Il Pallone racconta: un pazzo 1-7 col Milan

Correva il campionato 1949/50. Il “Grande Torino” è scomparso a maggio, nel rogo di Superga, la Juventus, come se ricevesse un’ideale fiaccola olimpica, ne ha subito preso il posto, dominando il campionato. La squadra che negli anni precedenti aveva dato qualche delusione di troppo è stata rivoluzionata.

Il Pallone racconta: un pazzo 1-7 col Milan
Nordhal e Parola si stringono la mano prima dell'inizio

Ora c’è Viola in porta; Bertuccelli e Manente terzini; in mediana Mari e Piccinini ai fianchi del grandissimo Parola, l’uomo che gli inglesi ci invidiano; i magnifici cinque dell’attacco sono Muccinelli, Martino, Boniperti, John Hansen, Praest. Tutti campioni che sono stati in Nazionale o stanno per andarci; in attacco è impossibile scegliere il migliore; forse svetta su tutti, per tecnica e continuità, il giovanissimo Giampiero Boniperti, che i nemici chiamano “Marisa”, appellativo che giustamente lo irrita, spingendolo a reagire a suon di goals terrificanti.



Il campionato è a 20 squadre. L’anno solare 1949 finisce con la Juventus davanti al Milan con 6 punti di vantaggio. I giochi sembrano fatti, ma la palla è rotonda ed il calcio è uno sport nel quale tutto può accadere ed, infatti, alla diciottesima giornata i bianconeri perdono in casa con la Lucchese, che naviga in zona retrocessione. 2-1, il goal della sconfitta è realizzato dall’ex juventino Kincses, a due minuti dalla fine. Il Milan pareggia a Trieste, rimanendo distaccato di 5 punti, che salgono a 7 quando la Juventus batte la Sampdoria ed il “Diavolo” perde a Roma.

Di nuovo giochi fatti? Per niente: la Juventus non va oltre il pareggio a Firenze, mentre il Milan liquida la Sampdoria 5-1; la domenica successiva la Juventus perde nuovamente in casa, questa volta con la Lazio, 2-1, il Milan sale a soli 4 punti di distacco. La settimana dopo, i bianconeri pareggiano a Bari, 0-0, mentre il Milan elimina il Venezia; il distacco è ridotto a 3 punti.

Il Milan si fa pericoloso, bisogna allontanarlo a tutti i costi, l’occasione è quella giusta perché il 5 febbraio, giorno di pioggia e di fango, i rossoneri scendono allo stadio torinese. La squadra bianconera, però, appare un po’ stanca e viene deciso un ritiro disintossicante al sole della Riviera, a Rapallo. È carnevale, l’aria tiepida propizia il buonumore e l’allegria; il Milan, che la domenica successiva arriverà a Torino sperando di ridurre ulteriormente i tre punti di distacco, avrà pane per i suoi denti. La squadra si rilassa e si riposa, ma quando il sabato sera rientra a Torino rabbrividisce di colpo; la città è avvolta da neve e gelo, un impatto durissimo che sarà decisivo.

Ed è questo il giorno che gli juventini non dimenticheranno mai. La formazione della Juventus è quella base: Viola; Bertuccelli e Manente; Mari, Piccinini e Parola; Muccinelli, Martino, Boniperti, John Hansen e Praest. Il Milan presenta: Buffon; Belloni e Foglia; Annovazzi, Tognon e Bonomi; Burini, Gren, Nordahl, Liedholm e Candiani.



La squadra rossonera è composta da giocatori abbastanza normali, se non fosse per quel trio centrale d’attacco, il famoso “Gre-No-Li” rimasti nella memoria e nelle cronache come un’impressionante macchina da goals. Comunque i favori sono per i bianconeri che giocano in casa ed i cinquantamila spettatori presenti giurano, per i 9 decimi, sulla vittoria dei bianconeri.

Sono passati solo tredici minuti (conterà anche la scaramanzia, in questa folle partita) ed Hansen realizza su passaggio di Praest, dopo una galoppata solitaria. È evidentemente il principio della fine, si dicono i nove decimi di cui sopra. Hanno ragione, ma non immaginano che la fine riguarda la sorte della Juventus, non quella del Milan.

