Il pallone racconta: Luciano Spinosi

Il pallone racconta: Luciano Spinosi

Luciano Spinosi è uno di quei giocatori finiti nel dimenticatoio troppo in fretta. Una carriera a cavallo di tre decenni fra Roma, Torino e Milano dove non riuscì mai a mettere in mostra tutte le sue qualità a causa di innumerevoli e sfortunati incidenti. Vestì sei anni la maglia giallorossa con un intervallo di sette alla corte del Trap nella Juve. Lo avrebbero pure schierato al fianco di Scirea, ma un brutto infortuniò spiano la strada a Morini e per Spinosi iniziò il declino in panchina. Al suo attivo 5 campionati, 4 coppa Italia e la Uefa del '77 in maglia bianconera.

Nato a Roma il 9 maggio 1950. A dieci anni, viene investito da una macchina, che gli causa la frattura di entrambe le gambe; si riprende e viene tesserato dalla Tevere Roma, che gioca in quarta serie. Luciano picchia che è un piacere, mangia delle bistecche da far paura, ma non ingrassa di un etto; lo chiamano Er secco der villaggio. Nell'estate 1967, compie il gran balzo che lo porta dalla serie D alla massima divisione nelle file della Roma con la quale, diciottenne, esordisce in serie A.

Racconta Luciano: «Eravamo di lunedì e mister Helenio Herrera venne da me, dicendomi che la domenica successiva, nella partita contro il Pisa, mi avrebbe dato il posto da titolare. Mi disse di stare tranquillo e, forse per farmi passare un principio di tremarella, mi predisse che avrei pure segnato un goal. Fra me e me pensai che sarebbe stata una cosa assai improbabile, primo perché non sono mai stato un goleador, secondo perchè, nel ruolo di terzino, non è che si abbiano molte occasioni per tirare a rete. Come fu, come non fu, fatto sta che, invece, il goal lo segnai davvero».

Dopo un triennio trascorso nella capitale, nel 1970, in compagnia di Capello e Landini II°, raggiunge la Juventus ed in bianconero si ferma per otto stagioni. Difensore di buon temperamento a Torino è per 4 stagioni pedina fondamentale del pacchetto arretrato di una Juventus che sta diventando grandissima. Poi con l'arrivo di Gentile le sue apparizioni si fanno episodiche e Spinosi, con grande professionalità, appena ventiquattrenne, vive l'amara esperienza della retrocessione al ruolo di rincalzo, dovuta anche ad un gravissimo infortunio: il 3 novembre del 1974, infatti, sul campo della Sampdoria, intervenendo di testa, Luciano ricadeva malamente con conseguenze disastrose.

Frattura all’acetabolo del femore e forzato periodo di inattività. Morgan Morini riprende il suo posto in squadra e per Luciano iniziava un lungo calvario. «Pensavo addirittura di non poter più giocare, ma mi buttai a capofitto nella preparazione ed i primi allenamenti furono durissimi; poi, un mattino, il dolore sparì e capii di potercela fare. Più mi allenavo e più speravo, perché il muscolo si riprendeva. Purtroppo, quando mi sono ripreso, non ho più ritrovato il posto, anche se, devo riconoscerlo, Morini ha giocato sempre magnificamente».

Negli otto anni torinesi gioca complessivamente 241 partite (138 in campionato, 54 in Coppa Italia e 49 nelle Coppe europee), realizza 4 goal. (1 in campionato e 3 in Coppa Italia) e contribuisce agli scudetti 1972, 1973, 1975, 1977 e 1978 ed alla Coppa Uefa 1977. Nell'estate del 1978 rientra a Roma dove torna a vestire la maglia giallorossa (con la quale lega il suo nome alla Coppa Italia nel 1980 e nel 1981), nel 1982 approda al Verona, nel 1983 al Milan e nel 1984 al Cesena. Nel 1971 debutta in Nazionale A con la quale partecipa alla spedizione in Germania Ovest per il Mondiale 1974. Il ruolino azzurro di Spinosi annota 19 presenze al servizio della massima rappresentativa, 3 con l’Under 23 e 6 con la Giovanile.

Spinosi è, sicuramente, un giocatore che ha ricevuto, almeno nella Juventus, molto meno di quanto avrebbe meritato; iniziò la sua carriera come terzino, costituendo con Marchetti una coppia dura e grintosa. Marcatore solido, sempre concentrato, era dotato di un bagaglio tecnico non disprezzabile che gli consentì, anni dopo nella Roma, di giocare esterno in una difesa a zona a quattro: «Me la sono sempre cavata, come terzino, spingendomi spesso in avanti, ma ritengo di essere, soprattutto, uno stopper. Sarà per l’alta statura che mi favorisce negli inserimenti di testa, ma è certo che al centro dell’area sono a mio agio».

