Zagabria, un bilancio più che positivo per l'Italia
Photo: Augusto Bizzi

Zagabria, un bilancio più che positivo per l'Italia

Otto medaglie, tre ori e vittoria nel medagliere finale: l'Italia non può che tornare con enormi sorrisi dall'Europeo croato. Riflessioni e protagonisti del dopo Zagabria.

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Alessandro Gennari

Un cerchio perfetto che si apre con Elisa Di Francisca e si chiude con gli sciabolatori, lì sul gradino più alto del podio a cantare l'inno di Mameli: in mezzo ancora lei, la Jesina, che fa doppietta come a Londra e assieme alle compagne firma la quinta meraviglia d'oro del fioretto a squadre. Otto medaglie in tutto, con un argento (quello di Francesca Quondamcarlo) e quattro bronzi a completare un palmarès  che ancora una volta le altre nazioni sono costrette a guardare con ammirazione e, aggiugeremmo, anche quel pizzico di invidia che spetta a chi di diritto siede sul trono dei più forti. Perchè ancora una volta la classifica finale del medagliere parla italiano.

Sciabola uber alles - Una prima sorpresa, sempre che così la si possa definire, è il predominio della sciabola nel medagliere: il 50% del bottino finale è infatti merito dell'arma sotto la supervisione di Giovanni Sirovich, tre arrivano dal fioretto e una sola dalla spada. A Zagabria l'Italia ha scoperto un nuovo campione: si tratta di Enrico Berrè, 20 anni dei Castelli Romani, tifosissimo della Roma e appassionato di basket NBA. Un bronzo individuale e un oro a squadre, conquistato da protagonista assoluto, sono un bottino assolutamente invidiabili per un ragazzo alla primissima stagione fra gli assoluti che nel corso della stagione si è tolto lo sfizio di suonare per due volte il campione olimpico Szilagyi, l'ultima proprio a Zagabria nell'assalto dei 32. Enrico ha il grande pregio di rimettersi in carreggiata dopo due o tre botte prese, segno che è in grado di capire subito i punti forti e deboli dell'avversario per poi colpirlo. Luigi Samele e Diego Occhiuzzi sono due certezze assolute, ma questa è una non notizia. Soprattutto lo sciabolatore napoletano, argento a Londra, sta vivendo una stagione pazzesca che lo ha proiettato al numero del ranking e a Budapest si giocherà la coppa del mondo proprio con il magiaro.

Capitolo Aldo Montano: quello a Zagabria è stato in pratica il suo vero ritorno in pedana, dopo i due assalti da cinque fatti a Chicago prima di uno stop precauzionale. Per lui, come ci ha confidato, già non essere ricaduto in infortuni o essersene procurati di nuovi è una vittoria, punterà tutto sul Mondiale, dove difende l'oro conquistato a Catania(l'anno scorso, per via delle Olimpiadi, i Mondiali fuorno disputati solo per quelle prove non previste nel programma londinese, quindi sciabola femminile e spada maschile a squadre).

Due medaglie, due bronzi, sono arrivati dal settore femminile. Protagonista è stata sicuramente Irene Vecchi, eroica nell'individuale dove ha tirato alle prese con un fastidiso infortunio muscolare, campionessa nel ritorvarsi al momento clou nella prova a squadre: salire in pedana sul 40-30 a tuo favore e vedersi rimontare fino al 44 pari potrebbe gettare nello psicodramma moltissimi atleti, ma Irene ha avuto la freddezza e la lucidità per chiudere a fondo pedana la Socha e beffare sul filo del rasoio una comunque ottima Polonia, andata vicinissima a un'impresa notevole. Bene anche le ragazze che l'hanno accompagnata in pedana, giovani e alle loro prime esperienze Europee (fatta eccezione per Livia Stagni, ieri bravissima a Mersin a prendersi un argento dopo aver battuto in semiifnale la greca Vougiouka, e Ilaria Bianco ormai una veterana e purtropo non brillantissima a Zagabria): Rossella Gregorio e Lucrezia Sinigaglia (quest'ultima convocata solo per la gara a squadre) tornano anche loro a casa con una bella medaglia e la certezza che sono sulla buona strada per competere con le migliori. Una certezza che è propria anche del ct Sirovich, che gongola di fronte ai frutti che la sua idea di ringiovanimento sta dando.

Fioretto a corrente alternata - Domina il fioretto femminile, torna a casa solo con una sola medaglia, perdipiù di bronzo, quello maschile. Proprio riguardo quest'ultimo settore, sarebbe ingiusto limitare lo sguardo al solo bronzo di Baldini e parlare di delusione: Andrea Cassarà infatti scontava l'infortunio di Tokyo e la conseguente mancanza di allenamento, Baldini ha tirato ottimamente nell'individuale cadendo solo davanti a Joppich, che è se è diventato per quattro volte campione del mondo un motivo ci sarà., mentre Aspromonte e Avola sono entrati comunque fra i primi otto prima di incorciare le loro lami proprio ai quarti di finale. La prova a squadre è finita subito, contro al soprendente Polonia poi medaglia d'argento, capace di regolare gli azzurri per 45-40. Azzurri che poi sono caduti anche contro la Francia all'ultim astoccata prima di battere l'Ungheria per 45-27 e attestarsi al settimo posto.
Il fioretto al femminile (photo: Augusto Bizzi) è il solito rullo compressore: Elisa di Francisca finalmente riesce a venire a capo di una stagione problematica e piazzare l'uno-due (poi tre con l'oro nei Giochi del Mediterraneo) che riporta la mente alle Olimpiadi londinesi. Oro nella prova individuale (dopo fra l'altro aver battuto 15-5 in un assalto senza storia la compagna Errigo ai quarti di finale) e oro nella prova a squadre, coadiuvata dalla stessa Arianna Errigo e dalle due new entry Carolina Erba e Benedetta Durando, ottime tanto nella prova individuale (approdate nelle prime otto), quanto nella prova a squadre dove entrambe han dato il loro apporto per la medaglia d'oro. Un europeo che per loro sarà di certo da incorniciare.

