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Spagna da leggenda, i più forti sono loro

Poker della Spagna che abbatte l'Italia e conquista il secondo titolo europeo consecutivo. Primo tempo da annali del calcio con le reti di Silva al 14' e Jordi Alba al 20'. Gli azzurri perdono i pezzi con l'uscita di Thiago Motta e la ripresa è un monologo delle furie rosse. Chiudono i conti Torres e Mata. Nonostante il risultato, l'Italia esce a testa alta da un ottimo campionato. La maggiore qualità e freschezza fisica spagnola hanno fatto il resto.

Spagna da leggenda, i più forti sono loro
VAVEL.com, di Javier Robles
Spagna
4 0
Italia
Spagna: Casillas; Arbeloa; Pique; Ramos; Jordi Alba; Xavi; Busquets; Xabi Alonso; Fabregas; Iniesta (Mata 87’); Silva (Pedro 59’);
Italia: Buffon; Abate; Barzagli; Bonucci; Chiellini (Balzaretti 21’); Pirlo; Marchisio; Montolivo (Thiago Motta 57’); De Rossi; Cassano (Di Natale 46’); Balotelli;
SCORE: 1-0 Silva 14’; 2-0 Jordi Alba 42’; 3-0 Torres 84’; 4-0 Mata 88’;
ARBITRO: Pedro Proença (POR); Ammoniti - Pique 25’; Barzagli 45’;
NOTE: Olympic Stadium, Kiev (UKR) - Finale Euro 2012

Esiste il calcio ed esiste la Spagna. Gli uomini di Del Bosque lo giocano talmente bene che sembrano aver superato le colonne d’Ercole del pallone fin qui conosciuto. Nessuno aveva mai bissato il titolo continentale, inframmezzandolo con un trionfo mundial. Del secondo tempo è inutile parlare. La vittoria è maturata nei primi 45 minuti con tutto il bagaglio tecnico possibile. Palla rigorosamente a terra, passaggi di prima, corsa, pressing e fantasia. Insomma, di più non si può e, per l’Italia, perdere contro undici alieni difficilmente potrà rappresentare un’onta indelebile. Ai meno giovani il parallelo con l’ultimo incontro di Carnera, non sembrerà così azzardato. Se qualche occasione si è creata, se i polmoni non sono mancati e se fra mille infortuni gli uomini di Prandelli hanno sfiorato la commozione, la testa va mantenuta alta uscendo dal campo. Tributando il giusto plauso a chi da sei anni domina il mondo. Così come fece il pugile friulano. In un mese Prandelli ha compiuto un’impresa, provando a forgiare un gruppo eterogeneo preso tra le beghe e beghine degli scandali nostrani. In parte c’è riuscito e, la doppietta di Balotelli aggiunta al cucchiaio di Pirlo, paradossalmente non lasciano l’amaro in bocca. Bensì un mezzo sorriso a pensarci bene. Certo, l’occasione fa l’uomo ghiotto, ma difficilmente si può andare oltre le proprie possibilità.

TATTICA - Il recuperato Abate sostituisce Balzaretti e va a fare l’esterno basso di destra nel 4-4-2 a rombo di Prandelli. Per il resto tutto confermato con Chiellini a sinistra, Pirlo in cabina di regia e Montolivo vertice alto fra le linee. In avanti la premiata ditta Cassano-Balotelli. Del Bosque opta per un 4-3-3 camuffato senza una vera e propria punta come nel match d’esordio. Iniesta, Fabregas e Silva davanti a Buffon con lo scopo di non dare punti di riferimento. Sulla mediana la classe di Xavi e la forza di Alonso e Busquets. Dietro, tutto confermato con Jordi Alba pendolino pericolosissimo.

MANIFESTA SUPERIORITÁ - L’inizio è di quelli da incubo. La Spagna corre, non lascia un centimetro libero, il forcing è asfissiante e l’Italia si rintana nell’area piccola lasciando alle furie rosse la possibilità di colpire da lontano. Ci prova Xavi dopo dieci minuti, ma gli uomini di Del Bosque sono dei calcolatori, non dei parvenue. E così al 14’ Iniesta trova Fabregas alle spalle di un colpevole e macchinoso Chiellini (problemi muscolari per lui) che lascia al blaugrana il tempo di servire Silva per il vantaggio spagnolo. Non più calcio, un vero e proprio trattato di geometria. Gli azzurri provano a non abbattersi alzando il baricentro per bloccare alla fonte le iniziative spagnole e ripartire. Cassano al 29’ avrebbe l’occasione per rimettere in sesto la gara, ma il suo destro è debole e Casillas deve solo raccogliere la palla con facilità. L’incubo, se possibile, peggiora. La sensazione è frustrante per gli undici di Prandelli perché, nonostante i polmoni e la grinta, gli avversari riescono con naturalezza in ciò che l’Italia deve sudarsi con sette camicie. Il raddoppio, infatti, arriva facile facile al 42’, dopo un fraseggio di prima a centrocampo, con Jordi Alba che passa tra i due centrali e infila Buffon. Il rischio di un’imbarcata è serio perché le furie rosse non smettono di correre e qualsiasi iniziativa italiana si infrange contro la retroguardia o sui pugni di Casillas. Sbagliato imputare più di tanto agli azzurri quando gli avversari sono manifestamente superiori sotto tutti i punti di vista. Il calcio e lo sport sono anche questi.

CALA IL SIPARIO - Prandelli cambia poco e non l’assetto. Il solo Di Natale prende il posto di Cassano e fa subito in tempo a mangiarsi due ghiotte occasioni. La seconda è da non dormire la notte: davanti a Casillas, Totò, dopo una magia di Pirlo, spara sul portiere per la disperazione dei suoi compagni. In ogni caso, dall’altra parte vengono ovviamente lasciate praterie e la terna di Proença decide di mantenere un minimo di spettacolarità non assegnando la massima punizione per un mano solare di Bonucci. La partita vera finisce del tutto a mezz’ora prima del previsto perché l’ultimo cambio a disposizione (Thiago Motta per Montolivo) oltre a non sortire nulla, dura anche molto poco. L’oriundo si strappa, lasciando il campo e i compagni in inferiorità numerica. Ciò che rimane è chiudere il match con onore per non dimenticare le magnifiche serate contro inglesi e tedeschi. L’Italia alza bandiera bianca e non riesce a tenere il risultato perché la Spagna, in fondo, continua a fare il suo e lo fa bene. La parte finale è un monologo rosso, fra tiki taka e qualche incursione nell’area piccola difesa da Buffon. Il coltello lo affondano ancora Torres e Mata che appongono il proprio sigillo su questa ennesima noche magica. Proença fischia la fine e, questa, viene accolta come una liberazione. Vincono i più forti, con merito.