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Intervista ad Andrea Schiavone, vice-capitano della Juventus Primavera

In occasione del Torneo di Viareggio 2012, VAVEL Italia ha intervistato il giovane Andrea Schiavone, vice-capitano della Juventus Primavera, centrocampista classe 1993.

Intervista ad Andrea Schiavone, vice-capitano della Juventus Primavera
Andrea Schiavone, vice-capitano della Juventus Primavera

Diventare un grande giocatore è il sogno di ogni bambino: il talento non basta, servono impegno e umiltà, bisogna avere la testa per arrivare in alto. Andrea Schiavone, nato il 23 febbraio 1993, è il vice-capitano della Juventus Primavera, una squadra ricca di giovani talenti e con una tradizione di ottime promesse per il futuro del nostro calcio.

Raccontaci i tuoi esordi: Juventus da sempre?

“Questa è la mia dodicesima stagione con la maglia bianconera: ho iniziato nel maggio 1999 per la categoria Primi Calci, poi tutta la trafila fino alla Primavera”.

Cosa provi ogni volta che scendi in campo con una maglia così importante?

“Quando ero piccolo, mio padre mi portava spesso a vedere le partite della Primavera: dopo tanti anni di sacrifici, essere arrivato a giocarci è davvero una grandissima soddisfazione. Lo scorso ottobre, Libertazzi ha subito una frattura al piede destro, che lo ha tenuto lontano dal terreno di gioco per circa tre mesi: indossare la fascia di capitano al suo posto è stato un piccolo traguardo, spero di essere soltanto all'inizio della mia carriera. La Juventus è la mia seconda famiglia, passo gran parte della giornata con lo staff tecnico e con i miei compagni di squadra”.

Cristian Pasquato, dal 2003 al 2008 nel settore giovanile bianconero, è da poco passato in prestito al Torino, nonostante l'acerrima rivalità cittadina, per trovare lo spazio necessario a crescere: come giudichi la sua scelta?

“Penso che abbia preso questa decisione pensando prima di tutto a se stesso e al bene della sua carriera. Certamente rimane molto forte il legame con la società che lo ha cresciuto e che gli ha dato tanto negli anni più importanti per la sua maturazione a livello calcistico: facendo una scelta del genere, però, ha messo al primo posto il suo futuro nel mondo del calcio”.

Fino a un paio di stagioni fa, le tue carenze erano da ricercare prevalentemente a livello fisico: oggi puoi dire di aver colmato questo gap con gli avversari?

“In un certo senso, sono sempre stato penalizzato dal fatto di dover affrontare ragazzi più grandi di me, non solo come età, ma soprattutto come sviluppo muscolare. Negli ultimi tempi, grazie a un allenamento mirato in palestra e con un ottimo lavoro da parte di preparatori molto competenti, ho raggiunto un livello di forma fisica che mi permette di giocarmela alla pari con i miei coetanei, ed è tutta un'altra cosa”.

Domenico Maggiora, il tuo allenatore ai tempi dei Giovanissimi, ti descrisse così: “È bravo sia a contrastare sia a impostare, salta bene di testa ed ha un gran tiro, soprattutto col destro. Può essere paragonato a De Rossi: è dinamico, contrasta, imposta e va al tiro. Gli auguro di ripetere la stessa carriera”. Massimo Maddaloni, che volle provarti a tutti i costi negli Allievi Nazionali, spese ottime parole per te: “È davvero uno dei fiori all’occhiello del vivaio della Juventus. Ha la qualità di Pirlo nel vedere il gioco, è la sua dote migliore”. Che effetto fa essere paragonato a due fuoriclasse di questo calibro?

“Sicuramente è motivo di grande orgoglio per me, sono pareri di due allenatori importanti. Anche se non sarò mai al livello di Pirlo e De Rossi, che sono campioni inarrivabili, cerco sempre di fare del mio meglio e dare il mio contributo con il massimo impegno ogni giorno”.

Quali sono i modelli di riferimento per la tua crescita calcistica?

“Senza dubbio il Barcellona di Xavi e Iniesta, centrocampisti che, pur non essendo fisicamente prestanti, riescono ad esprimere un gioco che non ha eguali in tutto il mondo, grazie al fraseggio e alla continua circolazione di palla”.

