L’atleta più ricco di sempre vinceva al Circo Massimo

L’atleta più ricco di sempre vinceva al Circo Massimo

Secondo il Forbes, il golfista Tiger Woods è l’atleta più pagato di sempre, ma la classifica dei Paperoni dello Sport non aveva ancora fatto i conti con la Roma Imperiale.

La rivista Forbes, esattamente due anni fa, stilò una classifica dei Paperoni della storia dello sport e a spuntarla fu Tiger Woods, il "mister miliardo" del golf mondiale. Ci risiamo: la nostra mente, come vittima di un riflesso incondizionato, va al presente. Lionel Messi e Cristiano Ronaldo nel calcio, il re dei pesi welter Floy "Money" Mayweather nella boxe, Michael Schumacher e Valentino Rossi nei motori.

Suonerà irrispettoso, ma non ci voleva il Forbes per dirci che Cristiano Ronaldo percepisca oggi una cifra maggiore rispetto a quella che percepiva un calciatore qualunque dei decenni passati, nè che Mayweather intaschi oggi più di quanto intascasse "The Greatest" Muhammad Alì. Sarebbe piuttosto raro, se non addirittura bizzarro, pensare il contrario, ovvero che un mito dello sport di 50 anni fa guadagnasse più di una leggenda vivente e ancora in attività.

Quest'obiezione non poteva che nascere dall'intuizione di uno che di "miti e leggende" deve intendersene per forza, essendo professore di storia classica all'Università della Pennsylvania. Peter Struck, questo il nome dello studioso, preso da un irrefrenabile deformazione professionale, ha deciso di riscrivere da zero la classifica del Forbes, contestualizzando i compensi degli atleti in base alla loro epoca storica ed includendo alla lista anche atleti dell'antichità. Come a dire: "Vi dirò io se i 12 miliardi di Messi sono, in proporzione, più dei tot soldi che percepiva l'atleta "x" dell'"y" secolo dopo Cristo!". Sfida accettata.

Dopo un lavoro di ricerca che immaginiamo sia stato piuttosto intenso, il prof. Struck rende pubblica la sua classifica degli atleti più ricchi della storia e al primo posto ecco spuntare un nome che agli sportivi di oggi non dice nulla, ma di sicuro disse moltissimo a quelli vissuti intorno al secondo secolo d.C: si tratta di Gaius Appuleius, campione indiscusso di una pericolosa disciplina seguitissima nella Roma imperiale, ovvero la corsa delle quadrighe.

La carriera di G. Appuleius inizia a 18 anni nella Squadra Bianca, continua a 24 nella Squadra Verde e prosegue fino alla fine (si ritira a 42 anni) nella Squadra Rossa. Se non stessimo parlando di una disciplina di 2000 anni fa, potremmo quasi parlare di "un Michael Schumacher antelitteram". Il colossal "Ben Hur" insegna che lo sport in questione era davvero violento, pericoloso al punto da terminare spesso col decesso di qualche atleta. Le gare partivano al cenno dell'Imperatore e si svolgevano su 7 giri del Circo Massimo: 7 giri senza esclusione di colpi al termine dei quali, arrivando vivi nelle prime tre posizioni, si vincevano ingenti somme di denaro. Gaius è un auriga ispano-romano che riesce fin da subito a mettersi in luce in quest'ambiente durissimo fatto di allenamenti serrati ma anche di parecchi privilegi. Il suo team lo allena, lo mantiene economicamente, alleva per lui i cavalli migliori, lo rifornisce di tutto, a partire dall'equipaggiamento (elmo, schinieri, corazza, frusta, coltello). Come tutti i "piloti" dell'epoca, anche Gaius è stato scelto nelle classi più umili della società ma col tempo riesce ad imporsi all'attenzione generale e diventa una star come se non più idolatrata delle star che conosciamo oggi.

Gaius Appuleius, In oltre vent'anni di carriera, si porta a casa la bellezza di 35.863.320 sesterzi cioè cinque volte lo stipendio del governatore di provincia meglio pagato della sua epoca. All'epoca questa era una cifra sufficiente per acquistare il grano necessario alla sopravvivenza di tutta Roma. Volendo fare un parallelo, è un po' come se oggi un atleta percepisse 15 miliardi di dollari durante tutta la sua carriera agonistica. Tiger Woods, di colpo, sembra uno straccione.