Write in VAVEL | Login
Rebus allenatore

AS Roma

Rebus allenatore

Piani di rinascita

AS Roma

Piani di rinascita

La Roma rivuole Montella

AS Roma

La Roma rivuole Montella

De Rossi: “Quello di cui ho bisogno sta qui”

Una domenica indimenticabile per la Roma: prima domina l’Inter, poi il DG Baldini annuncia il rinnovo del contratto del centrocampista. E mercoledì il recupero di Catania: con una vittoria i giallorossi supererebbero proprio i nerazzurri.

De Rossi: “Quello di cui ho bisogno sta qui”
Getty Images

5 Febbraio 2012: Una data che i tifosi romanisti non dimenticheranno mai. Finalmente si chiude la lunga trattativa riguardante il prolungamento dell’accordo tra Daniele De Rossi e l’As Roma. Manchester City? Real Madrid? Milan? Manchester United? No, “Roma, solo Roma, Roma e basta”, come recitava un vecchio striscione degli anni ’90. Rinnova, non rinnova, rinnovo con clausola... macché, Daniele rimarrà giallorosso altri cinque anni, fino al 2017, praticamente a vita, per buona pace di chi già lo aveva immaginato lontano dalla Capitale. Nella conferenza stampa che sancisce questa “benedetta unione”, il DG Baldini ha precisato i termini del contratto: “Con Daniele è stato raggiunto un accordo per altre 5 stagioni per un compenso lordo di 10 milioni all'anno, 5,5 più una serie di bonus, che non prevede nessuna clausola rescissoria. La Roma ha anche un accordo con il calciatore con cui si riserverà di sfruttarne il 50% dei diritti d'immagine".

Il centrocampista di Ostia ha spiegato i motivi della sua scelta. “Mi sono reso conto che quello di cui ho bisogno sta qui, non è cambiato molto dal primo contratto, forse il percorso è stato più lungo. Qualche indecisione l'ho avuta ma ho bisogno della Roma per giocare in una certa maniera. Ho sentito mille persone ma ho sempre saputo la mia scelta. C'è stato un momento, lo scorso anno dopo un derby, in cui sentivo che l'amore dei tifosi nei miei confronti era leggermente scemato, non di tutti i tifosi, non a livello umano ma a livello professionale non venivo visto come un giocatore importante. Anche per colpa mia. Avevo l'impressione che ci fosse un disinnamoramento nei miei confronti, io qui volevo restare se ero ben voluto e quello mi ha fatto pensare a diverse soluzioni. Poi in un certo momento le ambizioni di confrontarmi con i più forti club al mondo mi affascinavano più del solito. Il fatto che fossi in scadenza me lo ha fatto pensare. Non è un segreto che ho parlato anche con altre squadre, volevo provare se ero forte a certi livelli. Ci proveremo da qui". Si sofferma anche sull’aspetto economico ed ammette l’interesse di club italiani. “Diciamo che il contratto, a livello economico, è stato l'ostacolo, quello su cui non volevo far sconti. C'è stato da discutere molto, mai in maniera cattiva, ho chiesto una cifra il primo giorno ed è rimasta quella fino ad oggi. La clausola è stato un giusto e lecito tentativo della società, ci ho pensato anche io ma avrebbe stonato con il mio rapporto con la Roma e non se ne è fatto niente. So cosa significa rimanere a Roma e non cogliere certe opportunità. E' una scelta di cuore, non resto qui per fare il turista. C'è una componente affettiva, ma credo molto in questo progetto. Mi hanno cercato anche società italiane e nonostante fosse un onore per me ho sempre risposto che sarebbero state l'ultima scelta, anche per un discorso di rispetto”.

