I Colts tagliano Peyton Manning

È ormai data per sicura la decisione del propietario dei Colts Jim Irsay: Manning lascerá Indianapolis dopo 14 anni e dalla prossima settimana inizierà ad incontrare le squadre interessate ad ingaggiarlo. Si chiude un’era irripetibile per la franchigia dell’Indiana.

I Colts tagliano Peyton Manning
Getty Images

“Tutte le cose belle prima o poi finiscono” è uno dei tanti titoli che si trovano sui media americani in queste ore. La notizia del giorno è il taglio di Peyton Manning da parte degli Indianapolis Colts: una notizia in parte attesa e tutto sommato ragionevole se teniamo conto della situazione. Manning dall’anno prossimo non vestirà piú la maglia che ha contribuito a rendere celebre più di ogni altro giocatore. Nessun altro avrá ad Indianapolis lo stesso impatto che ha avuto Manning, per 14 anni il quarterback di una squadra che grazie a lui è diventata famosa in tutto il mondo. Manning è stato tagliato perché il tempo passa per tutti: il QB ha saltato l’intera stagione 2011-2012 per una serie di interventi chirurgici ai nervi del collo; un infortunio che in parte era arrivato addirittura a mettere in dubbio la possibilità che potesse tornare a giocare a football. Il divorzio, ancora non si sa se consensuale, si è consumato nelle ultime 12 ore: a partire dalla prossima settimana Manning potrá cominciare a trattare con altre squadre. Pur avendo 36 anni infatti non sembra intenzionato a smettere.

C’è qualcosa di triste in questo epilogo; una sorta di malinconia legata agli eventi succedutisi negli ultimi 12 mesi. Un anno maledetto, sia per Manning che per i Colts. La squadra ha vinto solo 2 partite su 16, con lui in panchina. Proprio nell’anno in cui il Super Bowl si giocava ad Indianapolis, Manning si è ritrovato con un problema fisico piú grave del previsto, che 3 distinte operazioni non sono riuscite a risolvere. Ora a quanto pare è di nuovo pronto per giocare. Ma non per i Colts. La dirigenza deve pensare al futuro e vuole investire su Andrew Luck, la probabile prima scelta del prossimo Draft; troppo oneroso il contratto di Manning (circa 18 milioni di dollari), sulla cui efficacia in campo rimane al momento  un punto interrogativo.

Non si conoscono ancora tutti i dettagli, ma è chiaro che i Colts non se la sono sentita di tenere un giocatore di 36 anni e reduce da un grave infortunio con quel tipo di stipendio, uno dei piú alti della NFL. Manning giocherà dal’anno prossimo con un’altra maglia, e di sicuro fará un certo effetto vederlo in campo senza quel ferro di cavallo blu in campo bianco.

È un finale malinconico perché Manning è stato il simbolo di questa squadra negli ultimi 14 anni: lascia in eredità un Super Bowl vinto nel 2006, ben 4 titoli di miglior giocatore della regular season (nessuno come lui), un record di 141 vittorie e 67 sconfitte e ben 35 rimonte nell’ultimo quarto. Ma soprattutto l’immagine di un giocatore fantastico, leale, un magnifico quarterback. Freddo, preciso, un vero robot nei momenti più complicati di una gara: Manning era l’uomo cui affidarsi quando le cose si mettevano male, e quasi sempre trovava un modo per vincere la partita.

Manning è stato, ed è ancora, un’icona di questo sport; la sua rivalità con Tom Brady dei Patriots rimarrà per sempre scolpita nella storia della NFL. Ma la vita continua, per lui e per i Colts. Il quarterback vuole continuare a giocare: su questo non ci sono dubbi. Ci sono diverse squadre pronte a parlarne: Miami, Arizona, Seattle, Kansas City. Ovunque vada a giocare, Manning rimarrá sempre un Colt. Come Joe Montana sará sempre un 49er e Brett Favre un Packer.