La Roma serve il poker, l'Inter non esiste più

I giallorossi passeggiano su un'Inter troppo brutta per essere vera, offrendo una prestazione straripante ma facilitata da un avversario non pervenuto sul rettangolo di gioco. Apre Juan, la doppietta di uno scatenato Borini chiude una gara mai nata: di Bojan a tempo quasi scaduto il sigillo finale.

La Roma serve il poker, l'Inter non esiste più
Roma
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Inter
Roma: 24 Stekelenburg; 11 Taddei, 4 Juan,5 Heinze, 3 José Angel; 19 Gago (26' s.t. Simplicio), 16 De Rossi, 15 Pjanic; 10 Totti; 8 Lamela (28' s.t. Bojan), 31 Borini (35' s.t. Piscitella).
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon (22' s.t. Faraoni), 6 Lucio, 25 Samuel (1' s.t. Cordoba), 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 17 Palombo, 19 Cambiasso, 20 Obi; 7 Pazzini (1' s.t. Poli) , 22 Milito.
SCORE: 11' Juan, 40', 49' Borini, 89' Bojan
ARBITRO: Andrea De Marco (sez. arbitrale di Chiavari)
NOTE: Ammoniti: 9′ st De Rossi, 11′ st Maicon, 25′ st Faraoni, 30′ st Taddei, 41′ st Juan.

Se due indizi fanno una prova, tre costituiscono una virtuale certezza: l'Inter del filotto di vittorie e delle rinnovate ambizioni di classifica non c'è più, ed il naufragio di Roma adesso inchioda società, tecnico e calciatori alle proprie responsabilità. Contro la migliore Roma della stagione, i nerazzurri offrono uno spettacolo indecente, che non può essere in alcun modo giustificato da assenze senz'altro pesanti come quelle di Sneijder, Alvarez e del neoarrivo Guarìn. Ranieri se la gioca malissimo, puntando esclusivamente sul non prenderle, ma finendo ben presto sotto scacco per via dell'imbarazzante possesso palla giallorosso.

Non c'è logica nell'Inter che scende in campo all'Olimpico. Una squadra rinunciataria, lenta, impacciata e imbarazzante quando deve imbastire una qualche trama offensiva, riducendosi in modo sistematico al buon vecchio "palla lunga, e pedalare". Contro un avversario privo di certezze ed un centrocampo impresentabile orfano di un costruttore di gioco, la Roma prende fin dal 1' il controllo delle operazioni. I giallorossi, pur con alterne fortune, uno spartito lo hanno eccome: pressing altissimo, palla a terra, gioco a due tocchi e terzini che spingono come forsennati costringendo Maicon e Nagatomo a ridurre al massimo le scorribande offensive. Il ritorno di De Rossi poi è una manna dal cielo per Luis Enrique, che ritrova il suo "pivote" pronto sia a schiacciarsi all'indietro dando una mano ai centrali difensivi, sia a lanciare il gioco quando necessario. Con i piedi educati di Gago e Pjanic poi, tutto è decisamente più semplice.

Già al 3' i giallorossi potrebbero passare: splendida verticalizzazione di Gago, Borini in area calcia al volo ma manda a lato di pochissimo il pallone dell'1-0. Pochi minuti più tardi si assiste a un pezzo di bravura di Totti, che illumina l'Olimpico con un sontuoso colpo di tacco che libera Lamela in area, ma l'argentino spreca calciando male su Julio Cesar dopo essersi bevuto Lucio. La spinta della Roma però è straripante, e all'11' arriva il vantaggio: angolo di Totti, Juan salta in testa a Maicon e insacca, rompendo un equilibrio che era solo ed esclusivamente di carattere numerico.

L'Inter non dà il minimo segnale di ripresa, anche se Stekelenburg prova a movimentare la serata svirgolando un retropassaggio comodo di Juan e mettendo così in difficoltà il difensore brasiliano, che comunque se la cava. La Roma incassa il parziale spavento, e riparte a testa bassa con le sue armi letali, trovando nei nerazzurri uno sparring partner decisamente ideale. Pjanic disegna calcio, apre sulla destra per Taddei che rimette la palla al limite dell'area, con il bosniaco che conclude però altissimo. Si movimenta anche il binario di sinistra, con Heinze che lancia Josè Angel e sul cross dello spagnolo (novità della serata) Lamela svetta ma manda sopra la traversa.

Il primo affondo dell'Inter arriva al 36', con un cross di Maicon dalla trequarti che trova Pazzini, la cui conclusione di testa finisce però a lato. Poco dopo Obi serve Nagatomo in area sulla sinistra, il giapponese fa un passo e poi fa partire un tiro cross sbilenco e irraggiungibile per chiunque. La produzione offensiva del primo tempo nerazzurro finisce qui, anche perchè al 40' Borini piazza la zampata che uccide quel che rimaneva ancora della gara: Pjanic lancia l'attaccante giallorosso, che si beve Samuel, rientra sul destro e uccella Julio Cesar per la seconda volta. Game, set and match direbbero i commentatori di una gara di tennis, ed anche in questo caso siamo già ai titoli di coda della gara, nonostante un secondo tempo ancora tutto da giocare.

Dal tunnel degli spogliatoi non rientrano Pazzini e Samuel, al loro posto Poli e Cordoba. L'Inter riparte così, con un 4-5-1 che è un chiaro segnale di resa incondizionata. La Roma si diverte, e piazza altre due stoccate a rendere questo pomeriggio speciale, e forse il più bello della sua fin qui altalenante annata. Borini, semplicemente assatanato, trova la doppietta personale già dopo 4' della ripresa, grazie soprattutto ad una difesa nerazzurra da galleria degli orrori: lancio di Juan dalla propria metà campo, la linea difensiva sale malissimo, e così l'ex attaccante del Parma può infilare Julio Cesar in assoluta tranquillità. Bojan, subentrato a Lamela, chiuderà il poker a tempo quasi scaduto, con le squadre che aspettano solo il liberatorio fischio finale.

E' una batosta pesante per l'Inter, una importante iniezione di fiducia per la Roma, e questi 90' consegnano alla serie A due importanti verità: il progetto di Luis Enrique funziona, il non progetto di questa sgangherata Inter è una implicita ammissione di impotenza in un campionato che adesso rischia di prendere una piega tutt'altro che piacevole. Ranieri pare stia entrando in una fase molto simile a quella che portò alle dimissioni dopo Genoa-Roma di un anno fa, gestendo malissimo la gara e operando delle scelte tecniche (vedi esclusione di Pazzini dopo il primo tempo) che rischiano di far esplodere il giocattolo che pareva aver costruito a fatica negli ultimi mesi. Lecce, Palermo, Roma sono prove compromettenti: qualcosa in questa squadra si è rotto, e se anche l'"aggiustatore" ci mette del suo allora forse in casa Inter il peggio non è ancora finito..