Una menzione speciale per il suo allenatore. "Il mio amore per questa squadra va a prescindere dall'allenatore e dalle dirigenze, presidenti e società, comunque Luis Enrique è stato fondamentale. Dopo sei mesi posso dire che è il tecnico migliore che abbia mai avuto, anche a livello di gestione e di ritiri. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Non posso negare che ho trovato un allenatore che mi valorizza. Senza fare il ruffiano, mi mette in un ruolo che amo e che mi dà responsabilità. Giocare per fare il compitino non mi piace, preferisco stare in mezzo al gioco e toccare tanti palloni. Un ruolo che mi chiama in causa per le vittorie ma anche per le sconfitte, perché non è un ruolo semplice". Ha grande fiducia sulle prospettive future della squadra. “Non so quantificare l'attesa. Un direttore generale può attendere anche 10 anni per uno scudetto, io non posso attendere questo tempo. Voglio che questo sia l'unico anno in cui partiamo ”in seconda linea”, forse abbiamo creato un piccolo abili ma quest'anno non era immaginabile poter vincere. Il DG dovrà fare un grosso lavoro, l'atteggiamento della società credo sia stato giusto, bisogna ancora maturare. I limiti sono quelli quando c'è una squadra giovane ma in cinque anni penso di poter tornare a lottare per lo scudetto. La Champions è più dura, ci sono realtà gigantesche a livello economico".

Cuore e sangue giallorosso. “La vecchia società mi aveva offerto il contratto nell'anno di Ranieri, quando eravamo in lotta per lo scudetto. Alla fine della stagione Rosella Sensi mi ha chiamato e mi ha proposto il rinnovo. Lì ho sbagliato io, ho detto che non era il momento, poi sono uscite fuori problematiche oggettive più grandi, ostacoli economici e formali. La società era in vendita e non mi sembrava giusto chiedere il rinnovo in un momento di difficoltà, anche se non ho mai chiesto un nuovo contratto ma mi è sempre stato proposto. Loro mi hanno sempre accontentato. Questa società si è trovata in una situazione difficile, ero vicino alla scadenza. Il mio affetto per la Roma non esclude che abbia esercitato un potere per guadagnare di più, si parla di tanti soldi. La conferenza era prevista a prescindere dalla partita di ieri. Abbiamo avuto l'accordo tre-quattro giorni fa, sinceramente non pensavo più al contratto". Sottolinea l’importanza dei dirigenti per il buon esito della trattativa e rimane fiducioso sulla possibilità di raggiungere il terzo posto. "Pallotta mi ha fatto una buona impressione, è una persona ambiziosa, vuol vincere anche qui e non è venuto a perdere tempo. E' stato lo stesso quando ho parlato con DiBenedetto. Ma per il grosso della trattativa va dato atto a Baldini, Sabatini e Fenucci, hanno un merito più grande perché si sono impegnati quotidianamente per convincermi. Roma terza? E' quello che spero, credo che l'obiettivo sia arrivare sopra Lazio, Inter e Udinese, squadre raggiungibili. Il terzo posto sarebbe un grande risultato".

L’euforia per l’esito positivo della “telenovela De Rossi” ha quasi messo in secondo piano il netto successo della Roma sull’Inter dell’ex Ranieri: un 4-0 che non ammette repliche, due gol per tempo, una sola squadra in campo, nerazzurri mai pericolosi e fuori partita. I milanesi sono apparsi svuotati, deconcentrati e privi di idee, merito soprattutto dei giallorossi che hanno riscattato le recenti deludenti gare contro Bologna e Cagliari. Una difesa perfetta (e Juan è andato ancora una volta in rete), un centrocampo che ha fatto un doppio lavoro di filtro ed impostazione (e quando c’è De Rossi è tutta un’altra musica), l’attacco ispirato, con Fabio Borini (prima doppietta in Serie A) sugli scudi e finalmente un lampo di Bojan, che ha ricordato le sue prodezze al Camp Nou. Insomma, c’è grande soddisfazione nell’ambiente romanista, si può dire che la nevicata del week-end ha portato fortuna.

Il problema della Roma, però, è la discontinuità. Mercoledì sera (ore 20:00) ci sarà il recupero di Catania (il risultato è fermo sull’1 a 1), una mezzora scarsa da giocare, ed i ragazzi di Luis Enrique vogliono invertire la tendenza dell’ultimo periodo. Una vittoria in Sicilia lancerebbe i giallorossi al quinto posto, con un punto davanti all’Inter, e la possibilità di inseguire con più fiducia il terzo posto. Non ci saranno Totti e De Rossi (sostituiti al Massimino poco prima della sospensione) mentre a Trigoria ha svolto il suo primo allenamento con la squadra il neoacquisto Marquinho. Ci sarà bisogno anche del suo aiuto per scalare la classifica, l’”aereoplanino” Montella è avvertito. 

Autore
Password