convocare dei primavera. Insomma, la situazione non è delle migliori, anche se hai dalla tua un Drogba in forma meravigliosa. Il Bayern giocherà nello stadio di casa e, nonostante la cinquina presa dal Dortmund in coppa di Germania, sembra ben riposato e a ranghi completi. Si può invocare il destino? La risposta è negativa, ma lo si può studiare. E c’è un’analogia che balza lampante agli occhi: ad allenatore cambiato in corsa, il Chelsea raggiunge la finale, Barcellona o meno che gli si pari innanzi. Se poi si vuole essere tacciati di pignoleria, altro fattore comune è il Valencia, incontrato nel girone iniziale in entrambe le occasioni. È vero, non sembra tanto per poter sperare in un esito positivo, dovranno pensarci gli undici in campo. Eppure, l’Europa non è mai stata ingiusta e ha sempre ripagato con gli interessi le squadre in debito. Quel legno colpito da Drogba, a Van der Saar battuto, e il tragicomico scivolone di Terry a undici metri dalla gloria, rappresentano un tale fonte di rabbia e vendetta che i Blues dovranno saper sfruttare. Il Bayern è avvertito.