Ciao Gabbo

Oggi 11 Novembre ricorre l'anniversario della tragica morte di Gabriele Sandri.

Ciao Gabbo
Ciao Gabbo

Per Gabriele Sandri la domenica dell’11 novembre 2007 era cominciata come le altre. Gabbo, come lo chiamavano gli amici, si era messo in viaggio per seguire la sua Lazio come sempre, in casa e in trasferta. Quella mattina si era alzato presto, i suoi beniamini erano di scena lontano dall’Olimpico, e si era messo in macchina con i suoi amici diretto a Milano dove l’Inter ospitava i biancocelesti a San Siro. Dopo qualche ora di viaggio, la Megane che trasportava il ventiseienne romano si ferma all’Autogrill di Badia del Pino, nei pressi di Firenze, dove si trovano numerosi tifosi biancocelesti. Qui alcuni di loro entrano in contatto con dei supporters juventini, anche loro in viaggio per seguire la propria squadra in trasferta, dando avvio ad una piccola rissa. La polizia stradale dall’altra parte della carreggiata cerca di intervenire. L’agente Spaccarotella esplode da lontano uno, forse due, colpi di pistola per "per attirare l'attenzione" dei contendenti. Un colpo raggiunge al collo il giovane romano seduto nel sedile posteriore della sua auto e totalmente estraneo alla vicenda. Vani sono i tentativi di rianimarlo. 

Una morte assurda, «un tragico errore», come, alcune ore dopo il fatto, ammette il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe. Ma di tragico l’errore ha ben poco. Dalle indagini emergono presto le responsabilità dell’agente che ha sparato. Nel 2010 Spaccarotella viene condannato a 9 anni e 4 mesidi reclusione per omicidio volontario. Perché un agente, con diversi anni di servizio, abbia sparato ad altezza uomo invece che in aria rimane un mistero.«Gabbo non era un tifoso violento», dice un amico. Aveva due grandi passioni: la musica e la Lazio. Gabriele gestiva un negozio di abbigliamento alla Balduina, ma la sera indossava i panni di dj. Walter Valloni animando la movida romana. Chi lo conosceva racconta di un ragazzo allegro pieno di vita.

Ora a  quattro anni di distanza da quel tragico giorno i tifosi biancocelesti ricordano l’anniversario della sua morte. Già domenica scorsa Lazio e Parma sono scese all’Olimpico con il logo della Fondazione Sandri sulla maglia. Cristiano, il fratello di Gabbo, ha dichiarato: «E' un'emozione. Spero che chi scenderà in campo, sia ulteriormente spronato a difendere la nostra storia. Questa è una sponsorizzazione a cui ha aderito, oltre alla Lazio e al Parma. Un pensiero va alla curva Nord e al popolo laziale che ha lanciato questa bellissima iniziativa». Il presidente Claudio Lotito, che ha subito accolto questa proposta, ha aggiunto: «l'iniziativa mette in evidenza il rapporto di collaborazione e personale con la famiglia Sandri per far sì che quella morte costruisca un monito per tutti e per evitare che si ripetano tragedie di quel genere. Come Lazio era doveroso, per il legame che ci lega, dare disponibilità al marchio della fondazione che deve esser veicolata a livello mediatico. Quel giorno feci un appello dicendo che era morto un nostro familiare».

Ricordare per evitare che accada di nuovo. Questo il motivo per cui Lazio e Parma sono scese in capo con il nome di Gabriele sul petto. Questo lo scopo della Fondazione Sandri, nata nel 2009 per combattere la violenza, in ogni ambito e in particolare nello sport e tra i giovani. Questo il motivo per cui oggi, 11 novembre, è stata posta una stele a Badia del Pino con la frase«In ricordo di Gabriele Sandri, cittadino italiano». Il padre Giorgio ha così commentato «Finalmente siamo qui per scoprire questa targa perché quello che è successo a Gabriele non accada mai più. Ci sono tantissimi ragazzi giunti da tutta Italia, di tutte le squadre. E’ il popolo di Gabriele: tutti uniti, senza colori né bandiere. Gabriele, come dicono in tutti gli stadi, è uno di noi. Questi ragazzi ci hanno sostenuto nel nostro  percorso umano e giuridico; senza di loro non saremmo andati da nessuna parte». Oggi il popolo di Gabriele, così come lo ha chiamato il papà Giorgio e di cui ci sentiamo parte anche noi, si è stretto nel suo ricordo per non dimenticare e per fa si, come dice il fratello Cristiano, che «quello che è accaduto l'11 novembre 2007 non dovrà mai più accadere».