Conte: "Patteggiare è stato un errore"

Antonio Conte scopre le carte e dopo un lungo silenzio parla alla Gazzetta dello Sport per spiegare la propria posizione: "I collaboratori sono tutelati in modo spropositato. Dei giudici ho fiducia, del sistema meno".

Conte: "Patteggiare è stato un errore"
"Sarei stato così stupido da rendermi ricattabile da 25 persone? Mai avuto sentore di possibili combine"

Quando meno te lo aspetti, nel giorno del secondo grado di giudizio, l'imputato eccellente di Scommessopoli parla e dopo mesi spiega e svela alcuni retroscena della sua vicenda giudiziaria, senza risparmiare niente e nessuno. Tra Carobbio, il calcio giocato e le aule dei tribunali, la vera notizia sta nel fatto che Antonio Conte ammette che qualcosa è andato più che storto.

"C'è una cosa che non rifarei se potessi tornare indietro: accettare controvoglia il patteggiamento. Non si patteggia l'innocenza anche se gli avvocati ti consigliano di farlo perché è un'opportunità e i rischi del dibattimento sono alti. È stato un errore. Certo, non avrei ammesso nulla, ma si sarebbe percepita una cosa diversa. Ecco, anche se oggi avessi la certezza dei tre mesi di stop, la mia risposta sarebbe no". Due settimane fa era circolata la voce di un suo divorzio dalla Juve. La cosa non è avvenuta, ma il malumore per l'imposizione di patteggiare non era frutto di fantasia e ora viene totalmente confermato in un attacco che sembra tanto un sassolino tolto dalla scarpa nei confronti di Andrea Agnelli.

Eppure quando il tutto iniziò, sembrava solo una bufala, per dirlo nel linguaggio di Conte: "Quando ho sentito parlare di un mio coinvolgimento nel calcioscommesse mi è venuto da ridere, ma tutto è cambiato con la perquisizione. So soltanto io il dolore che ho provato quel giorno. Non ero in casa, ma c'erano mia figlia piccola e sua nonna. Sa che cosa ha detto un poliziotto a mia suocera che domandava perché? Lo chieda a suo genero il perché. Ha detto così, in modo quasi sprezzante. Ecco, non avendo fatto nulla non potrò mai dare una risposta a mia suocera".

Vero motivo di attrito con la Juventus, è stato anche l'atteggiamento del suo vice Stellini che ha deciso di patteggiare e ammettere le proprie colpe. La società bianconera è parsa abbastanza assente nel merito e Conte non si è spiegato i comportamenti delle due parti: "Sono rimasto allibito. Stellini mi ha tenuto all'oscuro perché sapeva bene quale sarebbe stata la mia reazione. È vero, ho un carattere difficile. Per una volta dovrebbe essermi d'aiuto. Sono molto arrabbiato con Cristian. Mi spiace averlo perso come assistente. Sta vivendo un momento difficile: dando le dimissioni ha dimostrato un senso di responsabilità. Dal punto di vista umano l'affetto resta, è chiaro che i suoi comportamenti mi hanno messo in difficoltà e danneggiato".