Buffon ammette: "In Europa non basta quello che facciamo in Italia"

Il portiere bianconero, ospite del progetto Juventus Membership, ripercorre la sua carriera e lancia un monito ai compagni per la Champions League.

Buffon ammette: "In Europa non basta quello che facciamo in Italia"
(Getty)

Anche se in videochat le parole hanno un peso, figuriamoci se a pronunciarle è il capitano della Juve Gigi Buffon, uno che solitamente non le manda a dire e si assume, tra mille polemiche, le sue responsabilità. Ad un certo punto è sembrato di essere all'interno delle segrete dello Juventus Stadium, in quello spogliatoio dove i giocatori parlano chiaro senza mezzi termini: "La Champions è una competizione difficile, non basta sentire la musichetta prima della partita per fare bene. L'ho detto anche ai miei compagni: quello che facciamo in Italia, in Europa non basta. La qualificazione agli ottavi ce la giochiamo col Chelsea, sapevo che sarebbe stata dura e non a caso dopo i sorteggi del girone avevo detto che saremmo passati noi e lo Shakhtar".

Frasi che fanno riflettere e mettono a nudo sia le debolezze bianconere oltre i confini nazionali, sia il basso livello del nostro campionato, dove al momento la Juve sembra farla da padrone. Dopo questo siluro, tempo di amarcord e progetti futuri. Interessanti, ma non quanto l'ammissione sopracitata. "Le emozioni che ho vissuto l'anno scorso - spiega - sono state talmente intense, talmente belle che probabilmente non le avrei potute vivere in nessun'altra squadra.  Però mi auguro che per chiudere queste ciclo mio la Juventus, si possa vincere qualcosina di più importante".

E dopo?: "Non so, ho bisogno  di progetti ho sempre bisogno di sfide ho sempre bisogno di gare da vincere, da disputare anche quando smetteró di giocare". Insomma, in corso Galileo Ferraris uno scranno per il portiere più famoso del mondo di certo non mancherà. Staremo a vedere fra qualche anno, anche perché Buffon non ha mai fatto proclami su un eventuale ritiro. Troppo presto per parlarne, meglio tuffarsi nei ricordi, dolci e amari: "Sono passati dodici anni, ma adesso spero di arrivare almeno a quindici. Ho passato l'inferno della Serie B, perchè lo dovevo a tutti gli juventini, anche se gli anni più difficili sono stati quelli del ritorno in Serie A: vincere era dura, ed è subentrata una depressione sportiva. In quel periodo mi chiesi se ne era valsa la pena, ma poi siamo tornati".