La top 10 di Euro 2012

La top 10 di Euro 2012

L'Europeo è finito ed è ora di tirare le somme. Premiamo quindi i 10 giocatori migliori di questa rassegna continentale.

10. Alan Dzagoev:
Ah, ma non è brasiliano? Alan Dzagoev, purtroppo per lui, gioca nella Russia. E’ l’unico della nostra Top 10 a non avere superato la fase a gironi con la propria nazionale, ma i suoi numeri lo fanno entrare di diritto tra i migliori. Tre gol segnati in altrettante partite, senza una vera e propria squadra a sostenerlo, una scoperta sensazionale. E’ lui, molto probabilmente, il giovane più in luce di questo Europeo: classe 1990, dotato di una capacità offensiva non accessibile a tutti e capace di tenere alte, nonostante la sua giovane età, le speranze della propria patria. Per ora milita nel CSKA, ma dopo un Europeo di questo livello sarà difficile non mettergli gli occhi addosso. 

 

9. Marco Reus:
 
Entra nella nostra Top 10 avendo giocato dal primo minuto solo una partita, dato piuttosto eloquente per confermare la qualità di questo ragazzo classe ’89, neo acquisto del Borussia Dortmund. Loew alla fine si sarà mangiato le mani, visto quanto di buono è stato fatto dal biondino tedesco. Contro l’Italia, nella partita più nera della Mannschaft, è riuscito a giocare da solo contro undici azzurri, dimostrando il suo vero valore, a volte celato dietro la nube di grandi trequartisti teutonici. Tecnica sopraffina, grande velocità e un discreto tiro, come dimostra la traversa colpita su punizione contro l’Italia. Purtroppo la fame di questo ragazzo non ha potuto essere saziata in tempo, ma la sua impronta su questo Europeo rimane più che evidente. 

8. Federico Balzaretti:
Debutta contro l’Irlanda, dopo aver saltato le gare contro Spagna e Croazia perché l’allora piano tattico di Prandelli non prevedeva terzini. Si appropria della fascia, destra o sinistra non fa differenza, e non la lascia più. Corre, crossa, copre e riparte, dal primo all’ultimo minuto dei supplementari, con una lucidità fuori dal comune vista la sua scarsa esperienza internazionale. Soffre, come tutti gli altri, contro la Spagna, ma trovate un terzino che non soffra Silva, Fabregas o Arbeloa lanciati come treni. Probabilmente ha giocato il suo primo e unico grande campionato in Nazionale, visto che a dicembre spegnerà 31 candeline, ma l’ha giocato nel modo migliore.

7. Cristiano Ronaldo:
Non facile giocare quando un Paese intero si aggrappa ai tuoi piedi.  All’inizio paga questa responsabilità, giocando forse le gare peggiori della sua carriera in Nazionale, sbagliando gol che, forse, avrebbe segnato perfino Postiga. Ma quando capisce che Paulo Bento e il Portogallo tutto hanno bisogno di lui sale in cattedra, regalando loro prima i quarti, battendo da solo l’Olanda, e poi la semifinale, poi persa contro la Spagna, con il gol alla Repubblica Ceca. Tre gol, tutti decisivi, per puntare al Pallone d’Oro.

6. Mario Balotelli:
Fuori dal gruppo, svogliato, immaturo, incapace di reggere la pressione, pigro. Si sono dette tante cose sul suo conto in 20 giorni. Lui prima dell’Europeo disse che non avrebbe lasciato in 10 la propria squadra, e in pochi ci crederono. Ha zittito tutti, facendo cambiare idea a inglesi e italiani, Borghezio compreso. Porta l’Italia in finale con una doppietta storica. Realizza un gol capolavoro contro l'Irlanda. Sbaglia qualche gol di troppo, ma facendosi sempre trovare attento, pronto a sfruttare gli svarioni difensivi altrui. Nella disfatta di Kiev è l’ultimo ad arrendersi. Non molla un pallone, inseguendo gli avversari fin nella propria area di rigore, senza mai perdere la testa. Why always him? 

