Del Piero: il triste epilogo di una carriera da Campione

Dopo 19 anni di vittorie e sconfitte in maglia bianconera, Del Piero lascia la Juventus, purtroppo con una delusione. I tifosi bianconeri però potranno ancora vederlo giocare, anche se con una maglia diversa: l'ipotesi più probabile è quella degli Stati Uniti, ma non sono da escludere Cina e Premier League.

Del Piero: il triste epilogo di una carriera da Campione
(Getty images)

A volte basta un silenzio, uno sguardo, a volte non bastano mille parole. Ma quando di mezzo ci sono i sentimenti non si scherza, e qui, volenti o nolenti, siamo in una terra di mezzo. Terra di amore, terra di applausi, ma anche terra di lacrime e di addii. Potrebbe non essere sufficiente un libro, come una fotografia potrebbe essere l’emblema del “souvenir”, come cantava Ligabue. La cartolina di questo finale di stagione non sarà, per 14 milioni di italiani, la vittoria dello Scudetto, il giro in pullman per le strade di Torino, ma l’acre ricordo della lacrima trattenuta sul volto di Del Piero, sotto lo scrosciante applauso del suo stadio. Il suo stadio, la sua casa, come l’ha definita Andrea Agnelli, perde il pater familias per eccellenza, in maniera sì dignitosa, meritevole di essere commemorato nei lari del tempio bianconero, ma anche carica di un rimorso che forse, a partire dal prossimo settembre, sarà enorme. Del Piero si avvicina in tutto e per tutto ai più grandi dei dell’Olimpo del calcio, per signorilità e umiltà, tanto da evitare feste strappalacrime, e tanto meno la revoca del numero 10, che a sua detta deve continuare ad essere uno stimolo per quei milioni di bambini che possiedono lo stesso sogno di quel bimbo di Conegliano. 

L'eredità - La memoria non si limiterà ai 289 gol e alle 705 partite in maglia bianconera (o rosa che sia..), alle standing ovation dell’Old Trafford e del Bernabeu, all’infortunio di Udine, al 5 maggio 2002, ai gol in Serie B ed in Serie A, all’invenzione contro la Fiorentina, alla Champions League di Roma, all’Intercontinentale di Tokyo, ai quei lunghi 19 anni che sono stati ricordati con una semplice toppa, alla fascia di capitano, ma resterà l’ego umile di un campione che è e sarà modello di vita e di umanità per ancora tanti anni. A guardare i video di Del Piero potremo dire ai nostri figli cosa è giusto e cosa è sbagliato, che si vince e che si perde, ma l’importante è farlo nella maniera più consona a quella di un Uomo. Come Del Piero ha insegnato, si può andare in Serie B per amore di una maglia, subito dopo aver vinto un Mondiale. Insomma, dalle stelle alle stalle, ma c’è modo e modo per farlo. L’epilogo è di quelli ingiusti, tristi, che lasciano l’amaro in bocca: la carica di Del Piero al momento della sostituzione sarà un ricordo indelebile di una sconfitta che brucia, più per il momento che significa in sè, che per la mancata vittoria. I tifosi, soprattutto quelli più giovani, sembrano mostrare il timore che accompagna un uccellino al primo volo: c’è la paura di non riuscire, di voler tornare indietro, quando tornare indietro non si può. Bisogna imparare a volare con le proprie ali, consci del fatto che non ci si può sempre aggrappare al dolore dei ricordi o all’incognita del futuro. Come Del Piero dice sempre, il futuro è adesso. Il presente è un dono che Del Piero ha fatto alla Juve, perché nonostante la sconfitta in Coppa Italia quest’anno la Juve è vincitrice, e questo non è che un punto di partenza.

Il futuro - Ma adesso cosa ne sarà di Del Piero? Dove andrà a giocare? La certezza è quella: a 37 anni, quasi 38, l’idea di appendere le scarpe al chiodo non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, e le possibilitá sono diverse: basta scegliere. Il sogno mai realizzato di andare a vivere in America, dove ci sono i LA Galaxy e i New York Red Bulls pronti ad accoglierlo a braccia aperte, senza tralasciare la più remota Cina, presso il suo ex-allenatore Marcello Lippi, al Guangzhou. Tuttavia, giocare in campionati di così basso profilo potrebbero declassare il talento smisurato di Del Piero, che faticherebbe a tenere il passo di un calcio così tanto fisico e così poco tecnico. In aiuto arriva così la Premier League, dove Alex pare essere il sogno di mercato di Arsène Wenger, ma anche quello di società come il QPR o il Tottenham. Per adesso l’ipotesi più concreta sembra quella americana, ma a sua detta, ci sarà il tempo per pensarci, finite le vacanze. Adesso, c’è il commiato di quello che resterà forse il più grande bianconero di tutti i tempi, in compagnia di “mostri sacri” come Boniperti e Platini. Sempre rifacendoci alla canzone di Ligabue, che dice:”Sarà un bel souvenir, il nostro souvenir, sarà di quasi tutti i colori”, inchiniamoci a Del Piero, campione vero ed eroe senza macchia.