Petkovic si presenta: "Mi ispiro a Di Matteo"

Petkovic si presenta: "Mi ispiro a Di Matteo"

Conferenza stampa di presentazione per il neo tecnico della Lazio Vladimir Petkovic. Il bosniaco quarantanovenne, alla prima esperienza in un club blasonato, raccoglie l'eredità di Reja e promette spettacolo. Abituato a proporre un gioco offensivo ha alimentato aspettative e ambizioni dei tifosi ostentando grande determinazione e perfetta padronanza della lingua italiana.

C’era molta curiosità a Formello per la presentazione del nuovo allenatore della Lazio. No, nessun nome di quelli pronunciati prima e dopo l’addio di Reja. In sala stampa c’è lui, il quarantanovenne di Sarajevo Vladimir Petkovic, l’uomo a cui la dirigenza laziale ha voluto dare una grande chance.  L’ex allenatore di Bellinzona, Lugano, Young Boys, Samsunspor e Sion è alla prima vera prova in un club importante. Fuori non ci sono tifosi ad accoglierlo, sembra un giorno qualunque a Formello ma tra la stampa c’è attesa per le prime parole del nuovo mister.  E lui non si fa attendere, a parole ha già vinto. Sorprende per la corretta padronanza della lingua italiana e per la solidità e la concretezza delle sue idee. Vladimir Petkovic si è presentato con la sicurezza e la personalità dei forti.

È pronto a raccogliere la grande sfida del calcio italiano, non aspettava altro, e la pesante eredità di Reja. Determinato a dissipare i dubbi che molti, nell’ambiente bianco-celeste, nutrono nei suoi confronti. Vuole portare novità, vuole far divertire, regalare spettacolo e soddisfazioni ai tifosi. Per questo dovrà aspettare il conforto del campo e dei risultati. È una realtà esigente quella laziale, una realtà che non perdona errori e desiderosa di successi. E lui non si è tirato indietro, ha risposto con il piglio deciso e la tranquillità che sembrano caratterizzarlo, ha alimentato ambizioni ed entusiasmo. «Ho sempre sperato che qualcuno si accorgesse di me, della bontà del lavoro che ho svolto in questi anni, di ricevere una chiamata da un club importante. La telefonata di Tare mi ha un po’ sorpreso: ho cominciato dai livelli medio-bassi per arrivare, passo dopo passo, a quelli europei. Ho fatto tutto da solo, senza alcun aiuto. Allenare la Lazio rappresenterà il salto di qualità che stavo aspettando da tempo, conosco abbastanza bene tutte le realtà calcistiche europee. Quella italiana non mi spaventa, ho l’esperienza giusta per creare un ambiente positivo e per arricchirlo di interessanti novità a livello di gioco. Lavorare in questa società è un onore, una famiglia con una lunga tradizione, 112 anni».

Era l’esperienza che aspettava da tempo, è grato alla dirigenza e determinato a far bene. Tanto determinato da non averlo scalfito nemmeno la negativa avventura in Turchia: «E’ andata male, ho trovato una situazione molto complicata, i motivi sono stati tanti. E non sono stato cacciato, perché il contratto è stato rescisso d’accordo con il club». È un fiume in piena Petkovic alla sua prima uscita ufficiale e non si risparmia nemmeno quando gli fanno presente i molti pregiudizi che circolano ancora intorno alla sua figura:« Sono un vincente. Trasmetterò ai calciatori e alla gente l’entusiasmo che sento dentro nel guidare una squadra dal blasone internazionale, che deve lottare comunque per le posizioni di vertice. So che esistono pregiudizi sul mio conto, perché ho lavorato in un campionato meno importante, ma riuscirò a convincere tutti, dimostrando che posso meritare spazio e rispetto anche in Italia. Quando Di Matteo arrivò alla Lazio era uno sconosciuto che aveva giocato in Svizzera, eppure divenne un calciatore di grande valore. Chiedo soltanto tempo e fiducia, al resto penseremo io e i collaboratori».

Sappiamo che il nuovo mister predilige schemi offensivi come il 4-2-3-1 o il 4-3-3 e dunque dovremo aspettarci una Lazio aggressiva e vogliosa di stupire ma sul modulo non ha voluto fare anticipazioni: «Devo prima conoscere a fondo tutti i calciatori a disposizione, sia dal punto di vista tecnico, che come uomini. Sembro molto duro ma sono una persona flessibile: amo il contatto, amo guardare negli occhi i giocatori e pretendo la stessa cosa: confronto diretto e comunicazione. Ho uno stile tutto mio. Al gruppo ritaglio un’importanza straordinaria perché senza non si ottengono risultati. Anche il più bravo dovrà mettersi al servizio dei compagni, questa rappresenterà una regola fondamentale nel modo di intendere il calcio e il lavoro quotidiano. Bisogna aiutarsi soprattutto nei momenti di difficoltà. Le mie squadre saranno organizzate, avranno sempre un’impronta propositiva e dovranno dominare gli avversari».

Sembra avere le idee chiare anche riguardo alla rosa extralarge. Questo sarà probabilmente il primo problema da affrontare per l’allenatore bosniaco: «L’ideale sarebbe avere a disposizione ventitrè-ventiquattro elementi, oltre a quattro-cinque giovani da aggregare e pronti, magari, a rubare il posto a qualcuno della prima squadra». Il secondo nodo da sciogliere riguarderà necessariamente il mercato: «Cercheremo di conservare il più possibile le realtà più importanti della squadra, inserendo delle pedine che potranno migliorarne l’assetto perché la Lazio deve coltivare ambizioni e continuare la striscia positiva di Reja, al quale vanno i miei complimenti». Il tecnico ha anche concesso qualche parola su Zarate che sembra una timida apertura: «E’ un calciatore che ha fatto cose buone, farà parte del gruppo». Ostenta certezze Petkovic e la voglia incontenibile di far bene trasuda da ogni parola: «Il mio entusiasmo arriva dal cuore. In questa società si può fare molto bene. Si può, con correzioni mirate, migliorare la situazione e puntare sempre più in alto. È questo che pretendo dai giocatori e da me stesso. Quando raggiungo il 100%, il giorno dopo pretendo il 110%». 

Non poteva mancare,alla fine, l’argomento derby. Il neo tecnico sembra già essersi calato perfettamente in clima stracittadina ma non si sbilancia e predica costanza: «Amo vincere. Sarà un derby spettacolare senza troppi tatticismi e si farà di tutto per convincere e vincere. Il derby vale tanto perchè sento tanto calore e tutti parlano di questo, ma si comincia a pensare al derby solo dopo l'ultima partita pre-derby. Non faccio tante promesse ai tifosi. Una cosa importante è che io e la mia squadra lavoreremo sodo e cercheremo in ogni partita di essere meglio del nostro avversario».