Favola Quondam, Garozzo che peccato! - 29 anni, dai Castelli anche lei come Berrè ("Si vede che la porchetta fa bene!" è stato il suo commento il giorno in cui tanto lei che Enrico han conquistato la medaglia), un Mondiale a squadre conquistato da protagonista e un gran talento per la spada che Carlo Carnevali, compianto ct della spada azzurra purtroppo prematuramente scomaprso, aveva coltivato ma che Francesca Quondamcarlo (nella foto Bizzi con il maestro Oleg Pouzanov) per un motivo o per l'altro non era mai riuscita a esprimere fino in fondo. L'anno scorso la dura esclusione dalla squadra Olimpica, una celta difficile da mandare giù, ma a cui lei ha deciso di rispondere a suo modo, ovvero lavorando sodo per riconquistarsi con tutte le forze quel posto in nazionale. Fino all'apoteosi d'argento di Zagabria, dove ha dovuto inchinarsi solo di fronte ad Ana Branza, fenomenale romena che non per nulla occupa il numero uno del ranking Mondiale. Hanno fatto bene anche Rossella Fiamingo (caduta anche lei per mano della Branza nei quarti di finale) e Bianca del Carretto, mentre Giulia Rizzi, uscita nei turno delle 64 per mano della Fautsch, ha molto probabilmente scontato la tensione e l'emozione per l'esordio europeo. 

Fra i maschi è Enrico Garozzo quello andato più vicino alla medaglia, perdendo con gran rammarico l'assalto dei quarti contro il francese Jerent; un assalto che Enrico stava conducendo ma che gli è sfuggito di mano nel finale. Ancora più rammarico c'è per la prova a squadre e per quell'assalto perso con l'Ucraina con la semifinale ampiamente alla portata e con l'Italia che poteva contare su campioni del calibro di Paolo Pizzo, Matteo Tagliariol e Diego Confalonieri, oltre al già citato Garozzo, che però ieri si è consolato con un bronzo ai Giochi del Mediterraneo. I ragazzi però hanno giurato vendetta già a partire da Budapest, Paolo Pizzo in testa: il catanese schiuma di rabbia e se la tramuterà in carica agonistica positiva, a Budapest potrebbe succedere di tutto.

Oltre l'Italia - Detto dell'Italia, diamo un occhiata in casa d'altri per vedere com'è andato l'Europeo. Non benissimo la Russia: nel fioretto femminile si salva la Yakovleva (argento) mentre toppano Deriglazova e Korobeynikova, in quello maschile argento per Cheremisinov. Nelle prove a squadre due quarti posti, crolla anche il feudo russo sulla sciabola maschile con Yakimenko che si ferma all'argento. A livello di oro, solo uno, conquistato dalle ragazze della sciabola nella prova a squadre, con una vittoria all'ultima stoccata sull'Ucraina di Olga Kharlan. Dyatchenko, Gavrilova, Galiakbarova e la new entry Egorian (che a livello di urla in pedana fa concorrenza alla connazionale Sharapova sul court di tennis, e che ha preso il posto della Velikaya ferma per maternità) non valgono certo la fuoriclasse ucarina, ma la squadra russa ha una scala di valori tecnici più omogenea al suo interno, mentre Pundyk, Voronina e Komashciuck sono spesso costrette a far fare gli straordinari alla Capitana. La quale, dal canto suo, illumina la pedana con numeri d'alta scuola da far capottare sulle poltroncine gli spettatori (se solo ce ne fossero stati... ma gli addetti ai lavori presenti a palazzetto sentitamente ringraziano Olga per lo spettacolo offerto) e con un 13-5 spaventoso inflitto alla Gavrilova nel secondo giro di assalti. A livello individuale invece non c'è storia e la Vougiouka, che l'anno scorso era caduta soll all'ultima stoccata, stavolta alza bandiera bianca sul 15-7. In Europa Olga Kharlan non ha rivali, nel mondo c'è Mariel Zagunis: a Budapest ci sarà lo scontro finale, ci sarà da divertirsi. 

Non bene la Francia: certo, non ci voleva molto per fare meglio dello zero di Londra, ma l'oro non è arrivato in nessuna gara. Cresce la Gran Bretagna, soprattutto nel fioretto maschile con due medaglie di bronzo e la certezza di una bella squadra che ha in Kruse e Davis due colonne; si conferma la Svizzera nella spada maschile, con la vittoria nella prova a squadre. Bene anche la Romania e la Germania, dove spiccano rispettivamente le prestazioni di Ana Branza (oro individuale e argento a squadre, penalizzata dall'atteggiamento a volte troppo remissivo delle compagne che affidavano a lei il compito sporco), Tiberiu Dolniceanu (oro nella sciabola maschile) e Peter Joppich (doppietta nel fioretto maschile). Sopresa ma nemmeno troppa per l'oro delle estoni nella prova a squadre di spada. 

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