Tanti sono i pensieri che possono saltare alla mente quando si parla di Juventus contro Real Madrid. I più anzianotti potranno pensare alle sfide del ’62; i meno giovincelli richiameranno alla memoria gli incontri dell’87 e del ’96, ma, messa da parte la cocente sconfitta del ’98 in finale, i ricordi più freschi sono quelli dei giovani, i figli del nuovo millennio. Il XXI° secolo ha regalato tante storie, quando si parla di Juventus e Real Madrid. Tutte più o meno dolci, nei ricordi di tutti i tifosi bianconeri. Ma fra le tante storie che si sono accavallate in questo primo decennio degli anni 2000, il filo conduttore è uno e indossa - o meglio, indossava - la maglia numero 10. Del Piero infatti è il grande protagonista delle sfide che hanno visto confrontarsi le Juventus più diverse, dalla fenice di Marcello Lippi alla cenere risorta di Claudio Ranieri, passando per il sempreverde Fabio Capello.

2002/2003

La partita perfetta - Se spesso le storie calcistiche vivono di climax, in questo caso di climax non possiamo parlare: ogni sfida, e conseguente vittoria, bianconera degli ultimi dieci anni contro i Blancos ha comportato gioie di dimensioni ugualmente enormi. Quella del 2003 in primis: la Champions era ancora diversa, non solo un girone, bensì due, prima dei quarti di finale. Uno spettacolo, perché sono tantissimi gli incontri tra big d’Europa. La Juventus va a tanto così da dover dire addio alla competizione, perché le scoppole prese con il Manchester United – 2-1 all’Old Trafford e 0-3 al Delle Alpi -, e il pareggio in casa del Deportivo La Coruña complicano non poco la classifica. Ma il calcio, che di emozioni ne sa regalare, decise di regalarci l’inizio di una grande cavalcata allo scadere della partita casalinga contro il Deportivo, quando i bianconeri ottennero la qualificazione grazie ad un gol di Tudor al volo. Cavalcata che passa dal Camp Nou, espugnato grazie ad un gol nei supplementari di Zalayeta. Ma la Spagna resta, come un’acqua santa che purifica la Juventus da tutte le eliminazioni subite.

In semifinale c’è il Real, quello dei Galacticos: quello di Ronaldo, Figo, Roberto Carlos e Zidane, per intenderci. Roba da quasi 200 milioni di euro, che vincono l’andata in casa per 2-1, e già pregustano la finale di Manchester, da ottenere in quel campo del Delle Alpi che tanti osavano chiamare stadio. Pieno come poche altre volte, il Delle Alpi visse però una delle più grandi partite della storia bianconera. All’epoca sugli spalti giravano bandiere con le caricature dei quattro simboli della squadra: Buffon, Nedved, Trezeguet e Del Piero.

Guardando quelle bandiere, si capta l’istantanea di quel match. Trezeguet apre le marcature con un sinistro al volo a pochi passi da Casillas, segue Del Piero che dopo aver messo Hierro a sedere con finta e contro finta, anziché esprimere il suo marchio di fabbrica – palla a giro sul secondo palo, il cosiddetto “Gol alla Del Piero”, rasoia il pallone sul palo del portiere spagnolo, battendolo. Poi, il momento di Buffon, che al 67’ para un rigore a Figo, che se trasformato avrebbe portato la partita ai supplementari, prima del 3-0 di Nedved, servito con il contagiri da Zambrotta. Il gol di Zidane a due minuti dalla fine risulterà poi inutile, perché il biglietto per Manchester lo strappa la Juventus. Tutti e quattro insieme, insieme ai vari “gregari” che con tanto affetto si ricordano a Torino – Montero, Tudor, Davids, Tacchinardi, Camoranesi - gli eroi bianconeri hanno dato vita alla serata perfetta, non fosse per quel giallo a Nedved, che gli costerà la finalissima tutta tricolore. Finale che sappiamo tutti come sia andata, ma che non cancella quanto vissuto fino a quel momento, magia.

JUVENTUS: Buffon; Thuram, Tudor, Montero, Birindelli (15' st Pessotto); Zambrotta, Tacchinardi, Davids (45' st Conte); Nedved; Trezeguet (31' st Camoranesi), Del Piero. In panchina: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta. Allenatore: Lippi.

REAL MADRID: Casillas; Salgado, Hierro, Helguera, Roberto Carlos; Flavio Conceicao (7' st Ronaldo), Guti, Cambiasso (31' st McManaman); Figo, Zidane; Raul. In panchina: Cesar, Morientes, Portillo, Solari, Pavon. Allenatore: Del Bosque.

RETI: 12' pt Trezeguet, 42' pt Del Piero, 27' st Nedved e 43' st Zidane.

