Di sciabola e fioretto
La vittoria contro il Milan conferma una Juve pienamente consapevole di se stessa: una squadra a tutto campo con ingranaggi ben oliati dopo soli pochi mesi
La sorpresa più bella della serata non è solo il risultato. La Juve è una squadra, con la esse maiuscola, tanto per citare il suo allenatore. Non si scomodino paragoni catalani, sarebbe improvvido e da ingenui Icaro. Ci si limita solo a dire che, nonostante gli esordi di Caceres (a proposito, che inizio!), Padoin e le prime sgambate di Borriello, per lunghi tratti del match è parso di vedere Lichtsteiner, Vidal e Matri. Insomma, cambiano i fattori, ma il gioco e i risultati rimangono uguali. Tutto merito di Conte: non è una domanda, è un'affermazione.
Juventus e Milan non sono scese in campo con l'undici titolare, complici infortuni e turnover. La Coppa Italia, poi, non è il campionato e il clima tra due settimane a San Siro sarà ancora più caldo. La vittoria di questa sera, però, rappresenta un'enorme carica per la banda di Conte e una bella botta psicologica per la rosa di Allegri che non sta vivendo uno dei suoi magic moments. Il Milan ovviamente c'ha provato, non è il Siena, ma le vere zampate letali le ha tirate la Juve che non ha sfruttato a dovere le tante ripartenze, soprattutto nel secondo tempo quando i rossoneri hanno lasciato praterie. Ecco, questo è il vero
rammarico della serata e di tante altre: se solo i bianconeri fossero concreti al limite dell'area come lo sono in tutte le altri parti del campo, per citare Manzoni, questo campionato non s'ha da fare.
Sciabola e fioretto appunto. Il pareggio rossonero non è stato frutto di un'azione corale o di una ripartenza: è stato un cross, gestito intelligentemente da Ambrosini, con l'inconsapevole finta di Robinho che ha aperto alla felicità il cuore di El Shaarawy. Insomma, non proprio una disattenzione difensiva, più il frutto del forcing rossonero. Può capitare se ti trovi di fronte Ibra & co., ma anche stasera Barzagli è stato sontuoso, Caceres non ha fatto rimpiangere Lichtsteiner dimostrando di aver più piedi dello svizzero e Chiellini ha dato l'anima fino al 90'. Stesso discorso a centrocampo dove Pirlo ha lottato come un leone e dispensato qualche magia, Padoin ha picchiato e si è inserito, mentre Giaccherini tra le linee ha fatto impazzire la mediana del Milan. Questa è la sciabola.
Veniamo al fioretto. La Juve corre e copre in un battibaleno e ciò garantisce una difesa importante: la meno battuta del campionato con 13 reti subite. Anche gli stessi avanti pressano fino allo sfinimento per sabotare da subito le azioni avversarie. Succede però che la palla arrivi anche tra i tuoi piedi, magari sulla trequarti, e lì c'è poco da pensare, è obbligatorio puntare la porta e creare pericolo. Stasera, come in molte altre occasioni, la lentezza ha preso il sopravvento: ci si ferma, si tenta il dribbling, e si riparte da capo. Alla prima azione dove la Juve ha provato ad andare dritta al sodo grazie all'inserimento di Padoin, Caceres
poi l'ha messa dentro. Chi ha il pallone sulla trequarti deve quindi aspettare un sant'uomo che si faccia tutto il campo per ricevere l'assist. Il fioretto non è una vera e propria pecca, è una falla fisiologica. I risultati danno comunque ragione a mister Conte: qualche pareggio maldigerito c'è stato, le critiche sulla scarsa vena realizzativa non mancano, però la sua squadra distrugge e crea gioco in continuazione. Se davanti alla porta il piede vincente è quello di un difensore e non di un puntero, poco importa, il più è fatto.