5. Jordi Alba:
Dal quasi anonimato alla gloria, passando per sei partite con la maglia delle Furie Rosse. Il nuovo acquisto del Barcellona ha subito confermato quanto di buono aveva fatto vedere già in Liga quest’anno con la maglia del Valencia. Terzino di grande spinta, dotato anche di un discreto senso tattico e, come ahinoi abbiamo provato sulla nostra pelle, non si fa mancare neppure i gol. Ne ha segnato uno solo in questo Europeo, ma pesante tanto quanto la sua influenza nelle gerarchie di Del Bosque. Un fenomeno arrivato dal nulla, inaspettato, una scoperta che ha regalato una coppa alla Roja: Que Crack!

4. Iker Casillas:
A Madrid lo chiamano “San Iker”, un buon motivo lo dovranno pur avere. Uno è il numero che compare dietro la sua maglia, uno è anche il numero di palloni che ha raccolto nella sua rete in questa vincente e trionfale campagna europea. Impeccabile, reattivo e decisivo: come sempre. Casillas è stato uno degli uomini chiave della Spagna dei record, una saracinesca insuperabile. Il triplete porta anche e soprattutto la sua firma, quella del capitano, che ha sollevato il secondo Europeo in quattro anni. In questa edizione ha salutato uno dei grandi del nostro calcio, Dino Zoff, stabilendo un nuovo e sensazionale primato: 509’ senza gol nelle fasi finali di un Europeo. Se non è santo lui…

3. Xavi Hernandes:
La calculadora, el Profe.Chiamatelo come volete, la sostanza rimane invariata. Le parole da spendere per questo infinito campione, capace di inanellare da protagonista un triplete più che meritato, sono poche. I fatti parlano da sé. I 109 palloni toccati contro l’Italia e la percentuale di passaggi riusciti vicina all’85% dicono tante cose riguardo all’affidabilità di questo giocatore. Il Tiki-Taka targato Spagna parte da lui, sempre e comunque. Contro gli Azzurri è stato capace di fabbricare quattro assist al bacio, uno più bello dell’altro, vincendo a distanza la sfida delle grandi firme con Andrea Pirlo. E’ lui il vero cultore di questo sport, è lui che fa cantare ogni pallone che tocca. Volete delle lezioni di calcio? Ci pensa El Profe.

2. Andrea Pirlo: 
Il suo Europeo verrà ricordato soprattutto per il cucchiaio. Importantissimo, in grado di dare la scossa in un momento delicato come i rigori. Ma lui è molto di più. E’ l’assist geniale per Di Natale nella partita inaugurale. E’ il gol su punizione contro la Croazia. E’ sempre la stessa finta, ma alla quale cascano tutti come se la facesse per la prima volta. E’ quattro volte miglior giocatore in campo, su sei partite disputate. E’ il colpo di tacco usato per  smarcare un compagno, non per ego personale o per schernire l'avversario. E’ il passaggio decisivo nel momento decisivo. E' il lancio millimetrico che taglia il campo e da casa ti veniva impossibile anche solo immaginarla una roba così. E' semplicemente un fenomeno.

1: Andres Iniesta:
Don Andres è, per distacco, il miglior giocatore dell’Europeo. Eletto MVP dalla UEFA dopo aver deliziato Polonia e Ucraina con le sue giocate al limite dell’umano. Un’infinità di palloni toccati, uno,  massimo due, quelli persi in sei partite, giocate tutte da protagonista assoluto. Un esempio di tecnica, tattica, visione di gioco e classe. Che indossi la maglia Roja o quella blaugrana, con l'otto o con il sei sulla schiena non importa. E' come un robot, sempre perfetto, fa sempre la cosa giusta. Quasi fastidioso incontrarlo perché la palla non gliela porti via mai, a meno che non si passi alle cattive maniere. E sono tanti i calci presi da Iniesta in questo Europeo. Mai una protesta, mai una reazione. Questo e molto altro ancora lo rendono uno tra i centrocampisti migliori del mondo e il migliore in questo Europeo.