2004/2005

La pantera della provvidenza - Dalla creatura quasi perfetta di Lippi passiamo in rassegna la Juventus dei campioni del mondo di Capello: una squadra capace, sulla carta, di tutto, come il Titanic, ma affondata per uno scoglio chiamato Calciopoli. Sorvolando su quel che è stato e sul triste epilogo da essi vissuto, gli undici di Fabio Capello si trovano di fronte al Real di Luxemburgo nella Champions League 2004/2005. L’andata, come già successo due anni prima, non è delle più esaltanti delle partite. La vittoria dei Blancos è firmata Helguera (ricordate? Difensore passato anche dalla Roma qualche anno prima) ma – déjà vu – la rimonta ha luogo al Delle Alpi. Del Piero gioca, ma la scena è tutta dell’uomo della provvidenza, quello che aveva risolto la pratica al Camp Nou sempre due anni prima. Il “panterone” Zalayeta, uno che come panchinaro è un lusso, dopo il gol di Trezeguet ad un quarto d’ora dal 90’ – simile a quello del 2003 -, porta i bianconeri ai quarti di finale con un destro da fuori area, quando i rigori distavano solo quattro minuti. E’, come sempre in questi casi, apoteosi, ma la favola non dura molto, perché un turno più in là la Juve si schianta sul Liverpool di Rafa Benitez.

JUVENTUS: Buffon; Zebina, Thuram, Cannavaro, Pessotto (21' st Tacchinardi); Camoranesi, Emerson, Zambrotta; Zalayeta (15' sts Olivera), Ibrahimovic, Del Piero (11' st Trezeguet). In panchina: Chimenti, Montero, Birindelli, Appah. Allenatore: Capello.

REAL MADRID: Casillas; Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos; Beckham (32' st Solari), Gravesen, Zidane (29' st Guti); Figo; Ronaldo, Raul (pts 5' Owen). In panchina: Cesar, Arbeloa, Pavon, Portillo. Allenatore: Luxemburgo.

RETI: 30' st Trezeguet. 10' sts Zalayeta.

2008/2009

Standing ovation - Veniamo dunque al ricordo più fresco, quello dell’alta definizione, scandito dalla poesia di Caressa, che assiste al trionfo di un uomo, Alex Del Piero, di fronte ad 80.000 persone. E’ il ritorno in Champions di coloro che l’hanno vinta due volte, ma che hanno dovuto assaggiare le pene della serie cadetta, per i tanto famosi scandali del 2006. La fenice bianconera è finalmente risorta, e dopo due anni di astinenza, può finalmente riascoltare la dolce musichetta della Champions, guidata da Claudio Ranieri. In fila, la vittoria con lo Zenit e il pareggio con il Bate Borisov, anticipano una doppia sfida con il Real che tanto assomiglia a quella che ci aspetta in queste settimane. La “prima” però, a differenza del canovaccio solito, si gioca a Torino e, oltre ad un improbabile match-winner Amauri, porta la firma di Del Piero.

I due gol bianconeri fanno fronte alla rete inutile di Van Nistelrooy, uno che in Champions ha sempre segnato parecchio. Bella vittoria, per carità, ma nulla a che vedere con quanto accaduto due settimane più tardi: la cornice è il magico Bernabeu, custode di tanti ricordi dolci per noi italiani, ma ancor di più per Del Piero, uno dei pochi capaci di strappare una standing ovation ad uno degli stadi più temuti al mondo. Di solito, per un campione come Del Piero, è nella norma anche la cosa più eccezionale, ma un sinistro da fuori area all’angolino basso ed una punizione che lascia Casillas immobile, con 80.000 persone che si alzano in piedi per applaudirti mentre lasci il posto a De Ceglie, quelle sì che sono eccezionali, e valgono il prezzo di una carriera.

REAL MADRID: Casillas; Sergio Ramos, Cannavaro, Heinze (36'st Van der Vaart) , Marcelo; Snejider (14'st Higuain), Diarra, Guti; Raul, Van Nistelrooy (36'st Saviola), Drenthe. In panchina: Dudek, Salgado, Gago. Allenatore: Schuster

JUVENTUS: Manninger; Mellberg, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Marchionni, Tiago, Sissoko, Nedved; Amauri (38'st Iaquinta), Del Piero (42'st De Ceglie). In panchina: Chimenti, Camoranesi, Giovinco, Rossi, Ariaudo. Allenatore: Ranieri.

RETI: 17'pt e 22'st Del Piero.

1X2 - Forse le emozioni dal punto di vista del puro gioco non saranno mai state eccezionali, né lo saranno, ma se a Real Madrid-Juventus aggiungi quel pizzico di storia che le accomuna, un po’ di amarcord, e tanto, ma tanto pathos, allora Real Madrid-Juventus è una sfida che entra nella storia. Come visto, tra Blancos e Blanconeris, il pareggio non esiste, anche se spesso i colori a predominare sono il bianco e il nero, che mischiati danno vita al grigio, colore neutro per natura. Chissà che anche domani l’"X" non continui a giocare a nascondino, magari a favore di un "2". Stavolta però, non nel nome di Del Piero.