Rio 2016, 7 speranze diventate 7 delusioni

Soltanto amarezze per il pugilato italiano alle Olimpiadi di Rio. I nostri sette alfieri, in modi e per motivi diversi, hanno tutti deluso, tornando a casa senza medaglie e senza regalare le soddisfazioni a cui il pugilato a cinque cerchi ci aveva abituato.

Erano sette, alcuni giovani altri meno, belli famosi e ambiziosi, ma non sono stati per nulla magnifici. La spedizione dei pugili italiani all'Olimpiade di Rio è stata disastrosa. In nessuna altra disciplina i risultati sono stati così al di sotto delle aspettative.  Non si è salvato nessuno e l'Italia, che nel pugilato può vantare 48 medaglie (solo USA, Cuba e Regno Unito hanno fatto meglio) non solo è tornata a tasche vuote, ma addirittura senza che nessun azzurro abbia vinto più di un combattimento. Eppure, anche senza l'Oliva, il Damiani, il Parisi o il Cammarelle di turno, c'erano grandi aspettative,si sperava in quattro possibili  medaglie,  due del metallo più pregiato. 

Le maggiori attese erano sicuramente riposte su Clemente Russo nei pesi massimi Il pugile di Caserta, alla quarta partecipazione ai Giochi, dopo aver vinto di tutto nella sua lunga carriera cercava quell'oro da porre al centro degli argenti di Pechino e Londra. Russo non era stato fortunato nel sorteggio, si sapeva che il suo secondo combattimento sarebbe stato una sorta di finale anticipata, perché ad attenderlo ci sarebbe stato il campione del mondo in carica, il russo Tyshcenko (che infatti ha poi conquistato l'oro, anche se tra mille polemiche). Con la testa alla sfida dei quarti di finale, Russo era salito sul ring per il suo primo combattimento contro il tunisino Hannen Chaktami, vincendo con verdetto unanime e tanta, tanta benevolenza da parte dei giudici.

Opposto a Tishchenko, Russo ha disputato una buona ripresa, assegnata da tutti i giudici generosamente all'avversario, venendo però nettamente battuto nelle altre due. Il verdetto, giusto, è stato contestato da Russo e dal suo entourage, con un atteggiamento purtroppo tanto diffuso tra i nostri atleti più titolati in caso di sconfitte. Russo è andato oltre, attaccando telecronisti che con sincerità avevano ammesso la sua sconfitta, fino a lanciare una sfida senza senso a Deontay Wilder...Caduta di stile non all'altezza di un atleta con un così ricco palmares...

E' invece uscito al primo turno Manuel Cappai, che nei 49 kg non ha saputo far meglio di Londra 2012. Il pugile sardo è infatti subito stato eliminato, con verdetto unanime,dallo statunitense Nico Hernandez, che ha poi conquistato il bronzo. 

Nei 60 kg, l'Italia schierava l'irpino Carmine Tommasone, campione europeo dei pesi piuma tra i professionisti, Mr Wolf superava il primo turno battendo il messicano Delgado, ma in quello successivo si scontrava con un autentico fenomeno della categoria, il cubano Lazaro Alvarez (poi solo bronzo dopo la sconfitta con il brasiliano Robson Conceicao) e doveva dire addio ai suoi sogni di gloria.

Tanta sfortuna per Vincenzo Mangiacapre nei 69 chili. Il bronzo di Londra e futuro pro, dopo aver battuto a fatica il messicano Romero, deve gettare la spugna a causa di una frattura allo zigomo. 

Nessuna sfortuna, ma solo tanta delusione, per Valentino Manfredonia negli 80 chili. Si sperava che il Tyson nostrano potesse essere l'outsider nella sua terra natale, ma è invece arrivata una cocente eliminazione al primo turno contro un pugile tutt'altro che irresistibile.

Doveva fare invece solo esperienza Guido Vianello nei supermassimi, e il pugile romano non poteva avere un maestro migliore del cubano Lenier Pero, cubano due volte oro ai Panamericani che ne ha subito arrestato la corsa.

Con i suoi 18 anni, Irma Testa era la più giovane della pattuglia e la prima italiana a boxare. Le sue ambizioni erano tante, il passaggio del primo turno lasciava ben sperare, ma al secondo l'azzurra ha incrociato i guantoni
con la francese Estelle Mosselly, che non le ha lasciato scampo prima di andare a vincere l'oro.

Un quadro così deludente è stato accentuato, qualche giorno più tardi, dal rendersi conto che il nostro pugile pro migliore, un ragazzino di 42 anni, è andato a combattere in America con tanto orgoglio per conquistare una chance iridata, naufragando dinanzi alla potenza di un campione di altro livello.

Si riparte da zero, come il numero delle medaglie di Rio. Peggio non potrà andare. 

Una delle pagine più belle del pugilato olimpico italiano: la vittoria a Seul '88 di Giovanni Parisi: