Ha 27 anni, il prossimo anno correrà in Italia con la Lampre, ed è il primo portoghese ha vincere il Mondiale di ciclismo. Una gara pesante, sotto la pioggia battente per quasi tutto il tempo, con cadute, molti ritirati, altri atleti attesi come grandi favoriti però mai visti in corsa realmente, con una Nazionale italiana che ha fatto tutto il possibile per vincere, e soprattutto con una nazionale di Spagna che ha di che mangiarsi le mani per un’occasione giocata così male. Una giornata corsa sotto l’acqua fin dall’inizio, che lascia andare il ‘solito’ gruppetto di eroi di giornata. Finché il gruppo non raggiunge il circuito di Firenze (si partiva da Lucca) non capita niente.

Quando si entra nel circuito l’Italia si mette davanti decisa ed inizia ad alzare l’andatura. I risultati si vedono presto, anche grazie alla pioggia che cade a secchiate. Molti nomi importanti si ritirano a metà corsa. Santaromita e Vanotti sono designati in testa per tirare due giri buoni. Davanti restano il polacco Huzarski, il ceco Barta e la situazione per molti chilometri ancora sembra andare bene a tutti. Quando entriamo nell’ultimo quarto di gara, dal gruppo escono il francese Gautier e Giovanni Visconti, che con l’austriaco Preidler e l’olandese Kelderman cercano l’azione per accendere la gara. Siamo a 3 giri dal termine. Poi Visconti scatta e tenta l’azione solitaria. La sua pedalata è molto buona, tanto che riesce a raggiungere Huzarski, nel frattempo rimasto solitario davanti, lo supera e diventa leader. Una caduta nel gruppo dei migliori fa venire i sudori freddi alla squadra italiana. nel giro di pochi metri cadono Scarponi, Nibali e Paolini, che per le botte riportate dovrà ritirarsi.

Il Belgio mette davanti i suoi, per Philippe Gilbert che invece mai si vedrà, Scarponi prima e Nibali poi rientrano nel gruppo dei big. Intanto Visconti viene riassorbito lunga l’ascesa di Fiesole e le carte si rimescolano del tutto. All’ultima tornata i migliori si portano avanti. Scarponi allunga e forma un gruppo di pezzi importanti tra cui: Valverde, Rodriguez, Nibali, Rui Costa, Huran. Non rispondono all’appello Cancellara, Sagan e Gilbert. Rodriguez e Nibali tentano l’allungo in discesa e sembrano andar via, ma Valverde e Rui Costa riescono a rientrare sui due. Intanto Huran è autore di una caduta impressionante lungo la discesa, ma per fortuna solo spavento e botte. Davanti restano in quattro per tre medaglie. Un portoghese, due spagnoli, un italiano.

Joaquim Rodriguez riscatta e quando sembra andar via, Alberto Rui costa intuisce il pericolo. Riesce a staccare Valverde e Nibali, con l’italiano ormai senza forze, e a meno di un chilometro dall’arrivo raggiunge Rodriguez. La volata non regala troppe emozioni. Rui Costa taglia il traguardo vincitore con il viso scolpito dall’emozione più grande, Rodriguez secondo è l’immagine della delusione, Valverde batte Nibali nella volata per il terzo posto. Gli altri favoriti, da Sagan a Gilbert, da Cancellara a Pozzato giungono in gruppetto allungato e si spartiscono quelle posizioni che in un Mondiale valgono poco. Il Portogallo vince il Mondiale più inaspettato, la Spagna forse lo ha buttato via ed i visi di Valverde e Rodriguez sul podio valgono più di tanti discorsi.