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Ter Stegen: “Un sogno che si avvera”

La giovane rivelazione del calcio mondiale è pronta ad entrare nel mondo dei grandi. Già sabato nell'amichevole contro la Svizzera ci sarà la possibilità di vederlo esordire con la nazionale, sperando in una chiamata per Euro 2012.

Ter Stegen: “Un sogno che si avvera”
(Reuters Pictures)

Marc-Andrè Ter Stegen è stato da molti riconosciuto come miglior portiere tedesco di quest’anno, tanto da essere arrivato a giocarsi un Europeo, seppur probabilmente dalla panchina, non volendo scomodare il signor Manuel Neuer. Una cosa è certa: per un ragazzo di vent’anni è già un successo, un sogno che si realizza. Joachim Low ha voluto fortemente premiare il portiere rivelazione della Bundesliga e dell’intero panorama europeo, nessuno può controbattere la sua scelta, mai così azzeccata. Poter contare su un giocatore di così giovane età e così tanta personalità è un’occasione che non puoi farti scappare, soprattutto se ti chiami Germania e sei l’isola dei giovani campioni.

Marc-Andrè è un portiere atipico: faccia da bambino, ma cuore e carattere da veterano. Lui stesso ha detto di essere sulle orme del suo maestro più grande, che lo ha aiutato a crescere calcisticamente, Oliver Kahn. Pensare che il portierone ex Karlsruhe e Bayern Monaco esordì solo all’età di 26 anni in un mondiale, Ter Stegen ne ha ben sei in meno: “Fin dall’inizio sono stato nelle mani di Oliver Kahn ed è stato qualcosa di molto speciale, soprattutto per me. Sapevo tutto quello che aveva fatto come portiere, dunque provavo sulla pelle la sua forza e la sua concentrazione”. Un passaggio di testimone, una dinastia che continua. 

VITA NEROVERDE – Marc-Andrè è approdato nelle giovanili del suo paese d’origine, Monchengladbach, all’età di soli cinque anni. Quindici anni dopo può finalmente dire di aver provato sulla pelle qualcosa che possono vantare solo in pochi. Un amore infinito, quello per la sua città; una storia infinita, quella da calciatore.

La vocazione è arrivata relativamente tardi, all’età di sette anni, quando subentrò ad un suo compagno, allora portiere, che si era fatto male. Aveva sempre fatto l’attaccante, ma da quel momento ha scoperto quello che era il suo destino, il suo obiettivo: “E’ stato durante un torneo e allora gli infortuni erano anche diversi da quelli che sono oggi. A quel tempo, anche il sangue dal naso era motivo di sostituzione. Ero un buon attaccante, segnavo anche parecchio. Venne chiesto alla squadra chi voleva giocare in porta e io mi offrii, poiché spesso mi ero divertito, nonostante non fosse il mio ruolo. Non mi sono pentito della scelta che ho fatto, e nemmeno i miei allenatori”.

Una vita tra guanti e pallone, dunque, un continuo allenamento per giungere al campionato sempre al top della condizione. E’ solo un classe 1992, ma sulla sua pelle ne ha già provate tante. L’anno scorso rischiò la retrocessione e si salvò all’ultimo respiro nello spareggio col Bochum, quest’anno l’inversione di tendenza: campionato straordinario e zona Champions raggiunta, come nel più bello dei sogni: “Rischiare la retrocessione è stato incredibile. In quella partita abbiamo giocato per il club e per l'intera città, si trattava di vita o di morte. Forse sembra esagerato, ma noi abbiamo vissuto così quei momenti. Quest’anno è stata una vera e propria favola, sono sconcertato dalla stranezza del calcio: un giorno rischi la Zweite Liga, il giorno dopo ti ritrovi ai preliminari di Champions. Per me e per il mio sviluppo è stata una grande occasione. La quasi retrocessione è stata solo una componente del nostro successo futuro, basti pensare all'inizio positivo con una vittoria contro il Bayern Monaco”. 

DA UNDER A OVER –  Il livello dell’U-21 è molto alto, abbiamo molti giovani nelle nostre fila. Ma quando si arriva alla squadra nazionale, è un mondo completamente diverso, una nuova storia da intraprendere. Qui ogni giocatore è fondamentale nel suo club, dove gioca a livelli altissimi ogni settimana, dunque è un onore per me. Mi dispiace per i giocatori del Bayern, ma questa rimane una delle realtà più importanti d’Europa”.

La sua corsa per raggiungere Euro 2012 è già cominciata, nonostante la concorrenza sia da tener d’occhio: “E 'abbastanza chiaro che Manuel Neuer è il numero uno, ha giocato alla grande in Bundesliga e con la Nazionale e ha conseguito eccellenti benefici dal suo lavoro. Ci sono altre due posizioni disponibili per la Polonia, dunque mi sforzo in pieno per raggiungere il mio obiettivo. Con Zieler e Wiese mi trovo molto bene, mi piace lavorare con loro e con il nostro preparatore Andreas Kopke. Noi siamo dei concorrenti, abbiamo una grande ambizione comune, tutti vogliamo vincere. Abbiamo tutti un obiettivo simile, ma è importante avere rispetto reciproco. Lo sport non ha nulla a che fare con il privato”.

Un buon banco di prova potrà essere l’amichevole di sabato contro la Svizzera, nella quale potremo vedere come la Germania si comporterà e soprattutto emergerà la condizione di ogni giocatore. Marc ci fa un pensierino: “Ho ancora qualche allenamento prima della partita, continuo a lavorare. La decisione è dell'allenatore della nazionale, non posso fare più che dimostrare di essere pronto. E, naturalmente giocare contro la Svizzera sarebbe un onore grandissimo per me. Tra l’altro abbiamo storie passate con questa nazione. Abbiamo perso nel 2009 con l'U 17 durante la Coppa del Mondo in Nigeria con gli Svizzeri. E 'stato molto amaro, con un 4-3  nei tempi supplementari siamo stati eliminati dal torneo, e loro sono diventati campioni del mondo. Ma non importa, sono molto soddisfatto delle opportunità che avrò, sarà comunque un’esperienza indimenticabile”.