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Prandelli: "Abbiamo buoni giocatori, non fuoriclasse"

Ospite del Trofeo Currò, il ct della Nazionale ha rilasciato alcune dichiarazioni sul campionato appena conclusosi e sugli Europei che sono in procinto di cominciare.

Prandelli: "Abbiamo buoni giocatori, non fuoriclasse"
(Getty Images)

Il ct azzurro Cesare Prandelli, che era tra gli ospiti della XV edizione del Trofeo Fulvio Currò a Torriglia, ha fatto il punto sulla stagione appena conclusasi: "Di questo campionato voglio cancellare le polemiche inutili e di cattivo gusto, mi è piaciuto invece l'atteggiamento delle squadre sul piano comportamentale. Certo, non mi lascia indifferente il fatto che in questi giorni si siano ritirati grandi giocatori, che hanno reso grande il nostro calcio".

Il tecnico di Orzinuovi ha anche rilasciato un'intervista al quotidiano francese L'Equipe che uscirà domani. L'argomento più trattato è stato inevitabilmente il campionato europeo di Polonia e Ucraina che è ormai alle porte: "In questo momento non c'è ancora l'adrenalina, rimaniamo sereni e tranquilli per poter lavorare. So comunque di poter fare affidamento su un ottimo gruppo". Ci mette poco a correggere il tiro, spiegando il suo obiettivo per la nazionale azzurra: "Voglio riprogrammare una squadra che deve costruire il proprio futuro attraverso il gioco, sulla volontà di 'cercare il gioco', ma più che di rivoluzione preferisco parlare di 'modernizzazione'. La mia è una squadra con buoni giocatori ma senza fuoriclasse. Idealmente le partite dovrebbero essere aperte, spettacolari, e l'Italia deve essere una squadra che vuole attaccare, che dovrà anche difendersi ma che dovrà praticare un calcio globale e ambizioso".

In chiusura, una critica molto poco velata all'arretratezza tattica del nostro calcio, che non è disposto a cambiare molto facilmente, e un rimproveralla tifoseria italiana occasionale: "Dovremo essere compatti e recuperare velocemente la palla quando la perdiamo per sviluppare subito il gioco. Nel nostro paese purtroppo non si è pronti a sviluppare una nuova cultura tattica. Non appena suona l'inno nazionale alla prima partita, inoltre, tutti diventano i nostri più accesi tifosi ma poi, all'improvviso, si vive alla giornata. Se vinci sei ok altrimenti devi andare via".