Esclusiva. Capirossi a tutto campo: "Anno difficile per Valentino..."
Era il 1° settembre 2011, il motomondiale faceva tappa a Misano. Loris Capirossi tiene la conferenza stampa per rendere ufficiale la notizia del suo addio alle corse. Con le lacrime agli occhi saluta questo mondo dal punto di vista del circuito, dopo 22 anni e 328 gare. Siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con lui, ripercorrendo la sua carriera e chiedendogli qualche parere sul prossimo campionato che ci aspetta.
Classe 1973, anche lui come molti piloti motociclistici italiani, nasce in uno di quei paesini romagnoli tra Bologna e Ravenna. E come ogni buon romagnolo che si rispetti, ha nelle vene una passione innata per le moto e per la velocità. A quindici anni partecipa alla sua prima stagione di gare di velocità e si qualifica sesto nel Campionato Italiano Sport Production. Dopo vari buoni risultati nazionali e non ancora maggiorenne, esordisce nel 1990 a livello mondiale nella categoria della 125. Il titolo è incredibilmente subito suo, come anche il record del pilota più giovane che conquista un titolo mondiale. L'anno successivo continua a stupire e si aggiudica di nuovo il campionato, con più vittorie e più distacco, riportando così l'interesse degli italiani sul mondo delle moto.
Come ti sei avvicinato al mondo delle moto?
Tutto nasce probabilmente da una passione di mio padre. Quando io avevo solo 4 anni mi costruì la prima “minimoto”, ho iniziato a girare per i campi e lì è nata la passione. Poi sono arrivato dove sono arrivato.
Qual è stata la reazione della famiglia alla tua decisione di correre?
Come tutti sanno il nostro sport è abbastanza costoso e ho potuto correre grazie alla mia famiglia che mi ha aiutato. Sono stati i miei unici sponsor soprattutto all'inizio della carriera e addirittura in un'occasione sono arrivati ad ipotecare la casa. Mio padre era senza dubbio con me, mia madre non è sempre stata troppo d'accordo, ma visto la passione che avevo alla fine ci ha creduto anche lei.
Quando ti sei reso conto che il motociclismo ti avrebbe dato da vivere?
Forse mai, perché io l'ho sempre fatto per puro divertimento. Penso che lo sport ad alti livelli dev'essere un gioco e nel momento in cui diventa un lavoro forse è meglio smettere. Io dopo tanti anni di gare ero arrivato a un punto che era tutto difficile e forse non mi divertivo più come una volta, è anche per quello che ho deciso di smettere.
Durante questi 20 anni di carriera hai cambiato parecchi team, quali sono stati i cambi principali che ti hanno aiutato e dove ti sei trovato meglio?
In tutti questi anni ho corso davvero in moltissimi team diversi, devo dire che mi sono trovato bene un po' dappertutto e sono riuscito ad avere un ottimo rapporto con tutte le squadre con cui ho corso, peraltro sono amico di tutti. Dal team Pileri, il mio team storico con il quale ho corso dal '90 fino al '95, al mondiale vinto con Aprilia, ai cinque anni passati con Ducati. Ma mi sono trovato molto molto bene anche nei tre anni passati in Suzuki, verso fine carriera, e anche con Pramac il team dell'anno scorso, un team tutto italiano composto da persone fantastiche. Sono sempre riuscito a lasciare qualcosa di buono in tute le squadre che ho corso e di questa cosa sono felice. Penso che tutte le scelte che ho fatto nella mia vita, giuste o sbagliate, le rifarei tutte perché mi hanno portato comunque ad una crescita incredibile.

Quale momento ricordi in assoluto come il più emozionante?
Anche se si parla di un'epoca fa', è quando ho vinto il mio primo mondiale, in Australia, nel 1990. E' il momento che ancora oggi vivo con più gioia, perché ero un ragazzino e probabilmente nessuno si aspettava una cosa del genere, quindi è stato veramente il massimo.
Qual è stato, invece, il tuo rammarico più grande?
L'anno più difficile è stato il 1997 . L'anno precedente tornavo in 250 per cercare di vincere il titolo che non avevo mai vinto, ma il '97 fu un anno terribile, avevo un sacco di problemi con la moto e anche con la squadra. Addirittura alla fine di questo anno volevo smettere di correre, poi grazie a Carlo Pernat - che in seguito divenne il mio manager – non l'ho fatto, mi convinse a rimanere e l'anno successivo vinsi il mondiale.