Questa Juventus Primavera è in grado di offrire talenti come Marchisio, Giovinco e De Ceglie, esplosi qualche anno fa e ora ottime realtà del nostro calcio?

“Ci sono tutti i presupposti per poterlo fare, ma in questo senso molto dipenderà dai risultati che riusciremo a raggiungere. Per avere maggiore visibilità e farsi conoscere dagli addetti ai lavori, infatti, bisogna arrivare in fondo a tutte le competizioni, con talento, umiltà e una dose di fortuna: aver avuto spazio con la Juventus nell'anno della Serie B, comunque, è stata un'opportunità irripetibile per quei ragazzi”.

Nel Torneo di Viareggio la Juventus ha sempre ottenuto grandi risultati, vincendo ben sette edizioni (solo Milan e Fiorentina hanno fatto meglio, a quota otto), cinque delle quali dal 2003 al 2010. Che significato ha per te parteciparvi?

“Stiamo tutti dando il massimo, la società tiene tantissimo al prestigio di questa coppa, è un traguardo sempre molto ambito. È la mia seconda partecipazione al Viareggio: un torneo tosto, soprattutto a livello mentale, più che fisico. Bisogna, quindi, stare sempre sul pezzo e affrontare ogni gara con grande concentrazione, senza sottovalutare gli avversari sulla carta più deboli”.

Quali sono, secondo te, le principali squadre candidate alla vittoria finale?

“La Juventus vuole vincere questo trofeo, sono molti forti anche Milan, Inter e Fiorentina. Considero poi la Roma una spanna al di sopra di tutte le altre, un gruppo veramente temibile, con interpreti dalle ottime qualità”.

Nel 2010 Ciro Immobile condusse la Juventus alla vittoria del Torneo di Viareggio e venne eletto miglior giocatore con il premio Golden Boy. Attualmente, guida la classifica dei marcatori in Serie B con il Pescara: pensi che potrà fare bene anche in un grande club?

“Nel 2009 giocavo negli Allievi Nazionali, ma ho avuto la grande opportunità di essere sette volte tra i convocati per la Primavera. Ho un ottimo ricordo di Ciro, un ragazzo davvero da ammirare, soprattutto per il suo impegno: sono sicuro che saprà confermarsi anche a più alti livelli, sarei davvero contento per lui. Senza fretta e con la grande professionalità finora dimostrata, può davvero andare lontano”.

Dove può arrivare la Primavera di Marco Baroni? E la Juventus di Antonio Conte? Entrambe avete raggiunto il titolo di campione d'inverno: le ambizioni sono le stesse?

“Tutte le grandi squadre puntano al massimo obiettivo in tutte le categorie: noi della Primavera ci stiamo riuscendo e ne siamo davvero contenti. La Juventus ha tutte le carte in regola per lottare per per lo scudetto, gioca con uno spirito diverso rispetto a tutte le altre squadre, è un gruppo che ha di nuovo fame e voglia di vincere. Mi sono allenato con la prima squadra e devo dire che il ritmo di gioco è spaventoso, nessuno vuole perdere un contrasto, nemmeno in partitella: questo è un chiaro segnale di come siano davvero cambiate le cose all'interno dell'ambiente. Ogni giorno il nostro tecnico Baroni ci fa provare schemi tattici molto simili a quelli adottati da Antonio Conte”.

Il calcio italiano può garantire un futuro ai giovani talenti? Come giudichi le politiche delle grandi società di Serie A sotto questo aspetto?

“Spesso gli addetti ai lavori non si accorgono che alcuni giovani hanno qualità addirittura superiori al livello tecnico presente in Serie A. Nel calcio ci vuole testa, per arrivare in alto basta volerlo davvero. Nocerino, ad esempio, cresciuto nel settore giovanile della Juventus, ha sempre lavorato tanto e adesso al Milan ne sta raccogliendo i frutti, trovando la consacrazione che in pochi avrebbero immaginato a inizio stagione. Purtroppo, i grandi club italiani hanno paura a proporre nuovi giovani, preferiscono puntare su giocatori costosi che quasi sempre fanno fatica ad ambientarsi. All'estero non succede così: solo giocando con continuità è possibile crescere e migliorare”.

In bocca al lupo, Andrea!

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