Il momento del decollo sembra arrivare nella stagione 1976/77: il Trap lo vuole stopper titolare da affiancare a Gaetano Scirea, ma dopo un paio di partite un altro infortunio lo mette fuori gioco. Entra Morgan Morini ed è un trionfo; l'esplosione di Cabrini poi (Cuccureddu e Gentile non si potevano discutere come marcatori) lo relega in panchina ed all’epoca era panchina davvero; una sola sostituzione, oltre al portiere e cambi davvero col contagocce.


Questo il ritratto di Massimo Burzio su "Hurrà Juventus" del maggio 1988:

Ci fu un tempo in cui Juve e Roma andavano d’accordo. Non parlo di tempi lontani, ma del principio degli anni Settanta, quando la Roma era Romena (la citazione è testuale ed è tratta dai giornali dell’epoca) e non era ancora balzata ai vertici del calcio nazionale, diventando per un certo periodo, una delle antagoniste che negli ultimi quindici anni la sorte ha posto ciclicamente sulla strada sempre vincente della Juve “bonipertiana”. Bianconeri e giallorossi, insomma, avevano ottimi rapporti, certamente migliori di quelli, burrascosi, del primo periodo degli anni ottanta, quando la Juve era l’odiata nemica dei capitolini.

Ma tant’è, tutto passa, i campioni se ne vanno dall’una e dall’altra parte ed il dialogo poi riprende, corretto e signorile com’è sempre stato da parte juventina. E così, magari, in futuro torneremo a vedere giocatori giallorossi emigrare verso la Juve e viceversa, così come è già accaduto con Boniek ed accadde nel 1970 con Spinosi. Il Core de Roma, infatti, è stato con Capello e Landini uno degli esempi dell’interscambio Juve - Roma e certamente ha lasciato una traccia nella recente storia della Juventus.

Nato nella capitale, per la precisione nel popoloso e vivace Villaggio Breda, il 9 maggio del 1950, Spinosi comincia a giocare al calcio nella Tevere Roma. Prima le giovanili, poi l’esordio in serie D e quindi a diciassette anni la Roma. Tre stagioni, ottime prove anche nella primavera giallorossa e nel 1970 ecco la Juve. Difensore roccioso ed eclettico, abile sui palloni alti, con una propensione alla marcatura ma anche alla propulsione, Ciano forma allora con il biondo Marchetti una coppia che i cronisti non esitano a definire la riedizione del duo interista Burgnich - Facchetti.

Ottime prove, una disciplina di fondo unita ad un carattere gioviale, ad una facilità innata allo scherzo, fanno ben volere Spinosi sia dai compagni sia dai tifosi. Gran fisico, faccia sorridente fuori dal campo e cattiva in partita, per il bravo Luciano arrivano gli scudetti 1972 e 1973 e le prime maglie azzurre (1971). Sembra un sogno destinato a continuare e nell’estate del 1974 c’è anche la soddisfazione dei Mondiali in Germania. Spinosi parte titolare, ma naufraga con la squadra azzurra che esce al primo turno eliminatorio rischiando anche contro i modesti giocatori di Haiti. Ed è proprio l’uomo affidato a Spinosi a segnare all’Italia l’unico goal haitiano, è un folletto, tale Sanon, che con uno scatto farà impallidire Luciano lasciandolo indietro di quei pochi (o tanti) metri sufficienti ad andare in rete. Al ritorno dai Mondiali, persa la maglia azzurra, Spinosi trova una sorpresa: la Juve l’anno precedente si è assicurata Claudio Gentile. Gento parte riserva ma scalpita e, complice anche un grave infortunio alla testa del femore rimediato da Ciano a Genova contro la Sampdoria, presto si appropria della maglia del titolare.

Da quei giorni Gentile diviene un inamovibile e Spinosi un panchinaro. Luciano accetta la sorte, si impegna ed ogni volta che verrà chiamato dall’allenatore cercherà di trovare spazio e gloria. Si reinventa stopper, libero, diventa, insomma, un jolly. Come tale vincerà ancora gli scudetti 1975, 1977 e 1978 e la Coppa Uefa 1978 (memorabile in quella occasione una sua partita contro la punta del Manchester Channon ed il secondo tempo del ritorno della finalissima a Bilbao).

Dopo la Juve il ritorno a Roma, nel 1978, con due Coppe Italia (1980 ed 1981), quindi il Verona, il Milan ed infine il Cesena, dove nel 1984 Spina chiude una carriera davvero luminosa. Diciannove le sue presenze azzurre, il debutto è del 1971, con 3 gettoni nell’Under e 6 nella giovanile. Che dire in più di Spinosi? Che è stato un uomo capace di farsi apprezzare anche nei momenti più bui, che ha saputo lasciare in tutte le società in cui ha militato un ottimo ricordo. Chi scrive queste righe gli è stato amico ed ha passato splendide giornate con lui, apprezzandone quello spirito istintivo ed incisivo che lo ha reso personaggio anche soltanto in occasione d’una chiacchierata tra amici. Oggi Spinosi allena la primavera della Roma, non è cambiato è ancora quel core de Roma che seppe amare Torino e farsi amare anche dai tifosi della Juve.