Zeman II, l’utopia continua

Saprà il boemo trasformare il suo gioco offensivo e spettacolare in un progetto concreto e vincente? A Pescara ci è riuscito, nella Capitale vuole sfruttare “l’ultima occasione importante della carriera”. E tra meno di un mese inizia il ritiro...

Zeman II, l’utopia continua
Zeman-Baldini: sarà un binomio vincente?

Non è la famosa teoria del filosofo napoletano, vissuto tra Seicento e Settecento, Giambattista Vico, ma la possibilità che Zdenek Zeman si ritrova di sedere nuovamente sulla panchina giallorossa. Quindici anni fa, estate 1997, con il boemo reduce dall’esonero in casa Lazio nel Gennaio dello stesso anno, Franco Sensi decise di affidare al ceco la guida della Roma per la stagione successiva, provocando molto clamore in città per il passaggio dalla società di Formello a quella di Trigoria. I giallorossi avevano disputato un pessimo campionato, annichiliti dall’esperienza Carlos Bianchi, l’uomo, per quei pochi che non lo ricordassero, che voleva cedere il giovane talento Francesco Totti alla Sampdoria. Invece il vulcanico Sensi cacciò il tecnico argentino, la Roma si salvò a poche giornate dalla fine (guidata da aprile dalla coppia Sella-Liedholm) e cominciò a porre le basi di una squadra vincente. E fu proprio Zeman a guidare il gruppo verso la consacrazione, poi Capello completò l’opera.  L’idea è di riproporre quello schema e magari consegnare allo stesso boemo una compagine competitiva, capace non solo di divertire ma anche di centrare obiettivi prestigiosi.

Ora o mai più

Con molta sincerità, tratto che contraddistingue la persona prima ancora che il personaggio, Zeman ha affermato di aver accettato l’offerta romanista con molto entusiasmo e con la voglia di fare meglio del passato (quarto e quinto posto). Ai dirigenti pescaresi aveva fatto intendere che solo una chiamata della Roma lo avrebbe allontanato dall’Abruzzo, ed alla conferenza stampa di presentazione a Trigoria ha dichiarato che in cuor suo covava il desiderio di un ritorno nella Capitale. La proprietà americana si è affidata alla competenza dei dirigenti giallorossi, Baldini e Sabatini in primis, che, dopo aver ponderato per bene le diverse opzioni (il favorito sembrava Montella, prima delle suggestioni Villas Boas e Bielsa) ha aspettato la fine del campionato cadetto, vinto proprio dal Pescara, prima di ufficializzare il ritorno del “Maestro”, come viene chiamato dai suoi sostenitori. L’obiettivo è dare una sorta di continuità alla scorsa stagione: il gioco propositivo, “la proposta non negoziabile”, di Luis Enrique, migliorata dall’esperienza e dalla concretezza dell’attacco zemaniano (“io gioco di più verso la porta avversaria”). Tornare in Europa sarà fondamentale per le ambizioni degli americani.

La coscienza di Zeman

Dopo i fasti degli Anni Novanta e le delusioni degli anni Duemila, con l’impresa di Pescara (addirittura 90 reti segnate, 45 in casa e 45 in trasferta, a dimostrazione della mentalità del suo gioco) Zeman si ripresenta alla massima serie dalla porta principale. Tanti anni in giro per l’Italia e l’Europa per poi tornare lì dove ha deciso di abitare tredici anni fa, la sua Roma. Il cantautore romano Antonello Venditti, grande tifoso giallorosso ed autore dell’inno romanista, scrisse una canzone (La Coscienza di Zeman) nella quale diceva: “perché non cambi mai, il sogno non si avvera quasi mai”, facendo proprio riferimento al celeberrimo integralismo del boemo, coerente ma rigido, sincero ma scomodo. Un uomo vero, sarcastico ed ironico, a volte irriverente, sicuramente non diplomatico, anticonformista. Prendere o lasciare. Indimenticabili le sue denunce ed i suoi attacchi al “Palazzo”. Decisamente in linea con la presidenza Sensi, battagliera e “verace”, dovrà cercare di adattarsi alla nuova politica societaria, lontana da polemiche e “dietrologie”.

Il suo dogma

Quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti; difesa alta, fuorigioco, sovrapposizioni, tagli, tiri dalla distanza poco contemplati, vietato tenere la palla tra i piedi per diversi secondi. Zeman sostiene che il 4-3-3 sia il modulo migliore per coprire il campo; ogni calciatore deve avere sempre più soluzioni di passaggio; tanta corsa, allenamenti faticosi. A cominciare dai gradoni che riappariranno nel ritiro di Riscone. Il boemo ha già fatto sapere che torneranno le doppie sedute e verranno ripristinati i ritiri pre-gara, necessari, secondo il ceco, in una città calda ed in un ambiente difficile come quello della Capitale. Zeman avrà bisogno di tempo per conoscere i giocatori ma ha già un’idea di chi potrà tornare utile al suo schema ed invece chi non farà parte del nuovo progetto. La società sta monitorando il mercato, la prossima settimana verranno definite le comproprietà (Borini ha la priorità), sarà la difesa il reparto maggiormente rinforzato (per Dodò, esterno sinistro, è tutto fatto, per Castan, difensore centrale, si è a buon punto). Molti giovani saranno valutati (Florenzi è quello più pronto) ma Baldini e Sabatini hanno intenzione di fare investimenti importanti.

Il saluto

Intanto capitan Totti ha dato il benvenuto al suo vecchio maestro in un noto ristorante romano. Tra i due c’è sempre stata grande sintonia, dopo tredici anni torneranno a lavorare insieme. Francesco ha forti motivazioni e, al di là della questione del ruolo che andrà ad occupare (centravanti o esterno?), sarà il punto di riferimento del boemo all’interno dello spogliatoio. Il capitano ha garantito sulla bontà del gruppo, “composto da bravi ragazzi”, ed è consapevole che c’è in tutti grande voglia di rivincita dopo la passata stagione. Un sentimento comprensibile che, ma non lo ammetterà mai, pervade anche l’animo di Zeman. Va bene il bel gioco, va bene far tornare numerosa la gente allo stadio ma questa volta l’obiettivo è un altro: tornare a competere, ritornare per vincere.