Silenzio a tavola

L'idea di Coni e Figc di istituire il famoso "tavolo della pace" è naufragata in maniera impietosa. Bocche cucite fino alla chiusura delle presunte trattative e niente di eclatante all'uscita dei protagonisti. Le istituzioni almeno possono dire di averci messo la faccia, con un colpevole ritardo. Sorge il dubbio che si sia parlato, ma di ben altre cose rispetto a calciopoli. Diritti televisivi?

Silenzio a tavola
I presidenti delle maggiori società di calcio italiane riuniti per discutere

Il contentino è stato dato, le istituzioni hanno fatto il loro dovere e ora pilatescamente se ne lavano le mani. Sembra questo il resoconto di una giornata che si è sgonfiata alla maniera dei migliori sufflè. Il tavolo della pace, così fortemente voluto da Coni e Figc, è riuscito nell'impresa di riunire i maggiori rappresentanti delle big di serie A senza approdare a nulla. Stando alle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti all'uscita, pare che per più di quattro ore si sia discusso di calciopoli e che ognuno abbia mantenuto intatte le proprie idee, a partire dai duellanti Agnelli e Moratti.

Viene da pensare a una trama degna de "Il grande freddo" con evidenti momenti di imbarazzo. Chissà che sforzi sovraumani avranno dovuto fare Petrucci e Abete per spezzare gli interminabili secondi di silenzio nei quali ognuno dei presidenti guardava in basso, i quadri sui muri o i bellissimi fiori rossi innanzi a loro. E chissà quali frasi trite e ritrite saranno uscite dalla bocca di Moratti (Lo scudetto me lo tengo), Agnelli (Ricorreremo all'Onu), Galliani (Siamo candidi), Della Valle (Ero inesperto e chiedevo aiuto) e De Laurentiis (Che ci faccio qui visto che all'epoca dei fatti ero in serie B?). Ironie a parte, per qualche minuto è pure trapelata la notizia di un documento congiunto da presentare al governo.  Una spiegazione più che legittima per giustificare la lunghezza di questa tavola rotonda. In quel caso, sia punti che virgole sarebbero stati da concordare. Eppure di questo fantomatico foglio firmato da tutti neanche l'ombra. Finalmente poco prima delle 14 il mistero viene risolto dagli stessi invitati che uscendo alla chetichella rilasciano alcune dichiarazioni che fanno presagire la completa inutilità della giornata. La conferma arriva poi per bocca di Petrucci: «Passi in avanti non ce ne sono stati: la buona volontà non è stata premiata. Non voglio dire che è una sconfitta del calcio, e in ogni caso sono a posto con la coscienza». Più chiaro di così, " sono a posto con la coscienza". Tradotto: che si arrangino pure.

Insomma, questo è ciò che sembra essere accaduto oggi. Potrebbe davvero essere l'ennesimo buco nell'acqua dei maggiori organi sportivi italiani, ma un dubbio si insinua nella mente di tante persone. Vuoi vedere che calciopoli è stato lo specchietto per le allodole e che in reltà si è discusso di cose ben più importanti? Il signore attempato al bar dello sport, da buon italiano che ne ha viste tante, se lo sta chiedendo. In effetti, a ben vedere gli invitati, ma soprattutto gli esclusi, ci si domanda legittimamente perchè, ad esempio, la Lazio coinvolta in calciopoli non era presente, mentre il Napoli lontano dalla vicenda sedeva al tavolo con gli altri. Per De Laurentiis può valere il discorso dell'appeal, valido anche per la Roma però, neanche lei rappresentata oggi. Così come tutte le altre società di serie A prive del loro capo in pectore, quel Maurizio Beretta presidente della Lega.

Solo una cosa può accomunare gli interessi dei top club di A. In sicilia li chiamano "piccioli", vale a dire soldi, e la maggior fonte di guadagno per una società di calcio non deriva certo dai botteghini, ma dai diritti televisivi. Eloquenti in merito le parole pronunciate ieri dal presidente del Cagliari Cellino a Radio Rai: «Questo tavolo non l’ho capito, se doveva servire per far stringere la mano a due società come Inter e Juventus e dimostrare come i valori dello sport sono superiori a tutto, allora bastava la presenza di Agnelli e Moratti. Ma cosa c’entrano gli altri?». E attacca: «Perché mai non si invita la Lega che pure per quei fatti è stata parte lesa?. Così è solo una iniziativa che si trasforma in un atto arrogante di sopraffazione. L'idea che ci siano presidenti che si collocano al di sopra delle regole si trasforma di fatto in un sabotaggio del faticosissimo percorso che abbiamo intrapreso per trovare una unione al nostro interno». Appunto, gli antichi romani usavano la tattica del "divide et impera" per ottenere i maggiori successi e le parole di Cellino non fanno altro che confermare le idee dei malpensanti. Il dubbio rimane legittimo. Quando alla prossima riunione per i diritti televisivi le big faranno fronte compatto mettendo le piccole con le spalle al muro, allora ci ricorderemo della giornata di oggi.