Juve e Coppa Italia, 74 anni di calcio

Domenica sera la Juve sfiderà il Napoli nella sua 14esima finale di coppa Italia. Nove le vittorie totali per i bianconeri, appaiati in cima all’albo d’oro con la Roma. Battere i partenopei significherebbe la stella argentata d’apporre per sempre sulla maglia. Una storia iniziata nella stagione 37/38 con il primo trionfo.

Juve e Coppa Italia, 74 anni di calcio
Juve e Coppa Italia, 74 anni di calcio

Qualche curiosità tanto per iniziare. La Juventus ha vinto nove edizioni della coppa Italia, ora Tim Cup, e con la Roma detiene il primato nell’albo d’oro. Tredici le finali disputate dalla Signora, ma solo due volte (tre con questa) si è presentata da campione d’Italia alla sfida decisiva, poi vincendola: è stata la seconda società a conquistare il double dopo il grande Torino nel 1943. Cinque squadre hanno portato a casa per due volte consecutive il trofeo (Juve, Milan, Inter, Roma, Sampdoria): ai torinesi è capitato nel biennio 59/60, mentre i nerazzurri e i giallorossi sono riusciti nell’impresa in ben due occasioni nella loro storia. Finali spesso tirate per la Juve che in tre situazioni di tempi supplementari è sempre riuscita ad alzare la coppa. Insomma, in campo nazionale si sa quanto i bianconeri l’abbiano spesso fatta da padrone e non stupisce vedere un’ottima percentuale di riuscita. Unico neo, negli ultimi 15 anni Madama ha ottenuto più sconfitte che vittorie in finale (due volte Parma, una Lazio), facendosi raggiungere come numero di trionfi dalla Roma. La maglia bianconera ama fregiarsi di nuovi loghi: prima a mettere la coccarda, la stella e poi un’altra ancora. Indipendentemente dalla terza, anche con due, l’ornamento appare comunque il migliore di tutti. In ogni caso, la rincorsa alla decima dura dal ’95 e la serata di domenica potrebbe significare tanto nella storia della Juventus.

LE FINALI

1/8 maggio 1938, Torino-Juventus = 1-3, 2-1; – Nasce Superman, il Futurismo e Orson Welles terrorizza tutti alla radio leggendo un adattamento della Guerra dei Mondi. Intanto il pallone non si ferma: il torneo si gioca per la quarta volta e, per la prima, l’atto finale si svolge tra andata e ritorno. La Juve iscrive il suo nome nell’albo d’oro avendo la meglio sul Torino in un derby infuocato. Cammino senza troppi intralci per i bianconeri che si sbarazzano agevolmente di Alessandria, Atalanta e Inter. Doppietta di Bellini nel primo match e una settimana dopo quella furia di Gabetto rimonta con due gol il vantaggio iniziale firmato da Baldi. In campionato non andò malissimo con un onorevole secondo posto dietro la nerazzurra Ambrosiana. Solo due juventini (Rava e Foni) di lì a poco se ne andranno in Francia agli ordini di Vittorio Pozzo a conquistare il secondo Mondiale di fila. Leggende perse nei meandri del tempo.

21/28 giugno 1942, Milano-Juventus = 1-1, 4-1; – Neanche la guerra riesce a fermare la passione. Ci riuscirà l’anno successivo, ma in quel caldissimo giugno c’è la seconda coppa Italia da mettere in bacheca. Il nome della squadra rossonera non è un refuso, le leggi fasciste avevano imposto l’italianità nel linguaggio, o al massimo i latinismi, e nel capoluogo lombardo ci si era dovuti adattare. Brutta stagione culminata con un sesto posto in campionato, ma almeno lo scatto d’orgoglio finale non è mancato. Con un Carletto Parola incerottato, Madama grazie al solito Bellini impatta a Milano, mentre a Torino l’albanese Lushta ne fa tre. Grande gioia sulla panchina per l’ex giocatore e ora traghettatore Luisito Monti, subentrato a stagione in corso a Giuanin Ferrari.

13 settembre 1959, Inter-Juventus = 1-4; – Finale unica in una data insolita. La coppa nazionale era importante, ma le vacanze ancor di più. Così, a cavallo di tre campionati, mentre le semifinali e la gara decisiva si giocavano a settembre, le squadre minori erano già in campo a lottare per l’edizione a venire. Roba da era pretelevisiva. La stagione non dice bene alla Juve che arriva terza, ma inizia bene la successiva andando a conquistare la coppa numero tre nella finale unica giocata a Milano. L’Inter non approfitta del vantaggio casalingo e la squadra di DePetrini, arrivato a novembre al posto di Brocic, dilaga con doppietta di Cervato e un gol a testa dei gemelli Sivori e Charles. Dall’altra parte, c’è in campo il diciottenne Mario Corso, che ripagherà ampliamente Madama negli anni successivi. Appare per la prima volta la coccarda tricolore come segno distintivo per i vincitori. L’anno prima, sempre la Juve, ottenne, grazie al regolamento voluto dalla Federcalcio guidata da Umberto Agnelli, la stella per il decimo scudetto.

18 settembre 1960, Juventus-Fiorentina = 3-2 dts; – Il primo double della storia bianconera. L’accoppiata scudetto/coppa Italia riuscirà 35 anni più tardi. La Juve è la seconda a riuscirci dopo il grande Torino. Si gioca ancora a Milano, ma stavolta la Fiorentina guidata da Luis Carniglia è avversario ostico e la Signora riesce ad avere la meglio solo ai supplementari. Una sfida, quella con i viola, lunga un campionato. La Juve può contare sul trio Sivori-Charles-Boniperti e durante le 34 giornate mette a segno ben 92 reti. In finale, invece, la questione è più spinosa grazie anche a quel matto del cabezon che getta il pallone contro l’arbitro. Espulsione immediata e attacco interamente affidato a John il gallese che porta il match ai supplementari. Ci pensa poi un’autorete provocata da un tiro di Boniperti a regalare il quarto successo alla Juve.

