L’hombre vertical

Dopo l’umiliante sconfitta di Lecce, Luis Enrique non ha intenzione di mollare: “Sono orgoglioso dei miei giocatori, con l’Udinese faremo una grande partita”. Probabile il rientro di Totti, come sempre chiamato a trascinare la squadra.

L’hombre vertical
Roma
Udinese
Il tecnico asturiano sulla panchina di Lecce

I latini dicevano: errare umanum est, perseverare diabolicum (est). Come non sintetizzare in questo modo l’andamento della Roma fino ad oggi? I quattro gol subiti a Lecce (alla loro prima vittoria casalinga della storia contro i romanisti) arrivano dopo altre umiliazioni (i due poker subiti da Cagliari ed Atalanta, lo scivolone di Siena: 6 ko su otto nel 2012 in trasferta) ed evidenziano uno score imbarazzante. Eppure i giallorossi sono ancora sesti in classifica, con ancora buone possibilità di raggiungere la qualificazione in Europa League e, aritmeticamente, anche in Champions, a dimostrazione del decadimento della Serie A italiana (l’ultima volta che la Roma aveva subito 12 sconfitte a questo punto del campionato era la stagione 2004/05, quella dei cinque allenatori cambiati e della salvezza agguantata alla penultima giornata). Quindi, teoricamente, è ancora tutto possibile anche se nella Capitale non ci crede più nessuno. La prestazione di Lecce è difficile da dimenticare. Doveva essere la gara della svolta, alla vigilia si avvertiva la sensazione che i tre punti avrebbero lanciato la squadra verso il tanto agognato terzo posto, le motivazioni erano a mille, ed invece ha prevalso la voglia di sopravvivenza dei salentini (vittoriosi in casa solo altre due volte quest’anno...), capaci di portarsi in vantaggio già al 22’.

Subito il gol, sempre allo stesso modo, su imbucata centrale dell’attaccante, come accade da nove mesi, la reazione dei capitolini è stata nulla, anzi. Ennesima rete incassata da calcio piazzato (2-0), prima della prodezza (con la complicità di Stekelenburg) di Muriel ed il rigore di Di Michele nella ripresa. Un’ora di gioco, 0-4, ed inutili acuti finali di Bojan e Lamela. E questo è un gruppo capace di lottare per qualcosa di importante? Evidentemente no se ogni volta che deve fare il salto di qualità incorre puntualmente in delusioni cocenti. Questa è la costante stagionale, il difetto di fabbrica del gruppo (la mancanza di personalità) è stata sottolineata dai massimi dirigenti a fine partita. E Luis Enrique? Inquietante il suo atteggiamento durante l’incontro, in silenzio e seduto sulla panchina, nessuna sostituzione effettuata per cercare, magari, di rovesciare le sorti di quello che era considerato da tutti, asturiano in primis, il match-verità. Calma piatta e dichiarazioni, se possibile, ancora più sconcertanti nel dopo gara, con l’ammissione di aver ritenuto persa la sfida dopo il primo gol preso, al minuto 22. Sembra uno scherzo ma è tutto incredibilmente vero.

In vista della gara contro l’Udinese (turno infrasettimanale, ore 20:45), i giallorossi sono chiamati a riconquistare una tifoseria che ha dovuto ingoiare troppi bocconi amari finora e che comincia a chiedersi se è il caso di continuare con questo progetto ed allenatore. Nella conferenza stampa pre-gara, il tecnico spagnolo è apparso nervoso, soprattutto verso i giornalisti, colpevoli, a suo avviso, di creare confusione ed inventare false notizie.“I ragazzi stanno facendo un lavoro importantissimo, questo sarà sicuro: diventeranno un grande potenziale. Ma non massacriamoli, il colpevole di tutto questo sono io, lasciate in pace i ragazzi. Basta raccontare bugie che litigano negli spogliatoi, smettetela di dire queste sciocchezze. Tifosi, tranquilli: sono bugie, questi ragazzi si comportano in modo ottimo, arrabbiatevi se giochiamo male. Vincerà o no, la Roma farà la sua proposta sempre. E' un obiettivo povero se non si vince, ma l'identità c'è. Manca qualcosa tattica, manca qualcosa di personalità, prendetevela con me. Per far migliorare questa squadra dobbiamo lavorare in tranquillità: a tutti piacerebbe essere già una grande squadra ma è impossibile”.

Sull’attuale momento delicato è netto. “Sono orgoglioso dei miei giocatori. Abbiamo fatto qualche partita buona, non sono colpevoli di niente. Una settimana fa eravamo vicini alla Champions, ora più lontani. Certo che vogliamo arrivarci ma ad oggi la classifica dice che siamo sesti e lo siamo da tanto tempo, se riusciamo a fare quello che non abbiamo mai fatto possiamo farcela. Se continua così finiremo sesti, quinti, quarti, settimi: questo dice il campionato. I miei ragazzi la pensano così”. Diventa duro quando si affronta l’argomento delle dimissioni. “Non mi interessano queste cazzate, la cosa importante è la partita di mercoledì. Ho detto che nel calcio non si sa mai, per far sì che i ragazzi mostrino il meglio devono avere un clima favorevole; quando è arrivato il momento difficile, hanno fatto i compiti, si sono dimostrati forti. Non dipende dal fatto di essere uomini, è un discorso che ancora non siamo pronti. Penso sempre che la mia squadra deve migliorare, sono una persona molto esigente, pure se vinco 10 partite di seguito c'è da migliorare. Non mi dimetto, solo quando vedrò la squadra che non mi segue o la società penserà che non sono la persona giusta”. Ammira il lavoro dell’Udinese. “E' una squadra che sta facendo un campionato di livello altissimo, con un allenatore top. Mi aspetto una partita difficilissima, fanno molto meglio il possesso palla rispetto all'andata. Hanno una grande verticalizzazione, se sono davanti a noi in classifica dall'inizio qualcosa significa”.

Sembrano esserci pochi dubbi sulla formazione da opporre ai friulani. Stekelenbeurg in porta; in difesa, sulle fasce Rosi e Taddei (in vantaggio su Josè Angel), al centro rimangono disponibili solo Heinze e Kjaer, che dovranno vedersela con uno degli attaccanti italiani più forti, Di Natale. A centrocampo, vicino a De Rossi, è confermato Gago e dovrebbe rientrare dal primo minuto Pjanic (altrimenti Marquinho è in pole); Totti riprenderà il suo posto sulla trequarti, mentre in attacco Osvaldo sarà affiancato da Bojan, in vantaggio su Lamela (Borini sta recuperando dall’infortunio ma non verrà convocato a causa della febbre). Doveva essere uno scontro diretto per la Champions, sarà invece l’occasione di dimostrare attributi ed attaccamento alla maglia. A sette giornate dalla fine non bisogna più fare calcoli ma accumulare più punti possibile perché il campionato ha dimostrato che si possono riaprire traguardi insperati. C’è l’obbligo di conquistare almeno l’accesso all’Europa League e magari non perdere di vista la quarta posizione perché “scommessopoli” potrebbe portare novità tali da sconvolgere le classifiche, sarà bene farsi trovare pronti.