Torino e Pescara, due successi diversi

Con una giornata di anticipo, Pescara e Torino festeggiano a braccetto il ritorno in Serie A. Due successi nati e costruiti in modi diversi.

Torino e Pescara, due successi diversi
Zdenek Zeman

Torino e Pescara, Ventura e Zeman. Due mondi calcisticamente diversi e distanti che in queste ore festeggiano un successo preannunciato (in Piemonte) e sorprendente (in Abruzzo). Due allenatori dalle carriere e dagli stili differenti, che arrivati a un'età in cui molti colleghi preferiscono trasformarsi in commentatori o lasciarsi attrarre da mete esotiche, non hanno smesso di credere nelle proprie idee e hanno sposato con grinta e determinazione due progetti diversi che alla fine sono risultati vincenti. Reduce dall'esperienza a due facce con il Bari, Ventura è stato individuato dal presidente Cairo (esimio membro del clan dei mangiallenatori) come l'uomo giusto per riportare entusiamo tra i tifosi granata e non fallire l'obiettivo del ritorno in A dopo 2 stagioni trascorse tra i cadetti, culminate col deludentissimo ottavo posto dello scorso anno. Storia diversa a Pescara. La serie A, in riva all'Adriatico, mancava da 20 anni, torneo 1992-93, 17 punti raccolti ma partite storiche come il 4-5 col Milan alla seconda giornata (Galeone in panchina) e il 5-1 (Zucchini aveva sostituito Galeone) rifilato alla Juve di Trapattoni alla penultima giornata.

Affidare la panchina a Zeman si è rivelata una scommessa vincente, grazie anche all'ottimo lavoro del ds Delli Carri, capace di portare alla corte del boemo un gruppo di giovani di valore in cerca di rilancio come Immobile (2 reti la scorsa stagione, 28 con il titolo di capocannoniere nel tridente zemaniano), in cerca di consacrazione come Insigne (19 gol in Prima Divisione col Foggia di Zeman) e puntando sul boom di Verratti, da tutti indicato come il nuovo Pirlo, ai quali a gennaio si è aggiunto, da Roma indirizzato da Totti, Caprari.  Il cocktail di 4-3-3 e fuorigioco marchio di fabbrica di Zemanlandia ha fatto girare la testa a gran parte delle avversarie, travolte da una valanga di gol, 89, e dalla determinazione di un gruppo che giornata dopo giornata ha creduto nei propri mezzi e nel verbo del messia seduto (sognando una sigaretta) in panchina.

Ventura, che in carriera aveva trionfato in B con Lecce e Cagliari ma aveva fallito da favorito alla guida della Sampdoria nel 2000, ha invece puntato su un gruppo esperto (Iori, Vives, Sgrigna, Parisi, tutti ultratrentenni) solidissimo in difesa (solo 28 gol subiti) grazie alla presenza di Ogbonna (per il quale Cairo ora chiederà molto più dei 15 milioni della scorsa estate) e che ha saputo trovare mille opzioni offensive nonostante l'annata poco prolifica (solo 9 reti, contro le 45 delle 2 stagioni precedenti) del bomber Bianchi e il grave infortunio di Guberti. Anche qui, plauso al ds, Petrachi, che si fa perdonare le scelte poco azzeccate della passata stagione. 

Il destino delle due compagini appare nuovamente diverso. Il Torino, che ripartirà da Ventura, dovrà investire per allestire una squadra capace di fare meglio che nelle recenti apparizioni in A. Il Pescara, con la piazza che invoca fortissimamente la conferma di Zeman, dovrà impedire la diaspora dei suoi giovani talenti e rinnovare il tutto esaurito visto all'Adriatico nelle ultime settimane. 
 
Il campionato si concluderà sabato prossimo. Definite le 4 squadre che si affronteranno per i playoff (Sassuolo, che incredibilmente vede sfumare la promozione diretta pur con 77 punti; Verona, Varese e Sampdoria, noi puntiamo sul Verona), resta da decidere il nome delle 2 squadre che accompagneranno Gubbio e Albinoleffe in Prima Divisione, con Nocerina (appesa a un filo), Vicenza, Empoli, Livorno e Ascoli costrette a soffrire fino all'ultimo minuto. In attesa delle sentenze per lo scandalo scommesse...