Murray fissa un appuntamento con la nobiltá

In una semifinale dai molti significati Murray prevale in quattro set su Tsonga (6-3, 6-4, 3-6, 7-5) e domenica sfiderá Federer per mettere fine al suo tabù: vincere finalmente un torneo dello Slam.

Murray fissa un appuntamento con la nobiltá
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Grande festa oggi nel Regno Unito: dopo 74 anni un britannico è di nuovo in finale a Wimbledon. Festeggiano a migliaia, sul campo centrale e assiepati sulla collina di fronte al maxischermo che trasmette il match: è una giornata storica, e il merito è tutto di Andy Murray. “Il quarto Beatle”, il “brutto anatroccolo” che non riesce a vincere i tornei importanti, avrá domenica la possibilità di smentire i giudizi che lo inseguono. Giocherá la prima finale della sua carriera ai Championships, e con la vittoria su Tsonga (6-3, 6-4, 3-6, 7-5) ha riportato un suddito di Sua Maestá nella partita più importante della stagione tennistica.  

Sfiderá Federer di fronte ai membri della casa reale, William e Kate probabilmente. Alla finale di Wimbledon infatti  hanno sempre assistito principi, duchesse e regine, incaricati di premiare il vincitore dopo aver ricevuto due inchini: uno all’inizio e uno alla fine del match. La Regina Elisabetta è ormai troppo anziana per farsi carico di questo fardello, ma vista la portata dell’evento non è detto che non si faccia vedere da queste parti domenica pomeriggio. L’occasione potrebbe essere solenne.

È stata una partita emozionante, soprattutto nella seconda metá, e chiusasi con una palla chiamata fuori dal giudice di linea e riconsiderata dall’Occhio di Falco. L’ultimo brivido per Murray, che ha vinto un match complicatosi nella parte centrale: ma è stato lui a prendersi i rischi maggiori e a sbagliare di meno. Tsonga ha praticamente regalato i primi due set, incapace di rispondere ai missili che arrivavano col servizio: a partire dal terzo parziale però è stata una vera battaglia, degna di una semifinale di Wimbledon.

Avanti 6-3, 6-4, Murray era in pieno controllo, anche grazie a ben 17 punti consecutivi sul proprio servizio; una frustrazione continua per Tsonga, come al solito confuso nella tattica da seguire ma capace di giocare a tratti un tennis coraggioso e spettacolare. Abbiamo visto poche volèe in tuffo in queste settimane sull’erba di Londra, e le migliori le ha giocate proprio il francese. Come quella vista nel quarto game del quarto set, che purtroppo per lui non è bastata a vincere il punto. Ma il pubblico di Wimbledon ha sempre apprezzato i giocatori di cuore, e Tsonga di cuore ne ha da vendere. Oggi però giocava contro un intera nazione, anzi un impero. Giocava contro il destino di Andy Murray, il miglior giocatore britannico degli ultimi 50 anni.  

Persi i primi due set, il francese deve essersi ricordato dei quarti di finale dello scorso anno, quando eliminò Federer rimontando lo stesso svantaggio e compiendo l’impresa più importante della sua vita. Invece di cedere sotto gli applausi e le urla del pubblico inglese, Tsonga ha cominciato a giocare meglio, mentre Murray si tirava indietro, un po’ attendista, un po’ impaurito. Tsonga andava avanti 3-0 e manteneva il break fino alla fine del parziale, vincendolo per 6-3 e rientrando nettamente in gara.

Resosi conto di poter fare partita, Tsonga metteva in campo tutto il repertorio di colpi in corsa, passanti e fiondate da fondocampo: la sua percentuale d’errore però rimaneva alta (alla fine 20 errori di rovescio contro 3) , impedendogli di convertire le palle break, come quella sul 4-4 che lo avrebbe mandato a servire per allungare la partita. Poco prima era stato Murray a sprecare un vantaggio di 3-1, i nervi tesi dalla storica occasione, mentre mamma Judy trepida nel palco. Poi il break decisivo sul 6-5 e l’esplosione del campo centrale. Lendl invece non faceva una piega. Nemmeno dopo il matchpoint: uno come lui sa che l’ultimo passo è sempre quello più difficile.