29 agosto 1965, Juventus-Inter = 1-0; – Ancora campo neutro, stavolta Roma, ancora Inter. Stavolta è quella di HH (Helenio Herrera) fresca vincitrice dello scudetto e della seconda Coppa dei Campioni consecutiva. La Juve arriva quarta in campionato  e non riesce da qualche tempo a svegliarsi dal torpore. A Milano sono obiettivamente più forti, non c’è che dire. Sulla panchina bianconera c’è la riserva di Helenio, quell’ Heriberto Herrera (detto HH2) che poco ha a che vedere col primo e non va neppure tanto a genio a Sivori, ormai orfano di Charles e Boniperti. I bianconeri sono comunque una squadra coriacea e disputano un torneo da batticuore con il Lecco eliminato ai supplementari, il Bologna ai rigori e il Toro con un solo golletto. Dall’altra parte, l’Inter, non è ancora consapevole di essere giunta al termine del suo straordinario ciclo e si lascia sfuggire la coppa. Ci pensa Menichelli al quarto d’ora a regalare un dispiacere ad Angelo Moratti, mentre al 75’ Dal Sol e Burgnich se le danno di santa ragione finendo per essere espulsi dal signor D’Agostini.

20 giugno 1979, Juventus-Palermo = 2-1 dts; – Quattordici anni senza un trionfo sono troppi per la Juve. D’altronde la valenza del campionato e delle coppe europee ha assunto maggiore importanza e il trofeo nazionale sembra quasi roba per squadre minori. Le tossine del mondiale argentino si fanno sentire e il campionato finisce con la medaglia di bronzo. Se però hai in panchina il Trap e stai avviando un ciclo che durerà dieci anni, allora non viene difficile portare a casa la vittoria. Quella Juve tutta italiana viaggia con il cambio automatico fino alla partita decisiva sul campo neutro di Napoli. Di fronte c’è la sorpresa Palermo e la gara si rivela più ostica del previsto. I bianconeri rimangono in dieci per l’infortunio di Bettega. Si va oltre i novanta regolari e Causio a tre minuti dai rigori giustizia Frison. Dopo l’accoppiata dell’anno precendente scudetto/coppa Uefa, il Trap non conclude a mani vuote neanche il 1979.

19/22 giugno 1983, Verona-Juventus = 2-0, 3-0 dts; – Si ritorna alla finale di andata e ritorno. L’Italia ha aperto da poco le frontiere e Madama presenta in campo i vincitori del Mundial più Boniek e Platini. Davvero tanta roba. Il campionato va alla Roma di Falcao, mentre a Torino si pensa solo a quella Coppa dei Campioni che sfugge nella stregata notte di Atene contro il modesto Amburgo. Una di quelle delusioni che marchieranno a vita la storia bianconera. Quasi un mese dopo, però, c’è la doppia finale contro l’ottimo Verona di Bagnoli che fa venire i brividi a Trapattoni. Al Bentegodi, Penzo e Volpati giustiziano la Juve. Tre giorni più tardi la musica cambia e ancora grazie ai supplementari i bianconeri compiono la rimonta con Pablito Rossi e doppietta di Platini che a un minuto dai calci di rigore manda in estasi il Comunale.

28 febbraio/25 aprile 1990; Juventus-Milan = 0-0, 0-1; – È il Milan di Sacchi a farla da padrone in questi anni. L’eco della grande Juve si è spento e ora va di moda l’orange. Rijkaard-Gullit-Van Basten mettono paura ancora adesso a nominarli e, in confronto, la squadra operaia guidata da Zoff sembra una banda di novizi. L’ex numero uno compie un miracolo concludendo il campionato in quarta posizione e portando in bacheca la seconda coppa Uefa (finale contro la Fiorentina). La doppia finale è un’autentica lezione di calcio impartita dal friulano ad Arrigo Sacchi.  A Torino finisce inspiegabilmente a reti bianche dopo un dominio che da anni non si vedeva. Circa due mesi dopo tutti attendono la marea rossonera. Ecco invece sbucare al 17’ Galia che infila Giovanni Galli tra l’incredulità di mezzo San Siro. Il Milan non riuscirà a superare Tacconi e per la Juve di Schillaci, Rui Barros e Casiraghi è festa grande.

7/11 giugno 1995; Juventus-Parma = 1-0, 0-2; – È stato l’anno della sfida infinita. Campionato, coppa Uefa e coppa Italia. Il tricolore è andato alla squadra guidata da Marcello Lippi destinata a vincere tutto negli anni a venire. In Europa, nella doppia finale giocata al Tardini e a San Siro (sede scelta dalla Juve), i ragazzi di Nevio Scala hanno avuto la meglio. Ultimo atto, la coppa nazionale. Entrambe le squadre non rinunciano alla formazione migliore, ma è un gregario l’hombre de los partidos: Sergio Porrini, difensore arcigno con piedi non eccelsi, che firma l’unica rete al Delle Alpi e dà il là allo 0-2 in terra emiliana, poi ribadito da Ravanelli. Quella sera in campo c’erano Antonio Conte e un giovanissimo Alessandro Del Piero. Pensare come le strade e le storie spesso possano incrociarsi è roba da brividi.