Federer invecchia bene
Finale a senso unico nell’ATP 500 di Rotterdam (6-1, 6-4) e successo numero 71 in carriera per il Maestro, autore di una partita perfetta.
La finale di Rotterdam tra Federer e Del Potro si è risolta in un’ennesima celebrazione del talento dell’elvetico, capace di giocare un tennis vario ed efficace per tutta la durata del match. Federer ha chiuso in meno di 90 minuti col punteggio di 6-1, 6-4. Si tratta del titolo ATP n.71 in carriera, il primo del 2012. Del Potro si era mostrato solidissimo nella semifinale con Berdych (6-3, 6-1) e aveva ceduto solamente 5 game nelle ultime due partite; per l’argentino si trattava della finale n.14 in carriera (9-4 il suo record finora). Ogni volta che questi due giocatori si incontrano viene alla mente l’incredibile finale dello US Open 2009, in cui Del Potro riuscì a recuperare uno svantaggio di 2 set a 1 e a vincere il titolo, senz’altro il piú importante della sua giovane carriera. Se il 23enne di Tandil non è lontano da quel livello (attualmente occupa la posizione n.10 nel ranking e ha ottenuto buonissimi risultati negli ultimi 12 mesi), il Federer di oggi ancora una volta ha dimostrato che nonostante il passare degli anni il suo tennis è ancora perfettamente integro.
Come al solito Federer mostra una forma fisica smagliante, danza sul campo scivolando spesso sulla sinistra per giocare il dritto lungolinea, un colpo che gli permette di strappare il servizio giá nel secondo gioco del match e di prendere il primo vantaggio (3-0). Quando le sensazioni sono buone, come oggi, l’ambiente indoor è perfetto per accompagnare il suo tennis. Non ha paura di prendersi a pallate col dritto di Del Potro, uno dei migliori colpi del circuito, ed esce quasi sempre vincitore dallo scambio.
Non che Palito abbia giocato male, ma il livello di Federer oggi era ingestibile: sono suoi i primi 5 giochi dell’incontro in un tripudio di colpi vincenti e volèe al bacio. Dopo circa mezz’ora Del Potro riesce finalmente a tenere un turno di servizio, ma il monologo continua. Una delicatissima palla corta e una frustata di rovescio chiudono un primo parziale in cui si è potuto ammirare tutto il repertorio federiano. I reali d’Olanda, sorvegliatissimi in tribuna, avranno sicuramente apprezzato lo spettacolo fatto di potenza e tocco, recuperi prodigiosi e volèe complicatissime, come quella (di dritto, giocata nella terra di nessuno) che gli consente di tenere il primo turno di servizio nel secondo parziale.

Non sembra esserci spazio per il narcisismo nel Federer odierno, lo si capisce quando trasforma la prima palla break del secondo set con un passante di dritto che gli consegna le chiavi della partita sul 3-2. Ogni tanto Delpo giustifica la sua presenza in questa finale con qualche accelerazione di dritto, ma si tratta di episodi isolati; per rientrare in partita avrebbe bisogno di un calo di concentrazione di Federer, di un giro a vuoto, di far succedere qualcosa. L’occasione arriva sul 4-3, 15-40; due palle break per dare un senso al pomeriggio. Non è giornata però. Federer ha fretta di tornare a casa dalle gemelle, annulla con classe e pazienza i break-point e rimane avanti nel punteggio fino al termine.
Federer col successo a Rotterdam rimane quarto nella classifica di tutti i tempi per tornei vinti dietro a Connors (109), Lendl (94) e McEnroe, terzo a quota 77. Quella di oggi è stata la finale numero 101 in carriera, la terza a Rotterdam dopo il successo del 2005 (su Ljubicic) e la sconfitta del 2001 per mano del francese Escude. Grande fair-play nel dopo partita, con Federer che ringrazia come da protocollo pubblico e sponsor ed augura a Delpo di vederlo di nuovo alle World Tour Finals, una possibilità concreta vista la classifica dell’argentino: oggi non c’è stata partita, ma Del Potro rimane un tennista in grado di raggiungere l’elite di questo sport.



