Nesta: "Addio Milan, dieci anni meravigliosi"

Alessandro Nesta, dopo dieci anni di Milan, annuncia ufficialmente che l'anno prossimo non indosserà più la maglia rossonera. Due scudetti, due Champions League, un Mondiale per club, una Coppa Italia, due Supercoppe europee e due italiane: questo il suo palmares.

Nesta: "Addio Milan, dieci anni meravigliosi"
(Getty Images)

È la settimana degli addii e oggi Alessandro Nesta ha voluto incontrare i giornalisti per confermare la notizia che ormai era nell’aria. Questa infatti è stata l’ultima stagione per lui in rossonero e domenica saluterà i tifosi nella partita casalinga contro il Novara: «Quando finisco la stagione penso alla fine della prossima e penso che ormai i ritmi del campionato, della Champions e tutto il resto non mi permettono di giocare sempre. E siccome non ce la faccio ad aspettare il mio turno in panchina. Se non mi sento importante preferisco stare a casa. Per rispetto della società e di me stesso preferisco andare via e fare un’esperienza diversa dove posso ancora divertirmi, fare qualcosa di buono e andare avanti così».

Nesta non ha mai preso in considerazione la possibilità di giocare una partita sì e tre no, la società ha parlato con lui per farlo restare, ma lui aveva già deciso da tempo che questa sarebbe stata la sua ultima stagione. La destinazione per ora è sconosciuta anche se le voci parlano dell’America, un posto dove Sandro giocherebbe volentieri. Che Milan lascia Alessandro Nesta?: «Una squadra un po’ delusa,  speravamo di vincere questo campionato, poi il risultato non è arrivato. Il futuro non si sa, perché alcune persone resteranno, altre andranno via».

Un ringraziamento particolare va a tutte quelle persone che in questi dieci anni hanno fatto parte della sua vita da giocatore, quelli che ogni giorno l’hanno visto a Milanello, le amicizie storiche come Ambrosini, Inzaghi, Pirlo, Maldini. E naturalmente a Carlo Ancelotti, «L’allenatore più importante della mia carriera, legato alle vittorie più importanti, un uomo che sapeva vincere come se fosse un tuo compagno di squadra, l’allenatore perfetto». E non a casa la vittoria più bella per Sandro resta la conquista della Champions 2002-2003, la sua prima Champions League, quella vinta in finale contro la Juventus. Un pensiero infine ai numerosi addii rossoneri: è finito un ciclo, è finita un epoca. Come si fa ad aprire una nuova era?: «Non so cosa faranno gli altri, per aprire un ciclo ci vuole gente giusta, come Pirlo e Seedorf, che per dieci anni hanno fatto tanto, gente seria,  professionisti».