Inter, sognando Verratti

Quel che serve all'Inter è rinnovamento; e il reparto che più necessita di freschezza, gamba, classe e quantità è il centrocampo. L'età avanza, il ritmo partita viene meno: l'uomo giusto sarebbe un Campione vero, come Marco Verratti.

Inter, sognando Verratti
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Partiamo dai fischi a Cambiasso, indegni, che hanno sottolineato però una difficoltà evidente del Cuchu nell’ultimo periodo. Partiamo dall’addio di Thiago Motta, a quanto sembra inevitabile. Partiamo dall’età avanzata di Stankovic e dai suoi continui acciacchi fisici. Partiamo dal vuoto che molto probabilmente lascerà (l’ha mai riempito?) Palombo. Partiamo dall’immenso Capitano, che quando c’è da sgroppare sulla fascia palla al piede sembra ancora fresco come una rosa, ma che quando viene schierato in mediana dimostra di non avere più la gamba per reggere a ritmi elevati. Insomma, partiamo dal centrocampo interista: vecchio, lento, poco fantasioso. Certo, Poli (verrà riscattato?) e Obi hanno ampiamente documentato come la gamba ce l’abbiano e la grinta pure, ma – almeno per ora – non c’è da mettere la mano sul fuoco che riescano a far fare il salto di qualità, nonostante sia l’augurio di tutto il popolo nerazzurro.

Non c’è niente da fare, serve una sferzata. Personalmente, a gennaio, con l’addio di Thiago Motta, avevo sperato che in Corso Vittorio Emanuele facessero un pensierino a Daniele De Rossi, in scadenza di contratto, protagonista di un tira e molla con la Roma che avrebbe potuto vederlo ceduto con uno sconto da fare invidia ai magazzini Harrods a fine dicembre. Appunto, ci avevo sperato. Come insegna il saggio, piangere sul latte versato non risolve nessuna questione. Guardiamo avanti. Quando giravano voci di un possibile approdo all’Inter di Marcelo Bielsa, che già la scorsa estate fu vicino a sedere sulla beneamata panchina, da grande ammiratore dell’Athletic Bilbao ho pensato che mettere sotto contratto el Loco senza assicurargli una rosa di giocatori che corrano, corrano e corrano, sarebbe stato un suicidio sportivo. In contemporanea si vociferava di osservatori interisti in giro per l’Europa a prendere nota delle prodezze di Ander Herrera, Iturraspe e De Marcos: FOR-TIS-SI-MI! E tutti classe ’89. Già accaparrarsene uno non sarebbe stato male. Il primo, un gladiatore duttilissimo; il secondo, un perno davanti alla difesa; il terzo, prodigioso negli inserimenti, piedino vellutato, ottimo anche in fase di interdizione. Morale della favola: uno dei tre, qualsiasi esso sia, nel centrocampo dell’Inter darebbe una ventata di freschezza che serve come il pane.

Poi la pista Bielsa è caduta definitivamente. Largo alla cantera. Il percorso di Guardiola ha affascinato tutti. Moratti compreso, che ha deciso di dare fiducia al nostro Stramaccioni. E, lo ammetto, sono soddisfatto della scelta. Lo sono ancora più perché mi sono ricordato delle parole di apprezzamento che il tecnico romano ha più volte espresso – più nei corridoi di Appiano Gentile che nelle sale stampa – per un giocatore che personalmente considero un Campione: Marco Verratti. Da inizio anno seguo con interesse (I love you, Zdenek!) la bella favola del Pescara e…c’è poco da scherzare: compriamolo! Partito un po’ in sordina, Verratti si è guadagnato ben presto le chiavi del centrocampo abruzzese. E l’ha fatto con l’onere del numero 10 sulle spalle. Nessun timore riverenziale dall’alto dei suoi 165cm per i colossi, molto più esperti, che si è trovato a fronteggiare nel campionato cadetto. Verratti è un giocatore classe ’92: 20 anni da compiere a novembre, ma in campo ne dimostra 10 in più. Per esperienza, è ovvio. Perché la gamba ce l’ha eccome. E fosse solo quello: nato come centrocampista offensivo, è stato riposizionato da Zeman qualche metro più indietro, tant’è che in molti lo definiscono con l’epiteto di “vice-Pirlo”. In questo ruolo la pupa Verratti ha trovato il modo di trasformarsi, sviluppando le ali che gli hanno permesso di volare sui campi della Serie B.

Mediano? Regista? Come definirlo, non si sa. E non è certo un segnale di insipidità, anzi: Verratti sa fare tutto. In fase di interdizione non soffre certo il fisico minuto. La quantità di palloni che recupera in ogni partita è impressionante: i tifosi interisti si ricorderanno di Emre, soprannominato la zanzara; ecco, il termine calza molto più a pennello per il pescarese. Poi ci sono i piedi, non buoni, di più: nella prima parte di stagione ha mostrato come sia padrone della fase di palleggio, maestro prima ancora di essere allievo nella gestione della palla; partita dopo partita ha imparato anche a trasformarsi in sopraffino uomo-assist: Ciro Immobile, dall’alto dei suoi 28 gol stagionali, ringrazia caldamente. C’è poi la visione di gioco, splendida. E la freddezza: vederlo fintare sulla linea di fondo (difensiva!) per poi dialogare nello stretto con un compagno ed uscire palla al piede nello scontro diretto con il Torino, beh, mi ha strappato un fragoroso applauso dalla poltrona di casa. Il gioco del Pescara passa spesso e volentieri dai suoi piedi. E se n’è accorto anche Prandelli: il nome di un quasi 20enne, che gioca in Serie B, nella lista dei pre-convocati per l’Europeo fa impressione. Poco importa se, notizia fresca fresca, Verratti è stato spuntato e non giocherà in Ucraina e Polonia: era prevedibile.

Inviterei chi sostiene che non andrebbe comprato perché juventino a guardarsi qualche partita del Pescara. Dopo un’attenta analisi chiederei: “Allora, preferite che un giocatore del genere vada a rinforzare la Gobba, o che vesta la maglia nerazzurra?”. Conosco già la risposta.