Serena: la più  forte di tutte

Serena: la più forte di tutte

Serena Williams si aggiudica il 14° titolo della sua carriera in uno Slam a distanza di due anni dalla sua ultima vittoria proprio ai Championships. Sono cinque i piatti a Wimbledon come sua sorella Venus. Equilibrata la finale tra Federer e Murray.

WIMBLEDON – Ha vinto la più forte ed è forse una considerazione che vale da quando hanno abbandonato l’attività Martina Navratilova, Chris Evert e Steffi Graf. Lo abbiamo ripetuto molte volte ed era diventato quasi un ritornello: se gioca bene e se ne ha voglia vince sempre lei, Serena Williams che ha conquistato il quattordicesimo slam della sua carriera. C’è stato il rischio che la finale del singolare femminile si concludesse rapidamente e senza spettacolo perché la superiorità di Serena nel primo set era stata imbarazzante.

Agnieszka Radwanska ci ha messo un po’a diventare competitiva e forse l’ha aiutata l’interruzione per la pioggia arrivata alla fine del primo set che Serena avrebbe potuto vincere per 6-0 ed ha vinto invece soltanto per 6-1. Alla ripresa sembrava che si potesse ripetere il primo set perché Serena si è portata in testa per 4 a 2 ma sul 4 a 3 ha ceduto per la prima volta il servizio. Si è fatta raggiungere sul 4 pari ed ha finito per perdere addirittura il set per 7-5 anche grazie ad un doppio fallo.

La Radwanska si è tolta di dosso un pò di timidezza senza però riuscire a diventare competitiva. Sul 2 pari del secondo set Serena ha completamente ripreso il controllo del gioco e del punteggio ed è volata fino al 6-2 chiudendo al primo match point dopo due ore e due minuti.

Oggi si chiude con la finale del singolare maschile che ad una fredda analisi statistica appare più equilibrata di quanto vorrebbero l’opinione degli espertie dei bookmakers che naturalmente devono tener conto del fattore campo se non vogliono correre il rischio di un fallimento. I precedenti sono favorevoli a Murray di stretta misura (8 a 7) ma il bilancio gira dalla parte di Federer se si tiene conto delle partite giocate in finale. Non si possono invece fare riferimenti alla superficie perché i due giocatori non si sono mai affrontati sull’erba e nemmeno al fattore campo perché da questo punto di vista Wimbledon e l’Inghilterra possono dare lezioni a tutto il mondo.

Murray ha capito, da quando è stato eliminato Nadal, che un’occasione di vincere il torneo al quale ovviamente tiene di più non gli potrebbe ricapitare. Per la verità questa considerazione si può estendere ai giocatori di ogni nazionalità perché il prestigio di Wimbledon non ha confini. 

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