Al 15’ pareggia Nordahl su calcio d’angolo, al 23’ segna il “professore” Gren, i tifosi non credono ai loro occhi; il Milan straripa, è come un’alluvione inarrestabile, al 24’ segna Liedholm, al 25’ ancora il “Pompiere” Nordahl. E fa 4-1. Incredibile! Il tifo juventino è annichilito, si vedono solo bandiere rossonere. Qualche giocatore bianconero perde la testa ed è il solitamente calmissimo e sportivissimo Parola che al 41’ rifila un calcione a Nordahl, reo di qualche scorrettezza di troppo; il buon “Carletto” viene espulso. Per la Juventus, rimasta in dieci, è notte fonda ed il secondo tempo è un interminabile calvario; l’incontro si trascina senza storia, in un silenzio glaciale, non fosse per altre tre reti milaniste, che portano il totale a sette: gli autori sono Nordahl, Burini e Candiani. La tragedia sportiva si è consumata fino in fondo, sotto quel cielo basso e grigio come il morale degli juventini. Alla fine, qualcuno, sventolando un gagliardetto bianconero, riesce a gridare: «Il campionato è ancora lungo!» Gli risponde un beffardo coro rossonero: «È proprio quello che ci piace!»



Commenta Vittorio Pozzo: «Nessuna meraviglia che il numero uno della classifica venga battuto dal numero due, ma è il modo quello che conta. La Juventus si è fatta male, cadendo. Ha perso per l’inusitato e sorprendente punteggio di 7-1 e si è fatta espellere, con conseguenze certo notevoli per l’avvenire immediato, il suo capitano, che era anche il suo uomo più valido e più a posto.
La Juventus è sempre in testa, ma ha il Milan ad un solo punto di distanza, quel Milan che, ad un certo momento del campionato, era riuscita a staccare di ben otto lunghezze. E dietro il Milan spunta, con intenzioni tutt’altro che pacifiche, l’altra squadra milanese, l’Internazionale. Sono quindi due gli avversari che possono contendere il primato alla Juventus. Ed uno di essi, l’Internazionale, deve incontrare sul proprio campo i torinesi. Ed ambedue sono lanciatissimi, perché mentre i rossoneri vincevano a Torino per 7-1, i nerazzurri debellavano a “San Siro” la Triestina per 6-1.
I bianconeri soffrono per le ripercussioni della sconfitta subita più ancora in senso morale che in senso tecnico. Nella lotta per il titolo si riparte ora, alla ventiquattresima tappa, col vantaggio di un punto per i torinesi, che la situazione però, nei suoi diversi aspetti, minaccia senz’altro di annullare. Come si era già detto in occasione precedente, è la Juventus sola contro Milano tutta».

Quell'incredibile 7-1, scrisse un giornalista milanese, rimase per la Vecchia Signora come una macchia di ragù su un manto di ermellino.



Sullo stesso giornale, in altra pagina, si legge: «Per la sconfitta della Juventus un manovale è impazzito!» E, nel sottotitolo. «L’ossessionante visione delle fasi della partita; dopo una notte d’incubo, il ricovero al manicomio». È significativo questo articolo, per far capire come, anche senza arrivare a certe esagerazioni, come la costernazione dopo quel 7-1 fosse generale. Il Milan, gonfio d’entusiasmo, è oramai vicino. I giochi sembrano un’altra volta fatti, ma, anche stavolta, in senso contrario.

Sulla Juventus, ridotta al vantaggio di un punticino, più che vinta, disfatta ed umiliata, non c’è più da scommettere un centesimo. Ma i bianconeri non sono abituati a mollare così facilmente e, fugando i timori di Pozzo e di tutti, si dimostrano campioni proprio nel momento più difficile. I bianconeri vinceranno otto partite di seguito, battendo l’Inter a “San Siro” e portando a casa lo scudetto. Le cifre finali sono impressionanti: prima la Juventus con 62 punti, secondo il Milan con 57. La Juventus segna 100 reti, subendone 43; il Milan 118 contro le 45 subite. Un gran bel finale, insomma, ma quell’incredibile 1-7, come scrisse un giornalista milanese, «rimase, per la “Vecchia Signora”, come una macchia di ragù su un manto di ermellino».