Infatti, siamo nel 1998, mondiale 250: all'ultimo giro dell'ultima gara, ancora decisiva, c'è l'incidente con Tetsuya Harada, un'entrata in curva piuttosto aggressiva, per cui peraltro non eri stato penalizzato.
C'è stata molta confusione per quel sorpasso, feci l'epoca degli anni '90 e se ne parlò moltissimo. Ma anche il diritto sportivo mi diede ragione al 100%, quindi non venni penalizzato sotto nessun punto di vista e anche se sono passati 14 anni lo rifarei assolutamente. Penso che quando un pilota ha la voglia e il carattere deve provare a fare i sorpassi anche difficili e un sorpasso come quello che ho fatto io se ne vedono 5 o 6 tutti gli anni, però quello in particolare fece parlare molto. E nonostante tutto con Harada siamo anche diventati amici, adesso lo vedo tutti i giorni perchè le sue figlie frequentano la stessa scuola di mio figlio, il tempo poi mette a posto tutto. Ovvio che un po' di rabbia al momento c'era sicuramente, io vinsi il mondiale e lui lo perse. Ma c'è da dire che se eravamo tutti e due lì, entrambi ci meritavamo il titolo.
Una volta i piloti si specializzavano nelle varie categorie e correvano a lungo nella stessa (mi viene in mente l'esempio per eccellenza Angel Nieto). Adesso invece appena possono passano alla categoria superiore pur sapendo di non avere moto competitive. Secondo te cos'è cambiato?
Innanzitutto sono cambiati i regolamenti, perché una volta permettevano a un pilota di diventare l'eroe della categoria, ovvero poteva correre nella stessa senza limiti di età. Adesso ci sono limiti, per esempio in 125 c'era il limite dei 26 anni. In Moto2 non c'è più limite di età ma comunque sia tutti cercano di arrivare in motoGP perché è la classe più importante, dove ci sono più interessi da un punto di vista mediatico e di sponsorizzazioni, quindi tutti cercano di arrivare nel top del motociclismo, anche se non è facile e stiamo vivendo dei momenti molto difficili.
In vista del mondiale che inizierà tra qualche mese, come vedi la situazione Ducati-Valentino?
La Ducati sta vivendo un momento non troppo facile e hanno fatto un progetto talmente nuovo per la moto 2012. Personalmente conoscendo Ducati e conoscendo l'ambiente delle corse non sarà facile per loro, miglioreranno moltissimo la posizione dell'anno scorso, che era stato molto difficile per Vale e per tutti gli altri piloti Ducati con una moto che non era assolutamente competitiva. Quest'anno faranno sicuramente molto meglio ma sarà un anno intenso.
Dammi il tuo punto di vista sui campioni della MotoGP che negli ultimi anni hanno fatto parlare di sè: Jorge Lorenzo, Casey Stoner e Dani Pedrosa.
Jorge Lorenzo senza dubbio è un pilota con tantissimo talento, che ha tanta grinta, crede moltissimo in quello che fa, ce la mette sempre tutta e non ha paura di niente. Secondo me è un pilota completo, ha vinto e vincerà ancora, è il tipo di pilota che mi piace molto. Se riuscirà a vincere un altro mondiale è da vedere, il problema adesso è che combatte contro Casey che è un altro pilota con tantissimo talento e che in questo momento ha anche la moto migliore. Soprattutto nella passata stagione aveva la moto più competitiva e credo che la Honda sarà sempre la moto da battere. Quando sulla moto migliore troviamo uno dei migliori piloti è molto difficile. Penso che il mondiale alla fine se lo giocheranno di nuovo loro due, anche se penso che Pedrosa è un altro pilota talentuoso ma molto sfortunato. Purtroppo non cade tantissimo ma le poche volte che cade si fa sempre male e si tira fuori dai giochi. Comunque se vogliamo analizzare un pochino i piloti che ci sono in questo momento, a parte Valentino che sicuramente è uno dei più forti ma che ha qualche problema con la moto, Lorenzo, Stoner e Pedrosa dovrebbero essere i tre candidati favorevoli al titolo.
Yamaha- Honda quali sono le differenze ?
