Roger is the King

Roger is the King

Per la settima volta Roger Federer conquista il torneo di Wimbledon battendo in finale Andy Murray 4-6, 7-5, 6-3, 6-4 e ritorna al numero 1 del ranking mondiale.

È Federer a scrivere la storia di questa edizione del torneo di Wimbledon. Con Murray al suo fianco. In una finale tesa e combattuta più di quanto non dica il punteggio Federer si è imposto in quattro set (4-6, 7-5, 6-3, 6-4) conquistando il settimo trofeo a Wimbledon e il 17esimo torneo dello Slam. Murray ha perso con onore frustrando le speranze di tutta la Gran Bretagna. Forse avrá un’altra possibilità un giorno, forse no.

La prima parte del match è durata due ore circa ed è stata tesissima. Una serie di sorpassi e controsorpassi che terminava in pareggio, con un set per parte e il marcatore sull’1-1 nel terzo. Murray aveva illuso in più occasioni il pubblico, facendo intravedere la possibilità di andare avanti di due set in un paio di occasioni. Impressionante la partenza del britannico, che strappa subito il servizio a Federer e va 2-0. Al contrario di quanto vorrebbe Lendl però, Murray si rilassa subito e mostra i primi problemi al servizio, facendosi recuperare sul 2-2.

Fino al 4-4 si alternano le sensazioni con Murray concentrato ma anche falloso e costretto a salvare una palla break sul 3-4. Ma nel nono gioco Federer si distrae e Murray risponde alla grande, ottenendo il break che gli regala il parziale col punteggio di 6-4.  Il campo è in splendide condizioni, considerando che si gioca da due settimane. La superficie però sembra avere poca importanza: è una partita che si gioca sui nervi ed è soggetta ad emozioni di diverso tipo, tutte importanti. Federer si gioca il numero 1, Murray un posto nella storia del suo paese. Difficile stabilire  chi avesse più necessità di vincere: forse il britannico, che rischia un nuovo colpo psicologico dopo la quarta sconfitta in altrettante finali dello Slam.

Il secondo set inizia con Federer alla carica e vicino al break; nella seconda parte commette troppi errori da fondocampo , soprattutto col dritto: solo 5 aces in due ore di gioco. Dopo aver camminato su un filo sottilissimo (2 palle break salvate sul 2-2 e altrettante sul 4-4) Federer si innalza sul 6-5 e mette alla prova il sangue freddo di Murray. Si va 30-0 ma da quel momento c’è solo Federer che vince 4 punti consecutivi e con un paio di meravigliosi colpi a rete (demivolèe di dritto e poi volèe di rovescio) pareggia le sorti della partita. Continua a remare bene nei primi games del terzo parziale, mentre l’atmosfera è sospesa in un’incertezza totale ed inizia a piovere. Tutti negli spogliatoi.

Si riprende quasi un’ora dopo sull’1-1, 40-0 Federer. Il terzo set si è giocato tutto nel lunghissimo, drammatico sesto game: quasi venti minuti di pathos tennistico, con Murray che salvava cinque palle break prima di soccombere e Federer che dava l’impressione di non avere le idee molto chiare. Tuttavia, mantenendo buonissime percentuali con la prima palla, lo svizzero andava 5-2 e chiudeva il parziale pochi minuti dopo con un game quasi perfetto e due aces. Il linguaggio del corpo di Murray cominciava a mostrare segni di cedimento, arrivavano le prime smorfie, gli sguardi di impotenza, le imprecazioni. Dall’altra parte Federer era una statua di ghiaccio, preciso e implacabile. Si era giá trovato in questa situazione ben sette volte prima di oggi, mentre Murray era alla prima finale a Wimbledon.

Il break che Murray subisce sul 2-2 del quarto set ha dato un pugno nello stomaco di tutto il Regno Unito. Il loro cavaliere barcollava, resistendo stoicamente al tennis chirurgico di Federer; sontuoso nei movimenti come sempre, approfittava della maggior parte delle seconde palle di Murray per piazzare risposte da cineteca. Una col rovescio incrociato ha gelato la platea. Dal break al 4-2 è stata questione di pochi minuti; Federer aveva la partita in pugno. È andato a servire per il torneo sul 5-4, con le sue sei finali vinte alle spalle a sostenerlo nel momento più importante. Aveva tenuto da parte un ace anche per questo game. Quando il passante di dritto di Murray finisce lungo, in quel preciso istante, tutto torna ad essere come dovrebbe. Il Maestro vince e torna al numero 1, là dove è sempre stato.