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Sergio Busquets, la mente geniale

Sergio Busquets non è elegante come Iniesta, men che meno abile come Xavi, ma tra le caratteristiche che lo rendono fondamentale spicca lo spirito di sacrificio, un fattore di grande importanza. Vive la partita come un "Deja Vu", è sempre il primo ad arrivare sui palloni. Fate spazio, c'è Sergi B.

Sergio Busquets, la mente geniale
AP Photo

Mens sana in corpore sano, non si può pretendere di più. Sergi Busquets è giovane, ma gioca come se fosse già un veterano, uno che, avanti negli anni, ha da che insegnare agli altri. Lo stupore si verifica quando, leggendo la sua carta d’identità, ci si ritrova di fronte una data piuttosto eloquente: 16 Luglio 1988. Ventiquattro anni e non sentirli, verrebbe da dire. Esperienza da vendere, innumerevoli trofei in bacheca e tanto margine di miglioramento. Pep Guardiola, colui che lo lanciò nel Barça B, prelevandolo dalla Masia, disse di lui qualcosa che il catalano non si dimenticherà facilmente: “Busquets è il miglior centrocampista difensivo del pianeta”. L’ha visto nascere, crescere e correre, ha avuto certamente le sue buone ragioni confermare la sua tesi, anno dopo anno. Passa spesso in secondo piano, confondendosi tra densa nebbia di campioni spagnoli, come nascosto in un centrocampo che “habla con sus pies”, parla con i piedi. Ma spesso, oltre ai piedi, è la testa che fa la differenza, e Sergi B, come lo chiamano a Barcellona, la sa usare alla grande.

DA SABADELL AL SUDAFRICA – Come detto nasce in un paesino della Catalunya, poco distante da Barcellona, e subito viene adocchiato dagli abili osservatori della Cantera Blaugrana. Il suo climax ascendente ha del clamoroso: in quattro anni riesce a portare a casa un bottino che farebbe rimanere a bocca spalancata tutti i più grandi campioni: tre titoli di Liga, due coppe del Re e due supercoppe spagnole. Il suo cammino in Europa è altrettanto stupefacente: Due Champions League, due supercoppe Uefa, una coppa del mondo per club e, per chiudere in bellezza, il mondiale 2010 in Sudafrica. La presenza di grandi campioni al suo fianco ha certamente contribuito e ai suoi trofei e alla sua crescita, ma è altrettanto vero che rimane uno dei giocatori più sottovalutati e della Spagna e del Barcellona. Cela dietro le sue spoglie una capacità tattica fuori dal normale, offrendo sicurezza e affidabilità in più reparti del campo, “come se avesse gli occhi anche dietro la testa”, dice di lui Riccardo Trevisani, noto giornalista Sky ed esperto di calcio spagnolo. 

PREMIO ALLA GENIALITA’ – In bacheca compare, tra i vari trofei collezionati, anche il riconoscimento del Guerin Sportivo (noto quotidiano) che assegnò a lui il premio come giocatore rivelazione della Liga nel 2008, alla sua prima stagione con i “grandi”. Un predestinato, insomma, inserito sin dall’inizio in un contesto non facile come quello Blaugrana, dove solo chi merita è dentro. Ma in fondo è il campo che parla, non di certo la bacheca. Sergio Busquets è maledettamente importante, sia a Barcellona che per la Nazionale, ma molto di rado viene sottolineata la sua prestazione. E’ l’uomo chiave in fase di interdizione e di recupero palla, ruolo che svolge alla perfezione. Da notare un dato interessante: nella finale di coppa del mondo per club, contro il Santos, è riuscito a totalizzare ben 19 recuperi, una manna dal cielo. Il catalano fa da collante tra i reparti, prendendosi poche libertà e sacrificandosi per il resto del gruppo. Andres Iniesta, uno che il calcio lo mastica discretamente, dice di lui: “Busquets è un giocatore che non ha paura. Ho rivisto delle partite del Liverpool contro di noi in cui, ad esempio, Carragher butta in momenti di difficoltà la palla fuori, e viene applaudito dallo stadio. Da noi, a Barcellona e in Spagna, quell’applauso te lo devi sudare, in ogni occasione, la nostra cultura è differente. Il cultore di questo modo di fare non può che essere Sergio. In Spagna devi sempre mantenere il pallone tra i piedi, evitando il più possibile i lanci. Se guardi Busquets ti accorgerai di come lui legge le partite, recuperando i palloni e giocando con semplicità, con passaggi corti, atti a mantenere il possesso palla che ci contraddistingue. E’ fondamentale per i nostri meccanismi”. 

DUTTILE “DA MORIRE” – Del Bosque, in una famosa conferenza stampa di due anni fa, ha detto riguardo al catalano: “Se dovessi un giorno rinascere calciatore, vorrei essere come Sergio Busquets”. Gli fece eco anche Pep Guardiola in quell’occasione, confermando la sua ammirazione per quel bambino che aveva cresciuto e allevato sin dai primi calci al pallone. Le sue caratteristiche sono essenziali, in qualsiasi squadra prenda posto. Perno basso del triangolo di centrocampo, gioca come un vero pivot, collegando abilmente la fase difensiva a quella offensiva. Permette di dare aria al gioco, di spaziare in velocità grazie ai suoi perfetti movimenti. Impressionante recuperatore di palloni e uno dei migliori al mondo in fase di interdizione. La duttilità e la potenza fisica gli permettono di poter agire in zone del campo anche molto differenti tra loro: può schierarsi in difesa centrale o, in caso di necessità, anche come attaccante aggiunto, sfruttando il metro e novanta di altezza. Sono otto le peculiarità che abbiamo riscontrato in Sergio Busquets: Difesa, tecnica, passaggi, eleganza, creatività, dribbling, fantasia e precisione. “¿cómo puede ser esto posible?”. Un ragazzo di 24 anni, un talento spesso troppo oscurato di cui si dovrebbe parlare di più, il cui nome può tranquillamente accostarsi ai sacri cultori del Tiki-Taka spagnolo.