A livello tecnologico e di potenzialità di investimento nello sviluppo la Honda è senza dubbio più potente della Yamaha. Quest'ultima ha sempre fatto una buona moto negli ultimi anni ma gli è mancata sempre un po' di potenza nel motore a differenza della Honda, che l'anno scorso ha fatto un passo enorme, un'ottima moto. Prevedo che nel 2012 la moto sia abbastanza simile nonostante questo cambiamento importante della cilindrata, dagli 800 si torna alle 1000. La Honda è sempre la Honda e la Yamaha sta rincorrendo. Non sarà comunque un anno facile.
Anche perchè Jorge finora è stato fuori gioco per lo sviluppo della nuova moto.
Valentino ha fatto qualcosa di importante per lo sviluppo della Yamaha questo è chiaro, però credo che anche Lorenzo sia bravo nello sviluppo e potranno seguire anche le sue indicazioni per andare avanti.
Parlando degli ultimi anni della tua carriera, cosa ti ha spinto a continuare a correre per così tanto tempo pur sapendo di non avere una moto competitiva?
Questo è molto triste perché soprattutto nei tre anni con Suzuki mi aspettavo qualcosa in più: correvo con una moto ufficiale e loro si sono impegnati. Purtroppo le possibilità economiche e gli investimenti che facevano per sviluppare la moto forse non erano all'altezza, per questo abbiamo sempre rincorso gli altri. La moto non era messa poi così male, ma ci mancava quel poco per poter fare la differenza e poter stare con i migliori. Questa cosa mi dispiace, perché loro meritavano di più e si impegnavano. Per quanto riguarda l'ultima stagione con Pramac io ho firmato un contratto con Pramac e Ducati sperando che l'arrivo di Valentino avesse dato una mano in più, invece è stato un anno molto difficile, la moto non funzionava e io tra l'altro in Olanda mi sono anche fatto male. A quel punto ho preso la decisione di smettere, anche se avrei voluto farlo in un modo diverso e con dei risultati migliori.
Perché non aspettare allora un altro anno, avendo sempre Valentino in Ducati che aiuta a sviluppare la moto?
Il mio pensiero personale è che la Ducati per quanto riguarda la moto ufficiale si impegnerà molto, mentre i clienti (quindi i piloti Pramac, nrd) avranno di nuovo una moto forse non troppo competitiva.
Quanto hanno influito sui tuoi risultati il matrimonio e la paternità? Si dice che chi ha un figlio va meno veloce.
Io penso che sia una stupidaggine, abbiamo tantissimi esempi di piloti sposati e con figli che hanno comunque vinto, vedremo quello che succederà a Stoner il prossimo anno che diventerà padre anche lui. Secondo me dipende molto da quello che uno vuole, bisogna dividere le due cose: la famiglia e le gare. A me personalmente non ha cambiato niente. Solo una cosa è cambiata: sono molto più felice. Quello che ti dà un figlio non te lo può dare nessuna gara al mondo, perché secondo me è il traguardo più bello.
Adesso ti occuperai della sicurezza, quali sono i tuoi progetti futuri in questo campo?
Mi sto occupando molto dello sviluppo delle gomme, sto lavorando a contatto con Bridgestone e anche io partirò per i primi test in Malaysia. Bridgestone, insieme alla Dorna, mi ha chiesto di essere presente per avere un contatto diretto sia con i piloti che con le gomme. Non farò i test ma sarò io il tramite con i piloti. Oltre a questo stiamo anche lavorando sui nuovi regolamenti soprattutto in vista del 2013. Ci sono tante belle cose da fare e bisogna impegnarsi e crederci. Penso sempre di fare questa cosa perché la mia esperienza potrà dare sicuramente molto a questo mondo, poi il fatto di non troncare nettamente dopo 22 anni era meglio.
Qual è il vero problema delle gomme?
Queste gomme non hanno problemi particolari, il problema è quando c'è un monogomma chiaramente lo sviluppo sul punto di vista pneumatico si ferma o rallenta e invece lo sviluppo tecnico delle moto continua ad andare avanti moltissimo. Quindi le prestazioni delle moto sono migliorate molto, mentre quelle delle gomme non sono migliorate quanto era richiesto dal progetto di sviluppo della moto, creando un bel po' di difficoltà. Inoltre le condizioni atmosferiche che abbiamo incontrato in questi ultimi due anni sono sempre state molto rigide, passando da temperature calde a dieci gradi. In questi casi è difficile riuscire a far funzionare una gomma in tutte le temperature e quindi Bridgestone si sta impegnando molto per dare una gomma ai piloti con un range più ampio.




